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“Scacchi, stop al doping elettronico e basta a partite vendute e acquistate” foto

In una lettera aperta, firmata dai fratelli Brunello di Rogno con gli altri campioni italiani di scacchi, si chiede correttezza e lealtà, perché “Non è tollerabile che ci si accordi per scambiarsi in alcun modo le vittorie. Non si può lasciare vincere un avversario per poi dividere un premio”

“Non stiamo pensando solo al “doping elettronico”, che va combattuto con ogni mezzo, ma anche e soprattutto alla compravendita di partite. Gli scacchi sono uno sport e non sono in alcun caso accettabili comportamenti collusivi. Non è tollerabile che le partite siano vendute o acquistate, o che ci si accordi per scambiarsi in alcun modo le vittorie. Non si può lasciare vincere un avversario per poi dividere un premio.” : è quanto scritto in una lettera aperta dai campioni italiani di scacchi Marina e Sabino Brunello, Alberto David, Danyyil Dvirnyy, Michele Godena, Luca Moroni, Francesco Rambaldi, Axel Rombaldoni, Daniele Vocaturo, Olga Zimina, pubblicata sul Sito Ufficiale della FSI e inviata all’attenzione del Presidente Gianpietro Pagnoncelli, del Consiglio Federale della Federazione Scacchistica Italiana e di tutti gli scacchisti italiani.

Il doping elettronico è la pratica con cui si vincono partite utilizzando la tecnologia per farsi suggerire le mosse. Caso emblematico è quello di Arcangelo Ricciardi, apicoltore di Cossato ritenuto colpevole di frode.

Qualche anno fa, ad un torneo di Imperia, una microcamera e una scatolina gli inviavano impulsi da un personal computer, tramite un codice morse, che lui traduceva in mosse. Squalificato per due anni da tornei e competizioni è stato dichiarato ufficialmente “baro” dal tribunale della Federazione scacchistica italiana. Più recente il caso del gran maestro georgiano Gaioz Nigalidze che barava andando a consultare in bagno sullo smartphone le mosse da effettuare nel corso di una partita con l’armeno Tigran Levonovic Petrosian.
L’altro aspetto su cui si concentra l’attenzione dei campioni italiani di scacchi riguarda la pratica di acquistare o vendere le partite, dove vengono sparititi sia i posti che i relativi premi.

Ecco la lettera:
All’attenzione del Presidente Gianpietro Pagnoncelli,
del Consiglio Federale della Federazione Scacchistica Italiana
e di tutti gli scacchisti italiani
In quanto atleti di alto livello, ci sentiamo obbligati a far sentire la nostra voce e impegnarci a contribuire con ogni mezzo affinché il nostro sport rispecchi appieno gli ideali di correttezza e lealtà in cui crediamo. Riteniamo che lo scacchismo italiano abbia urgente bisogno di rinnovarsi sotto il profilo dell’etica sportiva.

Sia in occasione delle convocazioni in Nazionale che nei tornei individuali abbiamo la responsabilità e l’onore di rappresentare l’Italia migliore possibile. Nella nostra ottica, ciò non significa solo rispettare i regolamenti ma anche mantenere un comportamento onorevole. Tuttavia, tutto ciò viene reso vano se coesistono all’interno del movimento comportamenti scorretti e antisportivi. Non stiamo pensando solo al “doping elettronico”, che va combattuto con ogni mezzo, ma anche e soprattutto alla compravendita di partite. Gli scacchi sono uno sport e non sono in alcun caso accettabili comportamenti collusivi. Non è tollerabile che le partite siano vendute o acquistate, o che ci si accordi per scambiarsi in alcun modo le vittorie.

Non si può lasciare vincere un avversario per poi dividere un premio. Non ci riferiamo solo a chi con incredibile arroganza ammette e ammira apertamente questo tipo di comportamenti, ma anche a chi agisce con le stesse modalità in maniera più circospetta e meno appariscente, ma ancor più insidiosa. Sono tutti comportamenti molto gravi che richiedono una reazione ferma. È della massima importanza che si agisca con determinazione a tutti i livelli per isolare le mele marce prima che contaminino l’intero cestino: il valore fondamentale dello sport è che vinca chi ottiene il risultato migliore in maniera onesta, con correttezza e contando solo sulle proprie forze. Se dovesse prevalere il disonesto, lo sport morirebbe. Auspichiamo che si apra un dibattito profondo all’interno del nostro movimento.

Sentiamo il bisogno che i tornei siano puliti e daremo per primi l’esempio avendo cura, nel limite delle nostre capacità, di partecipare solamente ad eventi che appaiano limpidi. Allo stesso tempo, chiediamo agli organizzatori di prediligere i giocatori di specchiata onestà e, nei limiti degli strumenti disponibili, di allontanare chi macchia il nostro gioco con comportamenti evidentemente censurabili. Agli arbitri, chiediamo il massimo impegno nella lotta contro il cheating in ogni sua forma e di essere la prima linea della legalità negli scacchi. Agli istruttori, che hanno l’opportunità e la responsabilità di formare le prossime generazioni di scacchisti, chiediamo di leggere con attenzione il nostro messaggio e di farlo proprio. Agli scacchisti italiani, che come noi amano gli scacchi, chiediamo un convinto appoggio alla nostra iniziativa, per isolare sempre più le mele marce. Alla luce di queste motivazioni e ribadendo la nostra volontà di collaborare per il bene comune, chiediamo alla FSI di sostenere la nostra iniziativa e di contribuire a renderla pubblica.

Scritto in collaborazione (in ordine alfabetico): Marina Brunello, Sabino Brunello, Alberto David, Danyyil Dvirnyy, Michele Godena, Luca Moroni, Francesco Rambaldi, Axel Rombaldoni, Daniele Vocaturo, Olga Zimina

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