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Blue Whale, 4 casi sospetti in Bergamasca: “Nessun allarme, ma serve attenzione”

Il procuratore capo del Tribunale per i minorenni di Brescia, Emma Avezzù: "Spesso sono semplici casi di autolesionismo, ma sottovalutare il problema è sbagliato. Bisogna rendersi conto in tempo degli indicatori di disagio"

“Solo negli ultimi dieci giorni abbiamo ricevuto quattro segnalazioni dalla provincia di Bergamo. E, con ogni probabilità, non saranno nemmeno le ultime. Nella maggior parte dei casi si rivelano falsi allarmi, da non confondere, per esempio, con dei semplici casi di autolesionismo. In altri, invece, occorre approfondire per capire se vi siano o meno dei reali collegamenti con il fenomeno”. A parlare è la dottoressa Emma Avezzù, procuratore capo della Repubblica al Tribunale per i minorenni di Brescia, che vanta competenza territoriale anche sui comuni delle province di Bergamo, Cremona e Mantova.

Il fenomeno al quale fa riferimento la dottoressa Avezzù è quello noto come Blue Whale, che tradotto in italiano significa Balena Blu. Un fenomeno al quale vengono collegati atti di autolesionismo che alcuni adolescenti posterebbero su Internet, e dietro i quali ci sarebbe la regia di un ‘curatore’ – così, almeno, viene chiamata la figura che detterebbe le regole di quello che spesso viene definito come ‘gioco’ -. “Le segnalazioni ci sono, e arrivano quasi sempre dalle scuole piuttosto che dai genitori – spiega la dottoressa -. A fare esplicito riferimento al Blue Whale, invece, sono gli adolescenti stessi”.

Attorno al fenomeno si è creata una curiosità per certi versi morbosa: “Spesso e volentieri, dietro alle segnalazioni di Blue Whale si cela un forte bisogno di attenzione da parte dei ragazzi – continua il magistrato -. I servizi giornalistici e le inchieste televisive, del resto, hanno destato allarme, ma anche grande curiosità. E se da un lato è corretto porre l’attenzione sul tema, informando anche il mondo degli adulti, soprattutto quello dei genitori e degli insegnanti sui rischi al quale possono essere esposti i ragazzi in un mondo non facilmente controllabile come quello della rete e dei social, dall’altro si può creare un ‘effetto cassa di risonanza’ pericoloso, che aumenta le possibilità del rischio emulazione e le false segnalazioni”.

I quattro casi bergamaschi sospetti di Blue Whale che sta esaminando il Tribunale per i minorenni di Brescia riguarderebbero soprattutto adolescenti di sesso femminile: “C’è chi ha meno di 14 anni – afferma la dottoressa Avezzù -. Alcune presentano dei piccoli taglietti sulle braccia, altre vicino ai polsi. Ma occorrono ulteriori verifiche per capire se siano realmente conseguenti al fenomeno. Nella maggior parte dei casi va specificato che si tratta di personalità fragili, con alle spalle situazioni di disagio e sofferenza, e che per questo motivo risultano più facilmente intercettabili”.

La competenza del Tribunale per i minorenni va tuttavia inquadrata sotto il profilo civilistico: “Noi verifichiamo l’ambito familiare e sociale. Dal punto di vista penale è invece la Procura ordinaria a condurre le indagini, spesso di tipo telematico” per cercare di risalire ed eventualmente oscurare i siti che rilanciano la ‘sfida’ e capire chi ci sia dietro l’oscuro rituale. “I reati che si potrebbero ipotizzare per questi soggetti? Atti persecutori, stalking, ma anche istigazione al suicidio”.

Più allarmismo che allarme, dunque? “Al momento – conclude la dottoressa Avezzù – potremmo dire di sì. Ma sottovalutare il problema è comunque sbagliato, visto che il rischio emulazione esiste. Il primo ‘osservatorio’ devono essere le famiglie. Bisogna prestare la massima attenzione a qualunque comportamento anomalo dei figli, magari monitorando le operazioni sul web e i siti visitati, rendendosi conto in tempo degli eventuali indicatori di disagio”.

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