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Emozioni al pianoforte, al Donizetti concerto di Grigory Sokolov

Grigory Sokolov, uno dei massimi pianisti al mondo, anche quest’anno torna al Festival pianistico internazionale di Bergamo e Brescia. Una presenza la sua attesa sempre con trepidazione per le sue incomparabili doti d’artista: poesia, intensità mistica, introspezione visionaria, devozione senza compromessi alla musica, repertorio senza confini, sono alcune delle caratteristiche che rendono unici i suoi concerti.

Sokolov si esibisce al teatro Donizetti di Bergamo lunedì 29 maggio a partire dalle 21, a due settimane dall’applauditissimo concerto bresciano.

In programma la Sonata k 545 e la Fantasia e Sonata k 475/457 di Mozart nella prima parte della serata. Nella seconda la Sonata op. 90 e la Sonata op. 111 composte invece da Beethoven.

La Sonata k 545, sottolinea il musicologo Piero Rattalino, venne composta da Mozart nel periodo in cui, trasferitosi a Vienna, si sostentava come insegnante di pianoforte e compositore. La struttura del lavoro è semplice e, sia negli elementi tecnici che in quelli musicali, si assiste ad un ritorno stilistico al rococò, che era stata caratteristica delle sue composizioni d’adolescente, anche se con invenzioni più alte ovviamente rispetto a quelle adottate in gioventù.

La Sonata k 457 è scritta in tonalità minore, modalità compositiva legata nella seconda metà del Settecento a sentimenti di dolore. Il probabile legame è con un’esperienza di vita frustrante e dolorosa nella vita di Mozart, ovvero la rottura del legame amoroso con la dedicataria della Sonata, Maria Theresia von Trattner. Otto mesi dopo questa Sonata Mozart scrisse la Fantasia k 475, suddivisa in sei sezioni senza soluzione di continuità con armonie sperimentali ed aspetti tra i più audaci del suo stile.
Per quanto riguarda la parte beethoveniana del programma di Sokolov, la Sonata op. 90 prende spunto probabilmente dal matrimonio del principe Moritz Lichnowskky con una cantante senza titoli di nobiltà, dove ciò che interessa, spiega Rattalino, non è il riferimento storico quanto quello simbolico allo scontro che tutti vivono nella propria vita tra la mente e il cuore.

La Sonata op. 111 è l’ultima composta da Beethoven, mentre lavorava alla Missa solemnis, periodo in cui il Genio di Bonn si documentava spesso sui dogmi del cattolicesimo. Secondo molti commentatori l’ispirazione per questa Sonata arriverebbe dunque dai temi del Giudizio Universale. Per Piero Rattalino vi sono evidenti riferimenti all’Inferno, nel primo movimento, e al Paradiso, nel secondo, e l’ipotesi è dunque condivisibile.

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