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Bella e vincente fino all’ultimo: questa è un’Atalanta da 100 e lode video

I nerazzurri chiudono la stagione del ritorno in Europa con un'altra vittoria. Ora viene il difficile: confermare i big oppure trovare i giusti sostituti

Centodieci e lode. Nell’anno 110 della sua storia l’Atalanta celebra la riconquista dell’Europa: alla grande, entrando dalla porta principale, direttamente in Europa League.

Atalanta

E stasera, se la Lazio non dovesse vincere a Crotone, sarebbe un quarto posto storico, mai raggiunto finora visto che il massimo era il quinto del 1948. Un quarto che l’anno prossimo tornerebbe a valere i preliminari di Champions, ma per ora accontentiamoci, ci mancherebbe.

Europa eccoci, è qui la festa. Mai viste tante bandiere dell’Europa sventolare per Bergamo e pazienza se bisognerà andare a Reggio Emilia, se tra andata e ritorno bisognerà sobbarcarsi quasi quattrocento chilometri (380), inutile il tentativo in extremis di giocare a San Siro, visto che solo il Milan ha ottenuto il pass. Curioso: in Europa League va anche il Lugano allenato da Tramezzani (lo ricordate? All’Atalanta nel 2003-2004 e poi commentatore tv e allenatore), che però non potrà giocare a Lugano (dove lo stadio non è omologato) ma a Lucerna.

Ma, appunto, è una curiosità, non sarà un problema andare a Reggio Emilia e magari riempire lo stadio di proprietà Mapei, l’azienda del bergamasco (di Cisano) Giorgio Squinzi. Ventitremila spettatori è la capienza, l’Atalanta nelle ultime partite al Comunale ha sfiorato i ventimila e ora si prepara a una nuova sfida. Il Sassuolo passa quindi il testimone dell’Europa all’Atalanta e…

“Continuate a sognare”, è anche l’invito di Cristian Raimondi salutando lo stadio dove ha giocato l’ultimo scampolo di partita, assieme a un Giulio Migliaccio molto commosso, che ha giustamente ricordato anche il presidente Ivan Ruggeri, era stato infatti lui a portarlo a Bergamo. Antonio Percassi salta con la Curva e ringraziando Gasperini lo invita a restare sempre qui, perché con lui l’Atalanta ha giocato un calcio bellissimo e ci ha fatto divertire. E anche tanto vincere.

Il tecnico nerazzurro è orgoglioso e si è anche commosso: “Sì, volevo ringraziare questi ragazzi perché qualcuno probabilmente non lo ritroverò, ma sono stati tutti eccezionali, hanno fatto gruppo e non hanno mai mollato. Mi hanno seguito anche se in qualche momento gli ho un po’… storto le budella, però loro hanno dato veramente tutto. Non so quanto bello sia stato il nostro calcio, ma sono orgoglioso che la nostra squadra venga accostata al Napoli, che gioca un gran calcio. Ma oltre al bello mi sembra importante anche l’utile e noi abbiamo vinto tanto e… Il nostro segreto è che per tante partite non abbiamo preso gol”.

Infatti. Quasi per metà campionato, 16 su 38. Vogliamo ricordarle? Napoli, la partita della svolta dopo le prime cinque giornate da paura (1-0), poi Fiorentina (0-0), Pescara (1-0 fuori casa), Genoa (3-0), Sassuolo (3-0 fuori casa), Bologna (2-0 fuori casa), Milan (0-0), Sampdoria (1-0), Cagliari (2-0) Crotone (1-0), Napoli (2-0 fuori casa, “quando abbiamo capito che potevamo starci, in Europa”), Fiorentina (0-0), Pescara (3-0), Genoa (5-0 fuori casa), Empoli (1-0 fuori casa) e l’ultima con il Chievo (1-0). La firma sui titoli di coda, naturalmente, è quella d’autore, del capitano Gomez che per una volta ha ceduto la fascia a Cristian Raimondi, l’ha ripresa alla sua uscita per poi cederla a Toloi e da questi infine a Migliaccio. Gomez a quota 16 gol come Cristiano Doni nel 2001-2002 (col Vava) e German Denis nel primo anno all’Atalanta, 2011-2012.

Tutti a ballare la Papu dance, doveroso omaggio al direttore d’orchestra in campo, mentre la Curva lo acclamava: “Resta con noi”. Invito ripetuto anche a Conti, mentre ormai Kessie ha le valigie in mano e speriamo che Caldara resti un altr’anno, come sarebbe nei patti con la Juve…

Il presidente ha fatto passerella con la squadra e toccato con mano l’entusiasmo dei tifosi. E’ un’annata indimenticabile. Non diciamo irripetibile, mai dire mai. E adesso, se vogliamo, comincia il difficile: costruire una squadra che si faccia onore anche in Europa, oltre a restare nella parte sinistra della classifica in serie A. Qualcuno è arrivato, torniamo al filone vichingo con il danese Cornelius che farà probabilmente concorrenza a Petagna. Le grandi (o ex grandi) si stanno muovendo di corsa, non vogliono più perdere tempo.

Trattenere i gioielli come il Papu sarà missione impossibile? Anche no, speriamo.

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