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Giro a Bergamo, Giovanni Fidanza: “Sarà spettacolo, il ciclismo ne ha bisogno” foto

L'ex ciclista professionista e attuale direttore sportivo dell'Astana femminile analizza le tappe bergamasche al Giro e vota Dumoulin per la vittoria finale: “I giovani hanno bisogno di idoli a cui ispirarsi, Michele Scarponi sarebbe stato l'esempio giusto”.

“Sarà una tappa intermedia, con un finale impegnativo che ben si presta a qualche colpo di mano: può arrivare una fuga da lontano, chi conosce le zone saprà come colpire”: Giovanni Fidanza, ex ciclista professionista e attuale direttore sportivo dell’Astana Women’s Team dove dal 2016 corre la figlia Arianna (nella foto, LEGGI QUI LA SUA INTERVISTA PER BGY BE YOUNG), vede così la 15esima frazione del Giro d’Italia numero 100, quella che domenica 21 maggio partirà da Valdengo e arriverà sul Sentierone a Bergamo.

Una tappa simile a quella del 2007, la Cantù-Bergamo, che nel finale lo spettacolare attacco di Gilberto Simoni, rimontato a bruciato sul rettilineo finale da Stefano Garzelli: “Spettacolare come tutte le tappe che arrivano a Bergamo – ammette Fidanza – Quest’anno qualcuno potrà provare a fare la differenza già dalla discesa del Miragolo, ma Boccola e discesa verso il traguardo fanno gola anche agli uomini di classifica: bisognerà vedere se il gioco vale la candela, per guadagnare in discesa servirà rischiare”.

Chi potrebbe essere il favorito?

Vede bene corridori come Visconti, liberi magari dal gioco di squadra e in grado di tenere benissimo in salita. Sarà importante azzeccare la fuga da lontano e in questo spero possano riuscire Davide Villella, che sullo stesso percorso è andato fortissimo al Lombardia, o Paolo Tiralongo perchè abbiamo bisogno come italiani, e bergamaschi in particolare, di metterci un po’ in mostra.

Una tappa che per caratteristiche non si sarebbe sposata benissimo per un corridore come lei.

Beh, conoscendo bene il percorso penso che mi sarei difeso bene.

Una tappa attesa, alla vigilia dell’ultima settimana e con un finale spettacolare che poterà sicuramente sulle strade tanti appassionati: un evento simile quanto può essere importante per avvicinare i giovani al ciclismo?

Tantissimo, il Giro d’Italia è la vetrina più importante per il ciclismo e una tappa vissuta dal vivo può entusiasmare e affascinare bambini e ragazzi che poi possono iniziare a praticarlo. A Bergamo comunque c’è una tradizione ciclistica importante, le squadre di professionisti pescano tanto dalle nostre formazioni anche se ultimamente a livello italiano stiamo pagando tanto l’assenza di uno sponsor importante che possa costruire una squadra da World Tour.

In questi giorni si sente molto parlare della tanto sospirata vittoria tricolore al Giro 100 che ancora non è arrivata: è davvero un problema?

A mio parere sono commenti poco equilibrati: il livello del Giro quest’anno è davvero alto, partecipano i corridori più forti del mondo che sono arrivati per fare il risultato e non solo per fare presenza. Gli italiani in percentuale sono diminuiti rispetto agli anni scorsi e non è vero che ci mancano i corridori: mancano, lo ribadisco, squadre e sponsor importanti e i team stranieri alla fine ne approfittano. È vero invece che corridori come Viviani, che avrebbero potuto dire la loro, militano in squadre come la Sky che hanno deciso di impegnarli altrove.

Abbiamo detto dei giovani che si possono avvicinare al ciclismo grazie a grandi eventi come il Giro: c’è un consiglio che vuole dare a chi sogna di diventare professionista?

La passione e la voglia di fare sport sono elementi importanti da cui non si può prescindere. Tante volte ciò che manca è la pazienza, sia dei ragazzi stessi che di chi gli sta intorno: si vuole tutto subito a livello di risultati ma nel ciclismo nulla è scontato. Ci vuole tempo, bisogna essere costanti e porsi degli obiettivi. Ognuno deve capire la propria dimensione e, nel caso, correggere il tiro anno dopo anno.

Nel ciclismo c’è un personaggio o un idolo al quale i ragazzi si potrebbero ispirare? Uno in grado di spingerli a praticare questo sport?

Per la sua storia dico Nibali, un altro può essere Aru che quest’anno manca al Giro. Per l’immagine pulita lo era Michele Scarponi: un corridore fortissimo, con le qualità per fare classifica, che si è sempre messo a disposizione della squadra e del suo capitano. Un esempio vero di cosa significhi sacrificio. In ultimo ci vorrebbe proprio un personaggio, un Sagan italiano.

Torniamo all’attualità del Giro: dopo l’arrivo a Bergamo ci sarà il giorno di pausa e martedì si ripartirà con la tappa forse più attesa, quella che da Rovetta porterà a Bormio. Cosa si aspetta?

È una tappa bellissima che inizierà a dire davvero qualcosa di importante su come potrà finire la corsa. Ma non dimentichiamo che da lì in poi ogni tappa è buona per fare la differenza perchè la terza settimana è durissima. Chi riuscirà ad essere più costante degli altri si porterà a casa la Maglia Rosa.

Chi vede favorito per la vittoria finale?

Se la giocano in tre: Quintana va fortissimo in salita e ha alle spalle una squadra completa, Dumoulin è un fenomeno a cronometro e sul Blockhaus ha tenuto alla grande, Nibali terzo incomodo al momento perchè può sempre inventare qualcosa e sarà sicuro protagonista fino alla fine. Io dico Dumoulin: se in salita è quello che abbiamo visto sarà durissima recuperargli due minuti e dargliene altrettanti per mettersi al riparo dalla cronometro finale, dove è senza dubbio l’uomo da battere.

Momento amarcord: qual è il suo ricordo più bello legato al Giro?

Ne dico due: la prima la vittoria di Paolo Savoldelli al Giro del 2002 (Fidanza era direttore sportivo ndr) con la Index-Alexia perchè nessuno se lo aspettava ed è stato un po’ come se l’Atalanta vincesse il campionato. La seconda è la mia vittoria della Maglia Ciclamino al Giro del 1989, al mio primo anno da professionista e alla mia prima partecipazione: l’ultima settimana avevo gli incubi, di notte sognavo che me la portavano via. Vinsi sulle ali dell’entusiamo e con l’aiuto della squadra feci un’impresa che solo a distanza di anni mi sono accorto di quanto valesse.

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