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Congresso della Lega: il duello è Salvini-Fava, all’ombra di Bossi

Mancano ormai 24 ore alle primarie della Lega Nord che si svolgeranno domenica 14 maggio. Si sceglie il prossimo segretario federale.

Mancano ormai 24 ore alla chiamata alle urne dei militanti della Lega Nord che si svolgeranno domenica 14 maggio. Si sceglie il prossimo segretario federale.

La scelta di domenica sarà poi ratificata dal congresso del 21 maggio a Parma. Il duello vede confrontarsi il segretario in carica del Carroccio, Matteo Salvini, e lo sfidante Gianni Fava, assessore all’Agricoltura della Regione Lombardia.

La partita ha, naturalmente, anche un risvolto tutto bergamasco. I due sfidanti sono sostenuti da due liste, composte ognuna da quindici militanti.

Capolista della lista di Salvini è Simona Pergreffi, sindaco di Azzano al secondo mandato e responsabile provinciale degli enti locali della Lega. Nel listino di Fava spiccano il capogruppo consiliare di minoranza a Ponteranica Santo Giuseppe Minetti e il capogruppo di maggioranza a Sorisole Fabrizio Crotti. In campo c’è anche il senatore Giacomo Stucchi che si candida per uno dei tre posti riservati in Consiglio federale per gli indipendenti.

Si vota domenica dalle 9 alle 18 in tre seggi: Dalmine, Bolgare e Bergamo. Potranno votare i militanti della Lega Nord con almeno un anno di anzianità di militanza al 31 dicembre 2016. Bergamo ne conta 1.280.

Questi i numeri. Ma dietro le cifre c’è di più. C’è uno scontro sulla visione del movimento, sulle origini e il futuro. Uno scontro che risale ed è legato alla caduta del primo grande leader, Umberto Bossi. Una caduta che è stata dirompente e ha messo la maggior parte dei militanti in grosse difficoltà:  si sono sentiti traditi.

Se Matteo Salvini ha dato nuovo slancio al movimento e nuove speranze alla maggior parte dei militanti, c’è però una minoranza dei militanti e una dei dirigenti legata allora a Bossi che, in qualche modo, si è sentita messa da parte ed è rimasta in silenzio di fronte al successo di Salvini. Una minoranza ancorata al sogno iniziale di una Lega con i cromosomi federalisti, per non dire separatisti (da Roma).

Ed è proprio quella minoranza che si appella a Fava per rimarcare quella radice federalista tanto cara alla base dei devoti a Bossi. Insomma è il Carroccio che non ama le discese rimane e napoletane dell’attuale segretario. E spera che dalle urne domenica esca una nuova Lega, più vicina a quella delle origini.

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