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Toccò nella notte la compagna di ostello: assolto, ma rimane senza lavoro

Quel tentato approccio è costato caro a D.C.: se è stato assolto dai giudici dall'accusa di violenza sessuale, il 32enne di Alzano Lombardo è stato costretto a licenziarsi

Quel tentato approccio notturno alla compagna di ostello è costato caro a D.C.: se è stato assolto dai giudici del tribunale di Belluno (Veneto) per mancati riscontri all’accusa di violenza sessuale, il 32enne di Alzano Lombardo è stato costretto dal suo datore di lavoro a licenziarsi.

La vicenda risale all’estate del 2015. Nella notte tra l’otto e il nove luglio D.C., alloggiava al rifugio Scoiattoli di Cortina per una vacanza in montagna al riparo dalla calura estiva. Nella sua stanza con cinque letti a castello c’erano anche due turiste serbe che vivono in Nuova Zelanda.

Con una di loro, che dormiva nel letto sopra il suo, il bergamasco aveva fatto conoscenza nel pomeriggio precedente. Desideroso di approfondire quell’amicizia, D.C., intorno alle 3 di notte si era alzato e aveva toccato, secondo i giudici tra la spalla e il petto, la ragazza serba per svegliarla: ma lei non aveva preso benissimo quell’approccio, tanto da alzarsi infastidita e richiamare l’attenzione di tutti gli occupanti della camera.

La turista lo aveva poi denunciato per violenza sessuale ai carabinieri di Belluno e il caso era arrivato in tribunale. Secondo i giudici, come emerge nella sentenza di mercoledì 31 maggio, si trattò di un equivoco e, comunque, la mancanza di riscontri alla denuncia, che fu resa in inglese e nella quale le dichiarazioni sono in contrasto con quanto detto dalla stessa donna alla responsabile del rifugio, anche a gesti, il giorno dopo: la zona del toccamento era stata quella tra la spalla e il petto, immediatamente sotto il collo.

Già il pubblico ministero aveva dovuto chiedere l’assoluzione, perché il fatto non sussiste o non costituisce reato, sulla base del fatto che non c’era la prova della violenza.

Non l’aveva presa allo stesso modo, però, il suo datore di lavoro, che non aveva potuto licenziarlo ma lo aveva costretto a presentare una lettera di dimissioni dall’azienda.

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