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Rapinavano imprenditori in autostrada: condannata la banda dei finti poliziotti

Il Tribunale di Brescia ha condannato un gruppo criminale composto da bergamaschi e milanesi. Pettorina della “Polizia”, distintivo e lampeggiante blu, rapinavano fingendo di essere agenti delle forze dell'ordine. Un milione e centomila euro il bottino racimolato in sei mesi di rapine.

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Il Tribunale di Brescia ha condannato un gruppo criminale composto da bergamaschi e milanesi cherapinavano fingendo di essere agenti delle forze dell’ordine. Un milione e centomila euro il bottino racimolato in sei mesi di rapine.

Palmiro Bonomelli di 59 anni di Fonteno è stato condannato a sei anni, Giovanni Danesi a quattro anni e otto mesi, così come Luca Agosta. Il gup ha poi confermato tre patteggiamenti. Salvatore Di Stefano dovrà scontare quattro anni come Fouad Choukrane, soprannominato Beppe, di 33 anni nato a Crotone ma residente a Bergamo, mentre otto mesi in più sono stati comminati ad Antonio La Fronza. Avevano realizzato un bottino da un milione di euro frutto di diverse rapine nel Nord Italia.

Si fingevano agenti delle forze dell’ordine, fermavano con pettorine divise e palette false gli automobilisti che avevano messo nel mirino e li derubavano sempre di somme ingenti. In un caso anche 400mila euro in contanti. Soldi che le vittime avevano appena prelevato all’estero o che volevano portare oltre confine. Un gruppo criminale, composto da bergamaschi e milanesi, per il quale è arrivata la sentenza di condanna del tribunale di Brescia.

Uno di loro, sull’avambraccio destro, si è fatto tatuare Paperino. Un dettaglio che non è sfuggito a chi si è sentito colpire, in testa, con il calcio della pistola durante una rapina violenta, a chi si è visto sventolare davanti agli occhi la paletta con la scritta –a penna- “guardia di finanza” o a chi è stato lasciato in manette, dopo una rapina, sul ciglio della strada. Le condanne del Tribunale di Brescia hanno chiuso l’operazione chiamata “Donald Duck” condotta dalla squadra Mobile della questura e dai carabinieri di Chiari.

Ricostruiamo il modus operandi. Armati, organizzatissimi e molto violenti. Ma nonostante questo due colpi sono andati a vuoto. Individuavano le vittime e poi programmavano tutti i dettagli prima di entrare in azione. Grazie ai gps che riuscivano ad applicare sulle loro auto controllavano ogni minimo spostamento, le pedinavano e sapevano quando colpire. Erano a conoscenza del fatto che le vittime sarebbero rientrate in auto, dai paesi dell’ex Jugoslavia, con un sacco di soldi, rigorosamente in contanti.

Un milione e centomila euro il bottino racimolato in sei mesi di rapine. Pettorina della “Polizia”, distintivo in bella mostra e lampeggiante blu (con altre tre vetture “staffetta” a supporto): fingevano di essere agenti delle forze dell’ordine e a bordo strada fermavano le vittime designate. Azioni mascherate da controllo di routine, per non destare il sospetto degli altri automobilisti. Risale all’aprile di due anni fa il primo colpo nella zona di Capriolo ai danni di due albanesi. I malcapitati vengono ritrovati sdraiati sull’asfalto, ammanettati. A Milano, pochi giorni dopo, viene ritrovata la loro auto.

Qualche giorno dopo nel tranello cade un imprenditore bresciano. Lo aspettano sotto a casa, a Brescia, e gli portano via in un colpo 400 mila euro. Altri 700 mila euro gli verranno rubati, due mesi dopo, a Palazzolo. Il copione è da film poliziesco: speronata, la macchina con a bordo l’imprenditore e un collega è costretta a fermarsi, con un corollario di calci e pugni. Sfumata la quarta rapina, bottino di 200 mila euro, perché le vittime (di Brescia) riescono a reagire e scappare. Perdono una borsa piena di documenti. Con il calcio della pistola in testa una di loro viene ferita. Fallito anche il quinto colpo grazie alla polizia che fa intervenire una Volante.

I malviventi puntavano sul fatto che le vittime non avrebbero presentato denuncia vista la provenienza “dubbia” del denaro. Le vittime hanno giustificato così le significative somme di denaro in loro possesso: “Eredità, compravendite immobiliari e questioni finanziarie”.

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