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Il ritorno di Twin Peaks: ancora più visionario, cupo e allucinato

In onda venerdì 26 maggio su Sky Atlantic i primi due episodi della Terza stagione. Il ritorno alla serialità di David Lynch sarà l'evento televisivo dell'anno e, come sempre, spaccherà critica e pubblico. Dopo la visione rimarrete sospesi fra il "che cosa ho visto?" e il "no ma Lynch non sta bene"

Laura Palmer è di nuovo fra noi. Twin Peaks, la serie evento degli anni novanta riprende esattamente dove ci aveva lasciato. Dopo più di 25 anni a darci il bentornato è la stessa fotografia patinata di una giovanissima Laura Palmer che sfuma sui titoli di apertura, accompagnata dalle note struggenti e malinconiche di Angelo Badalamenti. (link)

Impossibile non cogliere nelle prime sequenze l’essenza dell’armamentario immaginifico lynchiano.

La potente e minacciosa presenza della natura, i suoni industriali degli spazi chiusi, i movimenti rigidi, innaturali e plastici dei protagonisti, i dialoghi enigmatici e indecifrabili, apparizioni e sparizioni, luci livide e oscurità, l’ossessione per i numeri. E l’immancabile Kyle MacLachlan, naturalmente. Chiarissimi i riferimenti a Eraserhead, l’opera dell’esordio del regista, ma anche a Lost Highway, Blue Velvet, Mulholland Drive e Inland Empire, l’opera dell’addio alla cinematografia.

Un lascito artistico in cui vengono passati didascalicamente in rassegna tutti i feticci della grammatica lynchiana. Compresa la sua cifra narrativa, che non concede mai un significato unico e definitivo all’opera filmica. Se proprio ci fa scegliere fra sguardi soggettivi della psicologia e della realtà contemporanea, attraverso la libera interpretazione delle stratificazioni di senso che emergono dall’accostamento fra immagini, parole, suoni, musiche e numeri, persino.

I primi due episodi, trasmessi da Sky Atlantic nella notte fra domenica e lunedì in contemporanea negli Stati Uniti, saranno trasmessi venerdì sera doppiati in italiano. Ma non per questo saranno più facili da comprendere, diciamocelo. Diciotto gli episodi in programma per questa terza stagione che si svolgerà su un doppio piano narrativo e – forse – temporale.
Due gli scenari dell’azione: quello fisico, frammentato fra New York, il South Dakota e Twin Peaks; quello metafisico nella Stanza Rossa della Loggia Nera. Due anche le schiere di personaggi: ai protagonisti delle precedenti stagioni, inesorabilmente invecchiati – dettaglio su cui la camera indugia in modo impietoso – si aggiungono infatti i personaggi della nuova linea temporale.

Una pluralità studiata ad arte per rilanciare ed amplificare la confusione e lo smarrimento nello spettatore. Come se già non bastassero le sequenze visionarie, cupe ed angoscianti in cui fanno capolino entità soprannaturali e – forse – aliene.

Twin Peaks

“QUESTO È IL FUTURO O È IL PASSATO?”
Lynch ci catapulta violentemente nell’angoscia esistenziale dell’agente Cooper. Il presente descritto è solamente uno dei possibili esiti di quel lontano passato in cui Cooper è rimasto sospeso, ma nella dimensione senza tempo da cui Bob, l’entità malvagia che uccise Laura Palmer, è riuscito a fuggire incarnandosi proprio nel corpo dell’agente. Ad essere avanzato nel mondo reale è dunque il doppelgänger di Cooper, alter ego violento e spietato (interpretato ovviamente dallo stesso MacLachlan) che non esita a freddare chiunque ostacoli il suo incedere. Dell’agente integro, comprensivo ed ironico che impazziva per le torte di ciliegia e “una dannata tazza di buon caffè” oggi ci viene offerta una duplice versione: quella angosciata e intrappolata da 25 anni in una dimensione onirica, quasi di puro inconscio; quella del cinico criminale, che non ha bisogno di nulla, ma è disposto a tutto per ottenere ciò che vuole.
Nella Twin Peaks passata si respiravano “decoro, onore e dignità, l’omicidio non era un fatto ordinario”. Parafrasando un dialogo dello stesso Cooper, la morte di Laura Palmer aveva “profondamente scosso tutti, uomini, donne, bambini, perché la vita aveva un senso. Ogni vita”. Anche se solo in apparenza, la Twin Peaks del 1991 conservava valori che si credevano scomparsi o, forse più semplicemente, erano al crepuscolo. L’omicidio di Laura Palmer annunciava la fine di un’era e conteneva il presagio di un fosco futuro: l’attuale presente.

Twin Peaks

“IL BENE ORA È IL MALE”
I crimini rappresentati nel piano del presente sembrano invece un dato statistico da aggiornare tutte le sere. Vengono commessi con freddezza e distacco. La vita umana ha un valore marginale, funzionale all’appagamento dei propri bisogni. L’omicidio non altera l’umore di chi lo commette, di chi lo documenta e nemmeno di chi è chiamato ad indagarne.

Sembra quasi che Lynch ci voglia inchiodare in questa spirale di decadenza e di cinismo, che rende gli individui indifferenti alla vita, ai suoi valori universali così come ai suoi piccoli piaceri.

Al netto di queste considerazioni al regista e al suo fido collaboratore Mark Frost deve andare la gratitudine di cinefili e spettatori seriali: ancora una volta ci ha regalato un oggetto seriale non identificato che farà discutere e, piaccia o non piaccia, introduce un corpo estraneo nel paesaggio del linguaggio filmico. Una traiettoria espressiva talmente sopra le righe e fuori dagli schemi che, qualunque sia l’esito di critica e pubblico, consentirà probabilmente anche a qualche altro regista di azzardare anche le più audaci sperimentazioni. Mica solo a lui sarà concesso di far parlare “un’evoluzione del braccio”?

Io dico che va visto. Sarà l’evento televisivo dell’anno e, così a occhio, anche dei prossimi due o tre. Sappiate però che andrà a finire in un modo solo: con la vostra espressione del volto congelata in una paresi facciale, a metà strada fra il “che cosa ho visto?” e il “Lynch deve farsi vedere da uno bravo”. Un sentimento appeso fra il rifiuto e l’attrazione. Per qualcuno si tradurrà in frenetica attesa degli episodi successivi, per qualcun altro nel categorico rifiuto a proseguirne la visione.
In entrambi i casi ad aleggiare sarà la domanda: perché farsi trascinare nella psiche allucinata di un eccentrico regista del Montana cultore della meditazione trascendentale? Forse perché specchiandoci nelle sue allucinazioni e nelle sue ossessioni potremo conoscere più a fondo anche le nostre.

Twin Peaks

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