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Grande Guerra, Pillola 123: Zeebrugge, come trasformare un fiasco in un grande successo fotogallery

Tutta l’operazione rappresentò un deciso fallimento ma la stampa propagandistica dell’Intesa, decisamente a corto di notizie che inducessero ottimismo dei lettori, presentò l’azione come una straordinaria vittoria

La Victoria Cross è la massima onoreficenza al valore delle forze armate britanniche, concessa assai di rado e per atti di eccezionale valore di fronte al nemico: solo 628 di queste decorazioni furono assegnate a militari dell’impero britannico, nel corso dell’intera prima guerra mondiale. Il fatto che, nell’azione anfibia contro Zeebrugge ed Ostenda, ne siano state concesse 8 in una sola notte, dovrebbe far ritenere quell’operazione come un momento di straordinaria importanza, nell’economia del conflitto: viceversa, si trattò di un’azione del tutto marginale, priva di conseguenze pratiche sul corso della guerra e dagli esiti, tutto sommato, fallimentari, che, però, venne abilmente sfruttata dalla propaganda inglese, che la presentò come un formidabile successo. Il piano elaborato dall’ammiragliato britannico era quello di colpire e neutralizzare i due porti belgi di Zeebrugge e di Ostenda, da cui partivano i sommergibili e il piccolo naviglio di superficie che rappresentavano un’autentica spina nel fianco per la navigazione alleata nel Mare del Nord.

L’operazione, segretissima e su larga base volontaria, doveva consistere nello sbarco di truppe sui moli dei due porti, nella demolizione degli impianti e, soprattutto, nell’autoaffondamento di alcuni vecchi incrociatori, riempiti di calcestruzzo, alla stretta imboccatura dei porti-canali, per bloccarli. Il progetto, approvato dall’ammiraglio Jellicoe e messo in atto dal comandante del porto di Dover, Keyes, era molto semplice, audace e sembrava garantire, grazie all’elemento sorpresa, buone possibilità di successo.

La percentuale delle possibilità di successo sarebbe dipesa dalla capacità, da parte dei 200 uomini sbarcati all’imboccatura del canale di Brugge, di distruggere le poderose batterie costiere poste a difesa dell’installazione principale. Nella notte tra il 22 ed il 23 aprile 1918, 75 unità della marina britannica mossero verso i propri obbiettivi: il ruolo fondamentale sarebbe spettato al vecchio incrociatore Vindictive, che doveva sbarcare gli incursori e sostenerne l’azione col fuoco dei propri cannoni.

Fu proprio il ruolo del Vindictive l’anello debole dell’azione: un forte vento, del tutto imprevisto, rese del tutto inefficace la cortina fumogena sollevata per coprire l’operazione di sbarco, rendendo la nave perfettamente visibile e vulnerabile. Sotto il poderoso fuoco delle artiglierie da costa, l’incrociatore venne frettolosamente ormeggiato in una posizione sbagliata, con i cannoni del tutto inutilizzabili: l’unica operazione conclusa positivamente in questa fase fu la distruzione di un tratto di molo, grazie all’esplosione di un vecchio sottomarino caricato di munizioni.

I tre incrociatori in disarmo, che avrebbero dovuto autoaffondarsi all’imboccatura del porto di Zeebrugge, ossia il Thetis, l’Iphigenia e l’Intrepid, vennero bloccati all’interno della rada dall’intenso fuoco delle batterie costiere, che non erano state minimamente danneggiate, e non poterono raggiungere i punti prestabiliti dove avrebbero bloccato la stretta entrata del canale portuale. In definitiva, tutta l’operazione contro Zeebrugge rappresentò un deciso fallimento: le cose andarono ancora peggio nell’attacco sussidiario contro il porto di Ostenda, in cui le due vecchie navi da guerra che dovevano bloccarne l’accesso vennero fermate prima ancora di penetrare nella rada, ed un secondo tentativo, effettuato il 9 maggio, fallì allo stesso modo.

Di fatto, le strutture portuali germaniche subirono danni talmente ridotti da fermare la propria attività solo per qualche giorno. Viceversa, la stampa propagandistica dell’Intesa, decisamente a corto di notizie che inducessero ottimismo dei lettori, presentò l’azione contro Zeebrugge ed Ostenda come una straordinaria vittoria: un colpo di mano audacissimo e geniale, che aveva avuto pieno successo.

La pioggia di decorazioni fu, dunque, una sorta di sigillo di attendibilità per un ben congegnato esempio di disinformazione: Roger Keyes, che ne era stato l’ideatore, venne addirittura nobilitato e divenne Sir Roger Keyes. L’unico elemento reale di tutto questo castello propagandistico furono le perdite britanniche, che si dimostrarono gravi, in relazione alle dimensioni e alla brevità dello scontro: 500 uomini, di cui circa 200 morti. Forse, se, nell’agosto del 1942, qualcuno si fosse ricordato di come era andata veramente a Zeebrugge, il catastrofico sbarco di Dieppe sarebbe stato, ragionevolmente, accantonato: ma la storia, purtroppo, di rado rende gli uomini più riflessivi. E, specialmente i generali…

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