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Il farmaco mutuabile non si trova, c’è solo a pagamento: la denuncia di Federconsumatori

Federconsumatori Bergamo segnala che "da diversi cittadini arrivano lamentele in merito all’indisponibilità di “KCl-retard” 600 mg compresse a rilascio prolungato di Potassio Cloruro

Federconsumatori Bergamo segnala che “da diversi cittadini arrivano lamentele in merito all’indisponibilità di “KCl-retard” 600 mg compresse a rilascio prolungato di Potassio Cloruro. Stando ai racconti delle persone che si sono rivolte alla associazione per evidenziare questa situazione tale integratore risulta essere indisponibile da alcuni mesi”. Un disagio che Federconsumatori ha constatato empiricamente “telefonando a diverse farmacie” spiega il presidente Umberto Dolci.

Si tratta di un integratore mutuabile da assumere per chi ha carenza di potassio, che prevede una posologia che varia da 3 a 6 compresse al giorno, a seconda delle indicazioni del medico. Da ciò la necessità, nel migliore dei casi, di almeno 2 confezioni del prodotto al mese a persona.

In alcune occasioni è possibile acquistare un farmaco equivalente, il quale però non risulterebbe mutuabile.

Quindi anche chi, sulla base della prescrizione medica, ha diritto all’esenzione, si trova nella condizione di dover pagare gli 11,70 € a confezione del relativo integratore.

Senza prescindere dalla dovuta precisazione sull’opportunità che il consumatore debba rivolgersi al proprio medico di base per valutare insieme l’eventuale alternativa al KCl-retard con un altro integratore, Federconsumatori Bergamo ritiene questa situazione un grave danno per i cittadini, non solo per la propria salute, ma anche per le proprie tasche.

“L’accesso alla sanità e alle cure deve essere un diritto di ognuno. Non avere la possibilità di assumere il suddetto farmaco rappresenta un rischio per la salute dei cittadini. Riteniamo che tale situazione debba essere risolta nell’immediato e che qualora il problema della disponibilità persistesse invitiamo le istituzioni ed il servizio sanitario nazionale a farsi carico della produzione di un integratore equivalente mutuabile”.

Temiamo, conclude Dolci,” che non si tratti di un caso isolato, per cui invitiamo i cittadini a segnalare eventuali altre situazioni in cui si debba rinunciare alla prestazione prevista a carico del sistema sanitario nazionale ed essere costretti a ricorrere a servizi a pagamento sia per le medicine, sia per le cure”.

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