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Referendum, Gori: “Non cambio idee, ho una sola posizione ma ai leghisti non piace”

Il sindaco di Bergamo replica alle forze politiche che lo hanno accusato di cambiare idea sul tema del referendum. E lo fa attraverso i social

Il sindaco di Bergamo Giorgio Gori non ci sta e attraverso un lungo post su Facebok alle forze politiche che giovedì 25 maggio lo hanno accusato di cambiare spesso idea sul tema del referendum (leggi qui). Ecco qui il post pubblicato sul suo profilo social.

“Il mio intervento ha suscitato diverse reazioni, soprattutto da parte dei leghisti. Loro parlano solo dello strumento, il referendum, mentre io sostengo che si debba parlare della sostanza: le competenze aggiuntive che possono dare corpo all’autonomia “rafforzata” della Lombardia. Di questo tratta il referendum: non di fanta-miliardi di euro, di abolizione del bollo auto e del ticket, come sostiene Maroni, ma della possibilità che la Lombardia possa negoziare col governo la competenza di alcune materie aggiuntive. Ho fatto una proposta, ambiente e ricerca per l’innovazione, altre se ne possono aggiungere. Cosa vuole la Lega? Vuole poter decidere i programmi scolastici? Vuole poter battere moneta? È giusto che i cittadini lo sappiano, per che cosa andranno a votare.

Quanto al voto che darò io nell’urna, tema che li appassiona, non ho mai cambiato idea. Lo strumento è sbagliato, anzi, del tutto inutile. Ma l’obiettivo è giusto. E’ un obiettivo che appartiene alla cultura politica del centrosinistra, non certo della Lega. E infatti la Lega trasfigura il significato del referendum, prospettando la possibilità di trattenere in Lombardia 27 miliardi di euro (la nuova bufala, il “nuovo 75%”), che equivalgono alla sua proposta di sempre, la secessione. Noi siamo invece per l’autonomia differenziata, per la via costituzionale, che è appunto ciò su cui verte il referendum; inutile come strumento – nel senso che per aprire un negoziato col governo è sufficiente una delibera del consiglio regionale – ma del tutto condivisibile nella sostanza. E dunque voterò sì, coerentemente con quanto ho già detto in passato. Non mi sogno neppure di lasciare alla Lega o ai 5Stelle la possibilità di mettere il cappello su un obiettivo politico che è nostro ben più che loro. A proposito di coerenza: ne sento parlare da chi invoca il federalismo a corrente alternata, ovvero solo quando è all’opposizione del governo nazionale, dimenticando di non averlo realizzato quando, a lungo, si è trovato a guidare il Paese. Osservo che sono gli stessi che dicevano via da Roma e a Roma si sono trovati benissimo, che ora dicono via da Bruxelles ma al seggio al Parlamento europeo ci tengono moltissimo.

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