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Andy Warhol alla GAMeC, lo sguardo dei giovani di BGY fotogallery

Le nostre Giulia Leggeri, classe '93, e Martina Pezzati, classe '97, hanno seguito la visita guidata da Giacinto Di Pietrantonio della nuova mostra della GAMeC dedicata al visionario Andy Warhol.

Nel novembre del 1963 Andy Warhol prende in affitto per mille dollari l’anno un grande spazio al quinto piano del 231 sulla Quarantasettesima Strada di New York. Insieme al suo assistente Gerard Malaga e al fotografo Billy Name, che ricopre le pareti dello studio di carta argentata, anticipando la decorazione disco del decennio successivo, e dando il via alla leggenda della Silver Factory, Warhol riesce a radunare intorno a sé divi della musica e del cinema, artisti di varia natura. La Factory non è solo lo studio dove Warhol crea la sua arte, è anche una sorta di laboratorio antropologico, un palcoscenico che fa da caricatura a Hollywood, ma che al tempo stesso da conferma del prestigio del jet-set internazionale.

La mostra Andy Warhol. L’opera moltiplicata: Warhol e dopo Warhol, a cura di Giacinto Di Pietrantonio, dal 6 maggio al 30 luglio 2017 presso la GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo – parte proprio da queste premesse. Al visitatore sembrerà di esser catapultato nella mitica Factory grazie alla vincente scelta del curatore di rivestire le pareti delle quattro sale di carta argentata. Le pareti, quasi riflettenti, sono solo lo sfondo o la cornice su cui risaltano dipinti e opere su carta, serigrafie, film, fotografie, copertine di dischi, riviste accanto a oggetti personali (gli stivali che ha indossato mentre lavorava alle opere prodotte in occasione della storica mostra del 1980 da Lucio Amelio) e documenti fotografici.

Per la prima volta Warhol viene portato a Bergamo, e viene letto in chiave trasversale, poliedrica per far risaltare pienamente la sua curiosa personalità. In mostra, accanto alle opere autografe, sono accostate quelle realizzate dopo la scomparsa di Andy, sebbene non godano del prestigio delle prime, esistono e alimentano il mito e il mercato, in virtù del principio warholiano per cui l’arte è per tutti.

Fa da riverbero e specchio contemporaneo alle opere esposte la distribuzione, nelle sale, delle sedie a sdraio dell’artista britannico Damien Hirst. Sono multipli realizzati industrialmente, in cui arte e standard continuano a dare vita a uno scontro creativo.

Per i social addicted è possibile partecipare a un contest che permette di visitare tutte le mostre GAMeC a ingresso ridotto. Il museo promuove infatti l’iniziativa #warholgamec che inviata a ideare una personale Time Capsule, proprio come Andy Warhol, che dal 1974 inscatolò un’infinità di oggetti, creando contenitori di vita e di ricordi, che racchiudono una quotidianità proiettata sempre alla creatività.

Partecipare è semplice:

1. Scatta una fotografia alla tua Time Capsule
2. Caricala sul tuo profilo Instagram
3. Usa il tag #warholgamec
È importante citare @gamec_bergamo, solo così il museo potrà condividere il tuo scatto.

Ricollegandosi al discorso che l’arte potrebbe essere, dovrebbe essere una bella opportunità, per tutti, GAMeC si fa promotrice per rendere più comprensibile e accessibile l’arte contemporanea e i suoi protagonisti, sfruttando l’uso delle nuove tecnologie, primi fra tutti i social network.

Un’altra interessante mostra, Pamela Rosenkranz – Alien Culture, allestita nello spazio zero della GAMeC, a cura di Sara Fumagalli e Stefano Raimondi, visitabile sino al 30 luglio 2017, sfrutta l’uso della tecnologia per ricreare la spiritualità legata alla storia dell’edificio, un tempo monastero delle Dimesse e delle Servite. Attraverso un’installazione site-specific composta da sette light-box l’artista ha ricreato le finestre della sala, con una proiezione dal colore blu, inequivocabile rimando alla sfera ultraterrena. Una serie di sette opere su tela, inoltre, realizzate attraverso la sovrapposizione di strati di pittura acrilica sopra riproduzioni di dipinti rinascimentali, mettono in luce l’interesse di condurre un’immagine al confine tra passato, presente e futuro.

L’arte non può esser raccontata solo a parole, va sperimentata, vissuta, interpretata secondo il proprio sguardo per questo GAMeC VI ASPETTA! Oltre alle due sopracitate mostre ve ne sono allestite altre tre, non meno interessanti, tutte da scoprire.

Guarda qui la visita guidata filmata da Bergamonews

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