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L’Atalanta? Un inno al calcio: l’orchestra del Gasp suona in Europa

Lezione da grande a un piccolo Milan, costretto a inseguire il pari Gasperini: "Il futuro? Datemi due come il Papu e tanti giovani"

“In Europa si va, in Europa si va…”.

Da Caniggia a Gomez. L’Atalanta vola in Europa. E sempre a ritmo di tango, anche se oggi va di moda la Papu dance e allora non c’era ancora la Ryanair, a volteggiare sui cieli bergamaschi. Ma dal 1990, anno dell’ultima qualificazione europea a oggi, sono ben 27 anni e quell’Atalanta era stata sconfitta per 7-2 a San Siro dall’Inter. Un po’ come oggi: il 7-1 di due mesi fa è diventato una straordinaria molla per ripartire, per crederci, per arrivare lassù dove forse nessuno avrebbe previsto alla vigilia del campionato. Gasperini ammette che “dopo quel 7-1 abbiamo accumulato tanta rabbia e abbiamo reagito, infatti non abbiamo più perso e ora siamo straconvinti di arrivare quinti”.

Certo, ormai sarebbe fatta anche a pari punti con i rossoneri, che sono staccati di sei lunghezze e hanno una differenza reti di meno nove rispetto ai nerazzurri. Vorrebbe dire che dovrebbero vincere le ultime due partite e l’Atalanta perderle subendo gol a grappoli contro Empoli e Chievo…Paradossale, no? Comunque, basta un punto per mettersi il cuore in pace.

Contro il Milan un altro pareggio, ma l’attestato di stima più bello arriva proprio dal tecnico rossonero: “Complimenti per il lavoro che a Bergamo stanno facendo con i giovani”, ha detto Montella, “quello che fa l’Atalanta è un bellissimo spot per il calcio”.

Infatti. L’Atalanta fa festa per la conquista dell’Europa e 27 anni fa bastò il settimo posto, nel campionato vinto dal Napoli quando i nerazzurri di Mondonico chiusero con 35 punti, ma la vittoria valeva due: sarebbero 47 punti, con i tre a partita, lontani un abisso dal record storico dei 66 di oggi. E non è ancora finita.

Sotto gli occhi della campionessa Sofia Goggia, premiata dal presidente Percassi, è grande Atalanta e piccolo Milan. Che strano, ma neanche tanto, vi pare? In fondo, nel fortino del Comunale che presto verrà rifatto perché è vecchio e deve adeguarsi al palcoscenico europeo, tanto che nel frattempo si dovrà andare al “Mapei stadium” di Reggio Emilia, l’Atalanta ha riservato trattamento di barba e capelli, nell’ordine, al Napoli (battuto 1-0), all’Inter (battuta 2-1), alla Roma (battuta 2-1). L’Atalanta ha frenato la corsa della Juventus (2-2), solo la Lazio alla prima giornata era uscita vincitrice sotto la Maresana, ma era proprio un’altra Atalanta (3-4).

Certo fa uno strano effetto vedere il Milan giocare come una provinciale, tutti dietro impauriti a difendere e cercare di portare a casa lo 0-0.

L’Atalanta parte piano e poi dà lezione di calcio dominando finchè riesce a sfondare la diga di Donnarumma, con uno dei suoi straordinari incursori, quel Conti che si diverte a fare il terzino goleador (ora sono 8, come una volta faceva Facchetti nella gloriosa Inter di Herrera) e magari ce lo porteranno via. Ma forse no, se stiamo alle parole di Gasperini, ancora più carico nel dopopartita: “Il pareggio? C’era un po’ di delusione alla fine, però poi è partita la festa. Va bene lo stesso. Per il futuro l’Atalanta uscirà ancora più forte e non smantellerà, anzi è una grande squadra e una grande società, molto ambita. Noi sappiamo fare calcio. L’ideale per l’Europa sarebbe avere due giocatori a livello del Papu e tanti giovani”.

E un sorriso come a voler tranquillizzare: al resto ci penso io, a valorizzare chi viene come ho fatto con Gagliardini, Caldara, Conti, Kessie, Petagna… Infatti, Gasperini sa trasformare in oro i calciatori che allena (chiedete al Genoa, dove ha allenato Suso e Kucka prima che passassero al Milan, lo stesso Niang con ben altri risultati) e Percassi ha capito che non poteva lasciarselo scappare, allungandogli il contratto che sarebbe scaduto nel 2018 portandolo al 2020.

Pensate anche al Masiello monumentale della sfida col Milan, a com’è cresciuto Toloi, per non parlare della sicurezza di Caldara o di quel Freuler che si muove e dà ordine alla squadra dettando i tempi come un regista… d’altri tempi. Ma tutto questo succede perché l’Atalanta è un’orchestra straordinaria che sa bene quale spartito seguire, ormai gioca a memoria e se c’è Cristante al posto di Kurtic non ti cambia la vita. Pensate a Spinazzola che dopo le titubanze mostrate con la Juve è ripartito in quarta e da un suo tiro è nato il gol del vantaggio nerazzurro col Milan. E anche se qualche tifoso rimprovera a Petagna l’allergia al gol, chi mastica calcio sa che Andrea non è solo il compagno preferito da Gomez per la sua Papu dance, ma fa un lavoro massacrante per la squadra.

Che la festa cominci, allora. Anzi, che continui, a Empoli e poi all’ultima partita al Comunale contro il Chievo: l’Atalanta è in Europa, Milano ha due big come Milan e Inter che arrancano a caccia del sesto posto, l’ultimo valido.

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