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Terrorismo a Manchester: paura…e più nulla (dopo)

La ferita dopo l'attentato a Manchester continua a fare male. Rimane anche tanta paura, ma poi? Ecco la riflessione del nostro Domenico Piccolo, classe '88

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I fatti accaduti a Manchester, in Gran Bretagna, sono l’ennesima conferma che stiamo assistendo ad un fenomeno quantomeno assurdo.
Gli attacchi terroristici mirano a destabilizzare la vita quotidiana dell’occidente ed anche le attività di divertimento. Ormai non c’è più libertà nemmeno di concedersi uno svago, in questa vita dove già ci sono numerosi problemi da affrontare. Ma forse è proprio questo ciò che si sta cercando: andare a minare le certezze, poche, gli ambiti più leggeri e disincantati, così che il cittadino europeo ormai vive con l’affanno e l’ansia e non si sente più protetto né sicuro quando esce di casa.
I dati riportati da “Next New Media” ci dicono che “a partire dal 2010, da quando il terrorismo è diventato una strategia di destabilizzazione, sono 345 i morti per gli attentati di matrice islamica in Europa. Se a questi si sommano i morti degli attentati di Madrid e Londra, rivendicati da Al Qaeda, nel 2004 e 2005, le vittime salgono a 591”. Al di là dei numeri, che non quantificano la realtà di dolore e le situazioni di angoscia che stiamo vivendo, vediamo come la realtà e la sua percezione abbiano fatto assumere scenari preoccupanti, e dalla politica segnali poco incoraggianti per arginare il fenomeno.

Sappiamo bene infatti che le nazioni sin qui coinvolte sono attaccate perchè gli interessi e le azioni di cui si sono rese protagoniste in terra straniera non gli permetteno di alzare la voce o porre fine alla questione in modo definitivo. Resto convinto che se solo si volesse, potenze come gli Usa e la Russia (per non parlare di altre nazioni che hanno armi nucleari) potrebbero chiudere il problema in pochi attimi, come successo in passato nelle guerre mondiali. In realtà, gli uni hanno bisogno della guerra per garantire lavoro ai tanti corpi militari e paramilitari al suo servizio mentre gli altri hanno altri problemi di cui occuparsi, al posto di questa “stupida rivolta”.

E così a pagarne le conseguenze sono le vittime, i famigliari, la gente comune che convive ormai da troppo tempo con la paura, il sangue, la violenza. Il regime islamico sta cercando di imporre la sua legge e di scardinare le fondamenta del vivere civile attraverso azioni e messaggi violenti, che nulla hanno a che fare con la pace e il diritto ad una vita dignitosa. L’impotenza che avvertiamo è figlio di una arrendevolezza pericolosa di cui fino ad ora ci siamo mascherati. L’Italia è stata risparmiata o sono stati più furbi i servizi segreti? Sono domande al quale non ci è possibile dare una risposta. Sappiamo solo che ogni volta che accadono questi fatti è come se fosse accaduto qui, nelle nostre città. E questo non è per nulla rassicurante.

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