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Londra, l’inarrestabile: dopo l’attentato allerta massima, ma il ritmo di vita non cambia

Tommaso Bruni è di Bergamo e vive a Londra dove svolge attività di ricerca nel campo dell'etica della medicina. Racconta a Bergamonews il clima della capitale inglese dopo l'attentato alla Manchester Arena.

tommaso-bruniTommaso Bruni è di Bergamo e vive a Londra dove svolge attività di ricerca nel campo dell’etica della medicina. Racconta a Bergamonews il clima della capitale inglese dopo l’attentato alla Manchester Arena.

Dopo l’attacco terroristico a Manchester il governo di Theresa May ha elevato il livello di allerta sicurezza al massimo, ci sono poliziotti (disarmati) a tutte le stazioni del Tube e i cancelli del mio luogo di lavoro sulla Strand sono stati chiusi con uno spesso catenaccio, cosa che in dieci mesi qui non avevo mai vista. Tutti gli accessi laterali sono stati sbarrati e gli addetti alla sicurezza controllano i badge di tutti coloro che vogliono entrare, uno ad uno – altra cosa del tutto inusitata.

Tuttavia quello che fa paura non è tanto il rischio di nuovi attacchi, ma il livello di indifferenza e cinismo che noi londinesi abbiamo raggiunto relativamente al terrorismo islamista. Dal ritorno del terrorismo in Europa all’inizio del 2015 ne abbiamo viste di tutti i colori e abbiamo ormai perso sensibilità.

Noi londinesi usciamo di casa al mattino verso le otto, ci infiliamo nel Tube, lavoriamo alacremente mangiando un panino al volo, torniamo a casa fra le sei e le otto, cazzeggiamo un po’ su Internet e poi andiamo a dormire.

Finché ci è possibile fare questo, nessun avvenimento esterno ci riguarda davvero. La nostra vita è troppo accelerata perché ci possa essere spazio per la paura. La quantità di moto di questa sterminata metropoli è tale che essa non può esser fermata da una manciata di morti. Come i camion divenuti prediletti strumenti di morte degli assassini islamisti, la città schiaccia tutto quello che trova sul suo cammino verso la ricchezza, follia terrorista e paura incluse.

Il vorticoso ritmo delle banche, delle assicurazioni, della costruzione dei nuovi palazzi per i compratori arabi e russi non viene certo arrestato da qualche litro di sangue che può essere lavato via da solerti pulitori nel giro di poche ore.

The show must go on è il nostro credo.

Altra cosa sarebbe qualcosa che ci impedisse di funzionare, come per esempio un blackout. Quello sì sarebbe una tragedia per noi londinesi! I promotori finanziari e i broker assicurativi comincerebbero a calcolare i profitti persi per ogni minuto in cui i server sono spenti.

In ogni caso la città ora ha attivato il suo sistema immunitario e i servizi di sicurezza faranno tutto il possibile per evitare che la follia assassina di qualche esaltato rallenti il lavoro di noi londinesi. Noi non ci fermiamo per nessuno.

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