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Con la mostra alla Gamec abbiamo scoperto il genio di Andy Warhol foto

La mostra si articola in quattro sale non organizzate per aree tematiche o periodo di produzione, ma si propone di mettere in luce la peculiarità delle opere di Warhol

Dal 6 maggio al 31 luglio alla GAMeC di Bergamo è possibile visitare la mostra “Andy Warhol. L’opera moltiplicata: Wharol e dopo Warhol”. L’artista, nato nel 1928 a Pittsburgh in Slovacchia, è stato una figura predominante del movimento della pop art.

La mostra si articola in quattro sale non organizzate per aree tematiche o periodo di produzione, ma si propone di mettere in luce la peculiarità delle opere di Warhol molteplici, riproducibili e capaci di trascendere la stessa presenza dell’artista e, quindi, di durare nel tempo.

Le stanze, inoltre, proprio come nel celebre studio di New York, hanno le pareti suggestivamente foderate di carta argentata, per ricrearne la stessa atmosfera. Particolarmente affascinante è la sala buia in cui è proiettato un lungometraggio della durata di otto ore realizzato da Warhol nel 1964. Il filmato ha come unico soggetto l’Empire State Building, inquadrato con la tecnica del “long take in extremis” che consiste in un’inquadratura di lunga durata, che ha lo scopo di eliminare, o almeno limitare, l’uso del montaggio cinematografico. L’opera esprime l’idea dell’artista di reiterare un soggetto con minime variazioni, che nel caso dell’edificio consistono, ad esempio, nelle luci che si accendono e spengono.

Questo stesso tema di replica con modulazione è il motivo ricorrente della mostra e della produzione di Warhol, assai evidente nell’opera “Campbell’s Soup Cans”. Infatti i celebri barattoli di zuppa sembrano, a un’occhiata superficiale, identici, ma in realtà l’etichetta varia. In questo modo l’artista evidenzia la poliedricità dell’opera e della realtà che, secondo Warhol, non permette di racchiudere in un’immagine l’autentico, non esiste un originale.

“La fotografia non è solo un aiuto, sostituisce l’oggetto prescelto. La fotografia diventa il quadro. Viene trasmessa alla tela e colorata: non esiste un originale, fin dall’inizio ci sono soltanto multipli”. La mostra riflette proprio questa varietà anche nelle tipologie degli oggetti esposte: stampe, gli stivali da lavoro dell’artista, riviste, fotografie, filmati, aforismi e anche opere che sono in contrasto con le più famose e immediate del pop. “Coltelli” e “Sedia elettrica” sono proprio espressione del lato più macabro e forse meno noto di Warhol.

Una mostra interessante e che merita di essere visitata, per comprendere più a fondo una figura di riferimento del XX secolo.

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