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Lorenzo Bonaldi, un protagonista: tra la “ditta”, l’arte, la famiglia e il sociale foto video

"Essere già oltre il domani": è il titolo del libro della Fondazione per la storia economica re sociale di Bergamo dedicato al fondatore dell'azienda Bonaldi e presentato in una Borsa merci gremita

Cinque figli: tre femmine e due maschi. Uno, Giampietro, non c’è più, “ma aveva tante cose in comune con papà Lorenzo – racconta Giuseppe Bonaldi, suo fratello – perfino il fatto di non riuscire ad allacciarsi le stringhe delle scarpe”. Cinque figli, ora quattro, orgogliosi di un papà così. Così… come? Così “oltre il domani” come imprenditore, ma così semplice e impegnato nella vita quotidiana e sociale. Lui e la moglie Carla: un tutt’uno ricorda ancora Giuseppe, un tutt’uno anche con la “ditta, al punto che a volte io, Rosamaria, Giancarla, Simona e Giampietro ci arrabbiavamo un po’ quando diceva che aveva 6 figli: uno era l’azienda”.

La testimonianza di Giuseppe tocca il lato umano di Lorenzo Bonaldi, a cui è dedicato un volume della collana “i protagonisti” della Fondazione per la Storia Economica e Sociale di Bergamo, volume presentato il 23 maggio (“il giorno in cui papà e mamma si sposarono”) a un pubblico davvero numeroso che ha gremito al Borsa Merci.

“Essere già oltre il domani” è il titolo della biografia imprenditoriale che racconta Bonaldi: un viaggio tra automobili, agricoltura, lavoro, arte, storia, vita. Un titolo che si presta perfettamente alla figura dell’imprenditore e dell’innovatore Bonaldi, uomo capace di anticipare il futuro e mettere la sua veggenza imprenditoriale al servizio della comunità e del territorio.

Lorenzo Bonaldi, presentazione del libro
Lorenzo Bonaldi, presentazione del libro

“In fin dei conti è questa la molla che spinge uomini come lui, i guadagni non bastano – ha detto Giuseppe De Luca, Storico e Curatore dell’opera insieme al giornalista Franco Cattaneo -. Uno sguardo profetico quello dell’imprenditore di Serina, capace di avere successo non solo in quello che era il nuovo mercato della vendita delle auto, ma anche, attraverso la vitivinicoltura, nel settore più tradizionale della Bergamasca – ha continuato De Luca -. La sua traiettoria di uomo partito dal nulla e fattosi da solo si iscrive a pieno titolo nel modello storico dell’imprenditorialità bergamasca, da sempre fatta di volontà di riuscire, talento individuale, legame con il territorio e centralità del capitale umano. L’auspicio è che attraverso questo libro, significato esemplare della sua affermazione attraverso il lavoro serio, responsabile e riconoscente verso il proprio territorio, ci si possa inventare nella realtà di oggi”.

“Instancabile impegno professionale e costante capacità di cogliere le opportunità del mercato”. Il riferimento è soprattutto al 1959, quando i coniugi Bonaldi decisero di investire nel Maggiolino, unico prodotto del marchio Volkswagen dell’epoca, dando un ulteriore ‘là’ alla leggenda imprenditoriale della famiglia. Ma anche “inesauribile propensione al rinnovamento, profondo senso della famiglia, del servizio a favore del territorio e del suo capitale umano”. Sono questi, secondo Roberto Sestini, Presidente della Fondazione, i tratti che caratterizzano la generazione a cui è appartenuto Bonaldi. “Una generazione che, uscita temprata dalla devastante esperienza della guerra, ha saputo ripartire, rimboccarsi le maniche e fare della crescita e dello sviluppo della propria terra una missione di vita”.

C’è poi il mecenate Bonaldi, espressione di quel legame viscerale e non certo secondario con il mondo dell’arte. “Un amore a prima vista condiviso con la moglie Carla – racconta Maria Cristina Rodeschini, direttrice dell’Accademia Carrara di Bergamo – da considerarsi come un rifugio del pensiero e dei sentimenti, un elemento rassenerante nelle tensioni inevitabili che l’esistenza riserva. In pochi – continua – hanno saputo intraprendere un’importante azione di collezionismo di opere figurative di autori bergamaschi come la sua, dando vita ad una fra le maggiori raccolte private e investendo sulla sensibilità artistica di giovani esordiente”.

Infine, l’emozione che riempie le parole della figlia, Simona: “Il papà ha sempre fatto parte della nostra vita. Veder capitalizzata la sua storia come un valore importante da lasciare a noi, che oggi stiamo costruendo il nostro futuro, ai nostri figli e alle future generazioni, è per noi un grande orgoglio”. “Un uomo dal carattere asciutto, dedito all’essenziale – così si legge scorrendo le pagine conclusive del libro -. Ma un uomo anche capace di farsi in quattro per la sua terra. In lui si ritrova compiuto il paradigma bergamasco che si compone di lavoro e socialità. Con le sue virtù e con i suoi limiti. Semplicemente un bergamasco senza aggettivi”. Semplicemente, Lorenzo Bonaldi.

 

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