BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

Araberara compie 30 anni: li festeggia con Ferruccio de Bortoli, Eugenio Finardi e Giovanni Nuti

Araberara, quindicinale di informazione che segue i fatti della Valseriana, del Sebino e della Valcavallina, festeggia i suoi primi trent'anni. E lo fa alla grande.

Araberara, quindicinale di informazione che segue i fatti della Valseriana, del Sebino e della Valcavallina, festeggia i suoi primi trent’anni. E lo fa alla grande: lunedì 5 giugno al cinema teatro Crystal di Lovere con una serata tra incontri sul giornalismo e  musica. Si parte alle 19.30 e si prosegue fino a… notte.

Tra gli appuntamenti quello col giornalista (già direttore del Corriere della Sera e del Sole 24 Ore) Ferruccio de Bortoli che sarà intervistato sul suo recente libro, “Poteri forti (o quasi)” dal direttore di Araberara, Piero Bonicelli, dall’ex direttore dell’Eco di Bergamo oggi penna di punta de La Verità Giorgio Gandola e dalla direttrice di Bergamonews Rosella del Castello.

La serata avrà come protagonisti due cantautori e musicisti: Giovanni Nuti ed Eugenio Finardi. 

Giovanni Nuti che è stato accanto ad Alda Merini negli ultimi anni di vita della poetessa: ha messo in musica le sue poesie, ha fatto spettacoli da tutto esaurito a Milano. Viene per Araberara proprio in nome dell’antica amicizia che Alda Merini ha avuto con Aristea Canini e il quindicinale, cui inviava regolarmente le sue poesie da pubblicare. A fargli da supporto due musicisti di prim’ordine: Josè Orlando Luciano al pianoforte e Simone Rossetti Bazzaro al violino.

Eugenio Finardi, canterà e racconterà i 40 anni di “Musica ribelle”.

Introdurrà la serata l’orchestra “Bequadro” della scuola di Sovere, orchestra “inclusiva” con la presenza di portatori di handicap, reduce da una recente trasferta in Ucraina.

Trent’anni di Araberara: ecco come li racconta Pietro Bonicelli.

Un pezzo di vita per chi questo giornale l’ha fondato, cresciuto, ma anche per chi ci ha scritto, chi ci ha speso tempo e passione, per chi c’era all’inizio, per chi si è aggiunto strada facendo, per chi non ha mai preso una lira prima e un euro dopo, per chi ci ha creduto. La testata di questo giornale, fondato nel 1986 e uscito con il primo numero il 10 maggio 1987, è ancora oggi occasione per chiedermi cosa voglia dire. Volevamo fare un giornale che non fosse legato a un paese, una valle, ci sembrava di mettere confini territoriali, di imprigionarci per conto nostro. Già ci sentivamo, se non proprio “ragazzi dell’Europa”, almeno dell’Italia, con qualche puntata perfino all’estero. Certo, era l’ambizione di varcare passi, scavalcare montagne, arrivare fin dove “l’occhio si perde” che ci ha indotto a scegliere un nome non legato al territorio. E allora tutti a pensare a nomi più o meno esotici. Araberara saltò fuori dall’inizio di una filastrocca, quelle che si usavano da bambini per stabilire l’appartenenza a una squadra, ma anche il ruolo nel gioco delle parti, oggi tocca a me e domani a te, hodie mihi, cras tibi, direbbero minacciosamente i latini, oggi a me domani a te, dipende dalla sorte, dalla “conta”, da mille occasioni e situazioni che possono incrociarsi, capovolgersi, sfuggirti o toccarti.

… A distanza di 30 anni quel nome è risultato azzeccato anche nello scavalcare monti e valli. Anche la “vocazione” amministrativa del giornale all’inizio fu bersaglio di scetticismo, figurarsi, c’è la politica alta, cosa importa alla gente della cresta dei galli nel piccolo pollaio di casa propria?

Il segreto del giornale invece sta tutto lì: cercare (non sempre ci riusciamo) di trattare ogni paese come fosse la capitale del mondo, perché in fondo per chi ci abita quello è il centro del mondo, raccontare storie di gente comune che le storie se le tramanda e se le racconta e se le inventa ogni giorno, magari colorandole un po’, come la filastrocca della testata, come quando le donne che si trovavano al lavatoio del paese si tenevano informate sulle vicende del paese e all’osteria gli uomini facevano a pugni dopo qualche bicchiere di vino dividendosi in partiti opposti, a sostegno del bene del paese, s’intende, e a volte perfino del proprio tornaconto, in un tormentato e faticoso passaggio verso un sistema democratico tutto da imparare e da praticare.

Noi raccontiamo storie di estrema periferia, quelle che rendono vivo un paese che senza storie condivise degrada a dormitorio. Che poi è il mestiere del giornalista. Questo giornale vive per i grandi e piccoli cantastorie che ci scrivono. E per i grandi e piccoli che li leggono. Fin quando ci saranno storie da raccontare noi ci saremo. Il giorno in cui le storie finiranno, finirà anche la storia, anche quella di questo giornale. Che è il sistema migliore per augurarci lunga vita, perché è come augurarla a voi stessi.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.