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Una casa rosa: progetto d’arte tra design e performance in Valle Imagna fotogallery

La “Casa Rosa” inaugurata il 7 maggio a Capizzone, in Valle Imagna, è qualcosa di difficile da definire. È una dimora, una performance, un palcoscenico. È, senz'altro, un'immersione totale nella fiaba e nel sogno.

La “Casa Rosa” inaugurata il 7 maggio a Capizzone, in Valle Imagna, è qualcosa di difficile da definire. È una dimora, una performance, un palcoscenico. È, senz’altro, un’immersione totale nella fiaba e nel sogno.

Due artisti, Roberta Rota e Paolo Boccardi, hanno interpretato in assoluta libertà gli interni e gli esterni di una vecchia casa del paese, trasformandola con materiale di recupero in uno spazio delle meraviglie, il set perfetto per avventure dell’immaginario in stile Lewis Carroll. Ma, diversamente dal mondo capovolto di Alice, qui ogni oggetto sembra stare al proprio posto: fiori nelle aiuole e nei vasi, quadri alle pareti, letti nelle camere, lampadari sul soffitto. Peccato che tutto, ma proprio tutto, sia di carta, cartapesta o di plastica e i colori siano artificiosamente stesi ad acrilico o gessetto sul mero simulacro delle cose. All’interno, tra totem psichedelici e pareti di cellophane, non mancano specchi per fantastiche vertigini di spazio e di tempo, mentre fuori, nel giardino, tra cordiali asini di cartone e allampanate sedie per galline, passa un gatto in carne e ossa che ti immagini di veder scomparire lasciando il suo sorriso tra i rami, proprio come “in wonderland”.

“Un lunapark pop” l’ha definito la critica d’arte Sandra Nava, curatrice dell’esposizione, che ha illustrato con sensibilità il senso di tale ricerca: “Gli artisti hanno scelto di ridare vita a questi luoghi a lungo disabitati e soli con una manifestazione d’arte unica nel suo genere, tra interior design, décor e performance. La casa è stata risvegliata in modo prorompente dalla vitalità generosa di questi autori, che dimostrano che reagire si può al difficile panorama contemporaneo delle arti: in un momento in cui sempre più gli artisti vivono il disagio di dover inseguire spazi pubblici e privati, la ‘casa rosa’ è la prova che si può andare oltre, con fantasia e con amore si possono inventare valide alternative”.

L’edificio infatti, nell’intenzione degli ideatori, resterà aperto all’uso della comunità per un anno e sarà il set di ulteriori eventi d’arte e di cultura. Un contenitore d’arte che si fa contenuto d’arte, che a sua volta può contenere altra arte.

Paolo Boccardi”, precisa Sandra Nava, “ha ricostruito manualmente cielo-terra le stanze della casa, assemblando scarti di realtà e creando una sorta di antologica del suo lavoro. Fil di ferro, carta, cemento, plastica danno vita a quattro magiche wunderkammer, confezionate con pazienza e amore”. Così Roberta Rota “ha avvertito l’esigenza di rendere questo luogo, custode di memorie famigliari, protagonista e anima di un’operazione artistica totale. Nel cortile, i suoi interventi sono altrettante tracce scenografiche riconoscibili della sua ricerca”.

Ci si muove all’interno della casa su più piani, in una sorta di onirico diorama che tutto avvolge ed estrania dall’intorno del mondo “reale”. L’ultima stanza, satura di shopper trasparenti che ne rendono claustrofobico l’attraversamento, ricava al proprio interno una nicchia di luce e di riflessi dall’effetto incantatorio. Tra presenze pop, kitch e ready made, si varcano piccole, anche anguste, soglie e si ritorna senza volerlo all’infanzia e alle favole della buonanotte. Come dire: un inedito ritorno all’autentico attraverso l’artificio.

La “Casa rosa” di Capizzone è una parentesi fuori dal tempo, apparentemente ispirata a pura fantasia. Ma a ben vedere, per la densità semantica delle piccole cose che la animano, ci dice molto di noi e della nostra realtà quotidiana, fatta di giochi e di paure, di memoria e di illusione.

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