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Per non dimenticare le stragi fondò la Carovana antimafie: “A Bergamo la tappa più bella” foto

Per i 25 anni dalla strage di Capaci in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, con la moglie e tre agenti della scorta, intervistiamo Alfio Foti, ideatore del progetto Carovana antimafie

Venticinque anni fa, il 23 maggio 1992 la strage di Capaci in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, con la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro. Per non dimenticare abbiamo intervistato il fondatore della Carovana Antimafie Alfio Foti

Dieci giorni di viaggio, da Capaci a Palermo. Era il 1994, e i territori delle mafie venivano attraversati da un percorso a tappe che, a circa un anno e mezzo dalle stragi di Capaci e via D’Amelio, portò una ventata di solidarietà a tutti coloro che si battevano per portare legalità, giustizia e opportunità di crescita sociale. Fu così che nacque la Carovana antimafie: con il preciso scopo di tenere alta l’attenzione sul fenomeno mafioso, promuovendo impegno sociale e progetti concreti. E se a distanza di oltre 20 anni il viaggio non si è mai del tutto fermato (anzi, si è arricchito di nuovi contatti, relazioni, persone e organizzazioni disponibili a condividerne il percorso) il merito è anche di Alfio Foti, storico braccio destro di Rita Borsellino, nonché ideatore del progetto: “Quelle stragi avevano lasciato il segno nelle coscienze del popolo siciliano e non solo – racconta Foti, al tempo presidente di Arci Sicilia -. A quei tragici fatti seguì una fortissima movimentazione sociale, che trasmise in tutti noi un senso di grande coraggio. Ma due anni dopo la morte dei magistrati Falcone e Borsellino l’attenzione sul fenomeno mafioso stava già scemando. Ci siamo dunque chiesti: dobbiamo aspettare un’altra strage per tenere alta la guardia? Fu così che contattammo Rita (Borsellino, sorella di Paolo, ndr) per proporgli la nostra idea. Una carovana itinerante che portasse in giro per l’Italia l’insegnamento e l’eredità di due grandi uomini”.

Alfio Foti

(nella foto: Alfio Foti)

I primi anni la Carovana viaggiò solo in Sicilia. Poi superò i confini dello Stretto, divenne interregionale, nazionale e infine internazionale per sensibilizzare l’opinione pubblica e le comunità locali su quei fenomeni sociali, economici e culturali che contribuiscono al proliferare di mafie e illegalità. Ma tra le tante esperienze che ne hanno segnato la storia, Foti ne ricorda una in particolare: “Quella di Bergamo è stata una delle tappe più belle, forse la più migliore in assoluto”. Fu (anche) merito di una donna bergamasca, Maria Ines Brignoli: “Una donna straordinaria, che vive l’impegno civile come missione quotidiana”, così la descrive Foti. Moglie del deputato Pd Antonio Misiani, Maria Ines Brignoli è la referente bergamasca del Centro Studi Paolo Borsellino: “Fu lei a contattarci per prima – spiega Foti -. Ci disse che voleva far parte del nostro progetto e aiutarci a farlo crescere. Non era affatto scontato, soprattutto a quei tempi, quando si pensava che la mafia fosse un problema confinato ai soli territori del sud, che una persona proveniente da una città del nord Italia avesse questa sensibilità. Fu quindi anche grazie a lei che la Carovana fece più volte tappa in città, raccogliendo una sempre sorprendente partecipazione di pubblico”. L’ultima volta della Carovana all’ombra delle Mura fu nell’ottobre del 2015: “Quando è passata a Bergamo – conclude Foti – si è sempre sentita a casa. Ne sono certo”.

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