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Il Vava si racconta a BGY: “Faccio ridere, ma ho anche una vita normale”

Lo showman bergamasco, all'anagrafe Daniele Vavassori, lo scorso 11 maggio ha compiuto 40 anni: "Il mio segreto? Far ridere la gente con la leggerezza di chi considera questa cosa un hobby"

Quarant’anni sulla cresta dell’onda, passati a far divertire divertendosi. Daniele Vavassori, in arte Vava77, si racconta a BGY in occasione del suo 40esimo compleanno festeggiato lo scorso 11 maggio. Gli inizi, gli esperimenti sui social network, il botto quasi inaspettato. E poi la viralità, la fama e le chiamate per le serate.

Il Vava ospite di BGY

Lo showman bergamasco si è aperto e raccontato al nostro Giuseppe Alberti, classe 2000.

Ecco la chiacchierata.

Come hai iniziato a fare questo tipo di umorismo?
“Ho iniziato per gioco, ed è il motivo primario per cui lo sto continuando a fare; mi divertiva e mi diverte prendere materiale multimediale da film, canzoni storiche e cambiare quello che è il contenuto per trasportarlo nella nostra terra, col fine ovviamente di divertire, ma creare una sorta di ‘terremoto’ causato dalla sorpresa nell’ascoltare l’attore altisonante parlare in dialetto bergamasco e trattare argomenti spesso spinti e un po’ sconnessi. Poi il progetto si è allargato, partendo dai doppiaggi fino ad arrivare alla musica, che continua ad essere la mia vera passione, permettendomi di abbinare quello che è il doppiaggio ‘demenziale’ a canzoni che prendo e ‘rovino’, come dico sempre io, o comunque stravolgo a mio modo. Senza peraltro nessun progetto in particolare, raramente ci sono attività che comincio a coltivare alla lontana, perché mi piace l’idea di lavorare sull’istinto e di farmi guidare; a volte si tratta di ‘delirio puro’ che comincia e finisce, altre volte sfrutto questa forma di comunicazione per parlare di argomenti, anche seri e che mi stanno a cuore, sempre sdrammatizzando”.

Quando e su quale piattaforma sono iniziato ad arrivare i primi seguaci, i primi ‘fans’?
“Sicuramente Facebook è stata la catapulta che ha fatto scattare il momento di viralità; dal mio profilo postavo delle foto e dei video e chiaramente si è creato questo effetto di rimbalzo: prima gli amici, poi gli amici degli amici e così via, del resto i social funzionano così. Adesso il mio canale Youtube, che rimane forse la piattaforma di riferimento perché ha radici più lontane rispetto ad altri, si aggira attorno alle 20 milioni di visualizzazioni che, per essere comunque il mio un fenomeno che si fonda principalmente sul dialetto, è una cosa abbastanza sconvolgente”.

Quindi puoi considerare questa tua passione come un “hobby” al quale dedichi però parecchio tempo.
“Si, parliamo di hobby quando descriviamo qualcosa che non rappresenta il nostro lavoro, nel mio caso ho anche la mia vita ‘normale’, parlo spesso di questa sorta di doppia identità che mi rappresenta. Avendo però il mio lavoro di tutti i giorni, ho la possibilità, chiaramente con un po’ di giochi di prestigio e di elasticità, di ritagliarmi e tener viva questa mia ‘bolla Vava’ nella quale impiego tanta della mia energia e della mia passione, quindi lo definirei più di un hobby, ma riesco a farlo con la leggerezza e con la freschezza che mi è data dal fatto di sapere che non è un lavoro da cui dipendo, che per me è fondamentale ma lo faccio perché mi diverte”.

Hai detto che ti piace improvvisare, nonostante ciò hai progetti impegnativi in programma?
“Come dicevo prima navigo molto a vista, nel senso che ci sono, a volte, cose che faccio che hanno bisogno di un minimo di preparazione e vanno un po’ studiate, però è sempre un qualcosa che si consuma in pochi giorni, raramente settimane se coinvolgono altre persone da cui chiaramente devo dipendere. Ho sempre il mio sassolino nella scarpa che ogni tanto mi tolgo, che sono partecipazioni con musicisti jazz, con i quali rifaremo il concerto di Natale di quest’anno, che si terrà il 15 dicembre all’Auditorium di Piazza della Libertà, e questo è uno dei progetti che porto avanti con questi musicisti, dinanzi a cui mi inchino perché per un cantante rapportarsi con loro è una cosa veramente entusiasmante. Per il resto, ripeto, vado a ‘sentimento’”.

Sei mai stato ingaggiato o cercato da qualche artista per collaborazioni?
“Sono stato sfiorato qualche volta da ‘pseudo interessi’ per attività in televisione, rivelatesi poi essere tanto fumo negli occhi. Per come la penso io la situazione si è un po’ ribaltata: il pubblico televisivo non è più “schiavo” del programma, bensì libero di scegliere tra un’infinità di contenuti a suo piacimento, e questo fa si che sia la televisione a pescare dal web. Mi sono anche capitate piccole collaborazioni con altri comici, per puro divertimento di fare le cose insieme”.

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