BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

Grande Guerra, Pillola 125: Kaiserschlacht e l’ostacolo Compiègne (seconda parte) fotogallery

La poderosa Kaiserschlacht tedesca fallì a pochi chilometri da Parigi nel settore di Compiègne: la resistenza francese fu supportata dall'intervento della seconda divisione statunitense.

Il martoriato settore di Bapaume, già teatro di scontri sanguinosi nel corso di tutto il conflitto, fu l’epicentro della prima offensiva del Kaiserschlacht (LEGGI QUI LA PRIMA PARTE): l’operazione Michael. Questa cittadina del Pas-de-Calais, durante la guerra, fu uno snodo fondamentale degli schieramenti, posta com’era al punto di congiunzione tra il BEF e l’esercito francese: venne occupata una prima volta dai germanici nel settembre 1914, fu conquistata dai britannici nel marzo del 1917, dopo essere stata uno degli obbiettivi della prima battaglia della Somme e venne di nuovo occupata dall’esercito tedesco un anno dopo, fino alla sua definitiva liberazione, da parte di inglesi ed ANZAC, alla fine di settembre del 1918.

Proprio tra Bapaume e Saint Simon, su di un fronte di un’ottantina di chilometri, tre armate germaniche, per un totale di 42 divisioni, diedero inizio all’ultima grande offensiva tedesca della prima guerra mondiale. La battaglia cominciò il 21 marzo 1918, con un immediato sfondamento delle linee britanniche, del tutto impreparate a sostenere un urto così violento ed inaspettato: le perdite inglesi, in quel primo attacco, furono di circa 150.000 uomini, mentre le truppe tedesche avanzarono di decine di chilometri, con un movimento apparentemente inarrestabile.

Tuttavia, mentre la direttrice d’attacco che puntava verso Parigi procedette spedita, proprio quella che avrebbe dovuto tagliare fuori il BEF dai porti del Canale dovette affrontare la disperata resistenza dei britannici che, nonostante le perdite, riuscirono ad arginare l’ondata avversaria, mettendo in campo tutte le loro riserve. Già il 27 marzo, comunque, la marea si andò attenuando e anche i francesi, forti delle loro riserve strategiche, iniziarono a rallentare l’avanzata avversaria, nel settore di Amiens e di Montididier e a tamponare il pericolosissimo varco che si era formato sulla Somme.

Nel frattempo, il comando interalleato aveva nominato il generale Foch comandante di tutto il fronte occidentale, allo scopo di ottenere una linea di comando unica.

All’inizio di aprile, la prima parte del Kaiserschlacht si era sostanzialmente conclusa: i germanici avevano occupato un vasto settore di fronte, ma avevano allungato le proprie linee, complicato la propria logistica e, in definitiva, esposto le proprie truppe sui fianchi, cerando un saliente piuttosto pronunciato.

Di nuovo, durante il mese di aprile, i tedeschi puntarono verso il Mare del Nord, attaccando le linee del BEF con l’operazione Georgette, ma i britannici, questa volta, dopo l’esperienza precedente, ritirarono le proprie truppe dalla prima linea in anticipo, creando una sorta di intercapedine vuota tra loro e la punta di lancia dell’attacco avversario, diminuendone gli effetti distruttivi: inoltre, Foch, contrariamente a quanto era accaduto a marzo, concedette subito dei rinforzi agli alleati, attingendoli dalle proprie riserve. I tedeschi vennero fermati sulle rive del fiume Lys: essi avevano riconquistato i territori perduti nella spaventosa terza battaglia di Ypres (Passchendaele giugno-novembre 1917), ma la cittadina belga, tristemente celebre, era rimasta in mano alleata. Nessun ulteriore progresso venne dalla successiva operazione Hagen, tra il 27 maggio ed il 4 giugno 1918.

In contemporanea con l’azione minore verso Ypres, le forze germaniche attaccarono di nuovo verso sud, concentrando i propri sforzi contro la 6a armata francese del generale Duchêne, che, nonostante l’esempio britannico, aveva ammassato le proprie truppe in prossimità della prima linea, esponendole alla veloce penetrazione avversaria e, perciò, al temuto aggiramento.

La storia militare, dopo Caporetto, che fu un esempio eclatante di questo meccanismo tattico, insegna che mantenere forti aliquote di truppe nell’immediatezza del fronte, nell’imminenza di un’offensiva avversaria, significa semplicemente offrire su di un piatto d’argento a chi attacca l’occasione di fare molti prigionieri e di sfondare agevolmente: questo avvenne, puntualmente, anche nel caso dell’operazione Blücher-Yorck, che vide una massa d’urto imponente (più di 40 divisioni), sfondare le linee francesi nel settore dell’Aisne.

Il centro di questo grande attacco che coinvolse la 7a e parte della 1a armata germanica era rappresentato dallo Chemin des Dames: il luogo reso celebre e maledetto dalla sconsiderata offensiva di Nivelle del 1917, che era finita in un bagno di sangue per i francesi. Come si noterà, in realtà, la grande battaglia del 1918 ripercorse, quasi in una tragica riproposizione, molti dei luoghi simbolo della prima guerra mondiale: la Somme, Amiens, Reims, lo Chemin des Dames, Ypres.

Il fatto è che quella che, un po’ genericamente, viene presentata come una guerra di posizione, fu una guerra di “oscillazione”: il fronte non rimase quasi mai immobile, ma si spostò pendolarmente, con movimenti variabili fra qualche centinaio di metri e diverse decine di chilometri, ora ad est ora ad ovest, devastando una fascia di territorio piuttosto ampia.

L’attacco del 27 maggio cominciò con uno dei più massicci bombardamenti con aggressivi chimici dell’intero conflitto e con un progressivo rinforzarsi degli attaccanti, che, alla fine, arrivarono a schierare 47 divisioni: come è inevitabile, dopo i brillanti successi iniziali, anche questa poderosa ondata si esaurì progressivamente e, nella prima settimana di giugno, essa andò diminuendo di intensità. I germanici, tuttavia, erano avanzati per una cinquantina di chilometri e distavano da Parigi poco di più: rimaneva loro da completare lo scenario strategico, raddrizzando la propria linea nel settore di Compiègne, dove attaccarono il 9 giugno, fallendo, in sostanza, su tutta la linea, grazie alla resistenza francese, cui si unì il contributo di una divisione statunitense, la 2a, che ben figurò, in uno dei primi impieghi davvero operativi che gli uomini di Pershing dovettero affrontare.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.