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Al voto in autunno col proporzionale tedesco: cos’è e come funziona

A grandi passi ci avviciniamo alle elezioni politiche. Sembra infatti che l'intesa tra Pd, Cinque Stelle e Forza Italia sia stata raggiunta sulla legge elettorale da utilizzare per cambiare il Parlamento. E quindi, prima della scadenza naturale di marzo-aprile, si potrà andare al voto

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A grandi passi ci avviciniamo alle elezioni politiche. Sembra infatti che l’intesa tra Pd, Cinque Stelle e Forza Italia sia stata raggiunta sulla legge elettorale da utilizzare per cambiare il Parlamento. E quindi, prima della scadenza naturale di marzo-aprile, si potrà andare al voto.

Il sistema elettorale scelto è il proporzionale alla tedesca usato per l’assegnazione dei seggi del Bundestag, la Camera bassa: è di fatto un proporzionale personalizzato con meccanismi di correzione. La soglia di sbarramento del 5% esclude i piccoli partiti, che tuttavia possono trovare rappresentanza in Parlamento tramite eventuali candidati eletti nei collegi uninominali. Infatti si parla di ‘personalizzato’ per la possibilità di votare il candidato del collegio uninominale, che determina un rapporto diretto tra elettore ed eletto.

L’elettore ha a disposizione due voti: primo voto (Erststimme) e secondo voto (Zweitstimme).

Con il primo voto l’elettore esprime una preferenza per uno dei candidati diretti della sua circoscrizione; il candidato più votato di ciascuna circoscrizione risulta eletto. In caso di parità l’ufficio elettorale effettua un sorteggio. Il primo voto invece non determina la distribuzione dei seggi tra i partiti, dato che il numero di deputati di un partito eletti direttamente viene scalato dal numero dei seggi previsto tramite il voto di lista.

Il secondo voto determina la suddivisione dei seggi tra i vari partiti ed è quindi determinante per la formazione di possibili maggioranze di governo. Con il secondo voto l’elettore è chiamato a scegliere un partito politico, i cui candidati sono fissati su una lista per ogni Land.

I seggi del Bundestag sono dunque suddivisi in maniera proporzionale soltanto ai partiti che abbiano ottenuto almeno il 5% dei secondi voti su scala nazionale. In alternativa per ottenere un numero di seggi proporzionale ai secondi voti è sufficiente che un partito ottenga tre mandati diretti. I voti dei partiti che non abbiano superato una delle due soglie di sbarramento non vengono in alcun modo conteggiati nella distribuzione dei seggi tra gli altri partiti.

Sembra complicata, in realtà una volta entrati nel meccanismo, non è più difficile di altre trovate degli ultimi anni.

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