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Cartello anti-Salvini, bufera sul segretario comunale di Palafrizzoni

È bastata una foto pubblicata su Facebook a scatenare le polemiche. Di preciso, quella che ritrae il segretario comunale Daniele Perotti con in mano un cartello anti-Salvini durante la marcia per l'accoglienza a Milano

È stata una foto pubblicata sul profilo Facebook del presidente del Consiglio Comunale Marzia Marchesi a scatenare la bufera. Di preciso, quella che ritrae il segretario comunale di Palazzo Frizzoni, Daniele Perotti, sorridente con in mano un cartello recante la scritta “+ salvati – Salvini” durante la marcia per l’accoglienza tenutasi sabato 20 maggio a Milano.

Contro Perotti si sono scagliati prima il segretario provinciale del Carroccio Daniele Belotti, poi il capogruppo leghista in Consiglio Comunale Alberto Ribolla e infine il coordinatore cittadino di Forza Italia, Stefano Benigni.

“Ognuno ha i suoi ruoli: se fai il segretario comunale devi essere imparziale ed avere un ruolo di garanzia – ha attaccato Belotti sui social, ripostando la foto “incriminata” con Perotti -. Se ti schieri, per di più in modo così squallido e offensivo verso i tanti bergamaschi che votano Salvini (quelli che il sindaco snob Gori definisce “masse non sempre qualificate”) allora ti candidi e molli la poltrona da segretario generale. Comunque per noi, caro Perotti, hai perso ogni credibilità e per questo sei da dimettere!”.

È poi la volta di Ribolla: “Con il segretario generale del Comune di Bergamo c’è sempre stato un buon rapporto – ha scritto il capogruppo della Lega, affidando il suo commento sempre ai social – credo però che questo, da una figura super partes che deve garantire imparzialità, sia un grande scivolone…”.

Infine, l’affondo di Benigni: “Non discuto sulla persona, ma trovo totalmente inopportuno che il Segretario Generale del Comune di Bergamo scenda in piazza a favore dei migranti sbandierando oltretutto un cartello offensivo per migliaia di elettori bergamaschi. Quando viene meno il ruolo di garanzia allora credo sia il caso di dimettersi e fare un passo indietro”.

Pronta la replica del segretario comunale di Palafrizzoni: “Il mio ruolo non preclude certo l’esercizio dei diritti costituzionali di pensiero, parola e manifestazione – ha risposto Perotti a Bergamonews – sempre che questi siano esercitati al di fuori del contesto professionale in cui un segretario comunale opera. Da libero cittadino ho semplicemente esercitato un mio diritto costituzionale”.

E sullo slogan anti-Salvini: “Si è trattato di un gesto goliardico, che non esprime di certo i valori alti della manifestazione, e che a mio modo di vedere non insulta nemmeno Salvini – afferma il segretario comunale -. Chi ha mancato di rispetto, invece, è proprio il leader leghista, che si è permesso di dare degli ignoranti a tutti i partecipanti della manifestazione. Ad ogni modo, le considerazioni del libero cittadino Perotti non dovrebbero interessare né alla minoranza né alla maggioranza del Comune di Bergamo”.

Poi, Perotti non risparmia una frecciata a Belotti: “Le poltrone, come le chiama lui, io le ho guadagnate grazie al lavoro. Per quanto mi riguarda non si sono mai verificate circostanze per le quali avrei dovuto lasciare. Nel suo caso, invece, mi risulta il contrario”.

La bagarre è tuttavia proseguita su Facebook, dove sono intervenuti anche l’assessore del Comune di Bergamo Giacomo Angeloni e il grillino Fabio Gregorelli: “Credo che manifestare resti un diritto costituzionale anche per i segretari comunali. Perotti fa bene il suo lavoro e per altro è stato scelto da Tentorio e dalla Lega”, ha commentato Angeloni. “È stato dal mio punto di vista inopportuno”, si è limitato a scrivere il consigliere del Movimento Cinque Stelle.

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