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“Gold”: McConaughey da solo vale tanto oro quanto pesa

Stati Uniti, fine anni ’80, per la precisione a Reno, Nevada: l’imprenditore aurifero Kenneth Wells è costretto ad arrancare, tra litri di whiskey e sigarette alla ricerca di una svolta...

Titolo: Gold – La grande truffa

Regia: Stephen Gaghan

Attori: Matthew McConaughey, Edgar Ramirez, Bryce Dallas Howard

Durata: 121 minuti

Giudizio: ***

A volte ritoccare i titoli originali dei film stranieri è un’operazione necessaria, in quanto, altrimenti, il titolo non risulterebbe comprensibile al pubblico italiano; altre volte, tuttavia, il ritocco al titolo può essere causa, come in questo caso, di giganteschi e inevitabili spoiler. Aggiungendo il trafiletto La grande truffa, si toglie allo spettatore la possibilità di farsi sorprendere dagli avvenimenti. Beh, cercate di passarci sopra e vedetelo, piuttosto, come un incentivo a entrare nel giusto mindset per affrontare la visione di questo film.

La storia è basata su fatti realmente accaduti, ma a chi non avesse presente la vicenda do un consiglio: trattenetevi dal fare ricerche su internet prima di aver visto il film. Così, potrete godervelo senza fare costantemente parallelismi tra adattamento cinematografico e realtà.

Dunque, siamo negli Stati Uniti di fine anni ’80, e per la precisione a Reno, Nevada, dove l’imprenditore aurifero Kenneth Wells, interpretato dal favoloso Matthew McConaughey, è costretto ad arrancare, tra litri di whiskey e sigarette, alla ricerca di una svolta in seguito al crollo dell’economia dell’oro. Disperato e al verde, Kenny impegna tutto quello che gli resta di valore per volare in Indonesia, alla ricerca del famoso geologo Michael Acosta, interpretato da Edgar Ramirez, per proporgli un affare.

Mike è convinto che nei meandri della giungla indonesiana si nasconda il più grande giacimento aurifero del secolo e Kenny è disposto a tutto per dimostrarlo. Così, i due stipulano un contratto, firmato su un tovagliolo di carta, diventando un’improbabile coppia di soci in affari, 50 e 50. Kenny si svena per riuscire a finanziare macchinari e manodopera e Mike dirige gli scavi con grande dedizione, finché, dopo mesi di sacrifici e buchi nell’acqua, finalmente, trovano l’oro. Ben presto diventano ricchi sfondati e le quotazioni in borsa della Washoe Mining Corporation, prima a un passo dalla bancarotta, schizzano alle stelle.

I due, vedendo il loro sogno realizzato e tutti i loro desideri esauditi, cavalcano l’onda, finché la voce si sparge e non passa molto tempo prima che i grandi squali di Wall Street, fiutando l’odore dei soldi, se ne interessino. Questi, nel tentativo di appropriarsene del tutto, cercheranno di estromettere Kenny, il quale, pur essendo un’instabile mina vagante, lotterà con tutte le sue forze pur di mantenere la paternità della sua creatura.

L’azione prosegue così, scandita a suon di alcol e sigarette, secondo le note di un thriller economico alla The Wolf of Wall Street, concludendosi, poi, con un finale apparentemente stonato, che ritrova la sua armonia, dolce e inaspettata, negli ultimi secondi del film.

Insomma, non si tratta sicuramente del film dell’anno, ma vale la pena vederlo solo per godere della fantastica performance che, ancora una volta, ci ha regalato Matthew McConaughey. Da tutto pelle ossa che era in Dallas Buyers Club (che gli valse l’Oscar nel 2014), lo ritroviamo qui con 20 chili in più, stempiato, con i denti storti e marci, nelle vesti di uno di quei personaggi borderline, un po’ a metà tra eroe e antieroe, oscuri e maledetti, che gli piacciono tanto e che tanto gli vengono bene. Talmente bene che alla fine, per quanto siano fastidiosi, non si può fare a meno di affezionarcisi.

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