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Enrico Ruggeri coi Decibel, 36 anni dopo: “Bergamo come noi, al passato importante abbina il futuro”

Enrico Ruggeri torna a Bergamo. Il cantautore si esibirà insieme ai Decibel giovedì 18 maggio alle 21 al teatro Creberg con un concerto nell'ambito di un tour dedicato al nuovo album intitolato "Noblesse oblige" che suggella la reunion del gruppo dopo 36 anni. Bergamonews l'ha intervistato per saperne di più.

Enrico Ruggeri torna a Bergamo. Il cantautore si esibirà insieme ai Decibel giovedì 18 maggio alle 21 al teatro Creberg con un concerto nell’ambito di un tour dedicato al nuovo album intitolato “Noblesse oblige” che suggella la reunion del gruppo dopo 36 anni.

La storica formazione musicale si è costituita nel 1977, mentre il punk prende piede in tutto il mondo e tra i banchi di scuola del liceo Berchet di Milano Enrico Ruggeri ha fondato la band insieme agli amici Silvio Capeccia e Fulvio Muzio.

Il disco, come si evince dal titolo stesso, è un tributo al rock e alla sua nobiltà, un genere che oggi è diventato di nicchia, d’elite. Anticipato in radio dal singolo “My My Generation”, si può trovare in tutti i negozi ed è reperibile su Amazon in una superfan limited edition.

Abbiamo intervistato Enrico Ruggeri per saperne di più.

Cosa l’ha spinta a tornare a esibirsi coi Decibel?
Negli anni, abbiamo sempre continuato a frequentarci e siamo sempre stati in contatto. Questa volta abbiamo cominciato a scrivere canzoni assieme quasi per gioco: ci siamo detti che se fossero state all’altezza dei brani dei Decibel di fine anni Settanta-Ottanta le avremmo pubblicate, altrimenti gettate via.
Ci sono piaciute, abbiamo deciso di pubblicarle e così sono diventate un album.

E il confronto con la storia è un peso o uno stimolo?
Entrambe le cose: sentire un peso vuol dire anche essere stimolati. Sappiamo di aver inciso due dischi importanti che hanno determinato il destino del rock italiano, perché metà del rock italiano suona come il primo disco dei Decibel, “Punk”, mentre l’altra metà come il secondo.
La responsabilità che avvertiamo, quindi, sicuramente è forte: l’obiettivo è che questo nuovo disco possa essere ricordato trent’anni dopo come quelli precedenti.

Quali canzoni avete inserito nell’album?
Il disco contiene canzoni diverse, le migliori che abbiamo scritto almeno secondo noi. Abbiamo inserito 2 nostri successi, “Contessa” e “Vivo da re” e 11 inediti, che proporremo sul palcoscenico.
Al concerto suoneremo canzoni scritte a quarant’anni di distanza. Sono brani molto diversi tra loro ma, in qualche modo, c’è un filo conduttore che li unisce. Un’esibizione unica nel suo genere, senza nulla di pre-registrato: il pubblico ascolterà quello che noi stiamo suonando veramente, una cosa che nessuno fa più. Il 90% dei casi la gente va a vedere persone sul palco che stanno mimando delle canzoni: temo che siamo gli unici a suonare realmente dal vivo. Questo rende tutto più naturale e le canzoni più vicine l’una all’altra.

E quali temi affrontano le canzoni?
La vita di oggi: le persone prendono decisioni che credono siano autonome, invece ce le hanno messe nel cervello senza accorgercene. Questo vale per ogni ambito della nostra vita, dalla moda all’estetica passando per la musica che scegliamo, i vestiti che indossiamo e l’auto che compriamo… Insomma, l’alienazione della società moderna.

Secondo lei ne siamo consapevoli?
È qualcosa di non consapevole e difficilmente si potrà cambiare perché la gente è stata abituata a non pensare con la propria testa ma con quella degli altri.
In questo contesto, la musica può invitare a riflettere ed è importante: è solo oggi che è diventata un’occasione per fare soldi, ma per secoli è stata considerata un’arte.

A quasi quarant’anni di distanza le canzoni dei Decibel sono di grande attualità. Sono successi senza tempo?
Evidentemente, le cose migliori nella musica sono quelle che durano decenni e non quelle che vanno in classifica. Le canzoni che rimangono nel tempo sono arte, mentre il resto è marketing.

Ma quanto è potente la commercializzazione nel mondo della musica?
Ahimè, è fortissima: oggi la musica è un’occasione per vendere qualcosa a qualcuno e non è più un’opportunità di espressione artistica.

E il ritorno dei Decibel può rappresentare un’alternativa?
È un’alternativa, ma non per tutti, per persone di mente, mentalità e di anima superiore. L’obiettivo non è quello di riempire San Siro o il Forum di Assago, ma compattare persone che sono obiettivamente elevate intellettualmente. Dunque, puntare su un progetto di qualità.

Sembra merce rara oggi…
Il motivo è che la gente non viene vista come un gruppo di intelletti ma come potenziali compratori e l’importante è vendere.

Passiamo alla location: che rapporto ha con la nostra città?
Un legame stretto. Abbiamo tenuto tanti concerti a Bergamo, ci siamo divertiti, siamo stati bene e abbiamo tanti amici bergamaschi. È una città calda dal punto di vista intellettivo e siamo contenti di tornare.

E cosa le piace maggiormente di Bergamo?
L’insieme di dinamismo e storia. C’è Bergamo Alta che è meravigliosa, ma anche una città piena di vita e questo abbinamento la rende molto interessante. Come i Decibel è un mix tra un passato importante e il futuro.

A proposito di futuro: immagina che il ritorno dei Decibel avrà ulteriore seguito?
Io navigo a vista, ma siamo molto contenti di quello che abbiamo fatto negli ultimi mesi per cui è probabile che ci sarà un seguito.

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