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“Terza guerra mondiale? C’è già chi combatte da tempo”. Paolo e Lucia e la scelta della non-violenza

Ilaria Ferrari e Lara Bortolai, classe 2000, hanno partecipato ad un convegno sulla nonviolenza tenutosi a Fontanella incontrando Paolo e Lucia che hanno raccontato le loro esperienze di nonviolenza in Colombia e in Palestina come membri dell'associazione Colomba.

Tra bombe nucleari, minacce biologiche e guerre sempre più devastanti, c’è chi invece ha scelto di combattere con altre armi. Sì, perché la nonviolenza non è semplicemente una negazione passiva della guerra, ma una realtà attiva.

Dobbiamo sfatare il mito per cui nonviolenza uguale pacifismo; infatti la nonviolenza non esiste senza un conflitto ed è invece una strada diversa e più umana per riuscire a risolverlo. Paolo e Lucia (nomi inventati su richiesta dei ragazzi), che da qualche anno fanno parte dell’associazione Colomba, ci hanno raccontato la loro esperienza concreta di nonviolenza in occasione di un seminario sulla pace a Fontanella.

Paolo è stato per sei mesi in Colombia, mentre Lucia per più di un anno in Palestina. “Stiamo con i civili che rivendicano una parte attiva nel conflitto,” ci dice Lucia, “vogliamo essere terza parte nello scontro, vivere con le vittime della guerra, con quelli che apparentemente non possono difendersi.” Come ci hanno spiegato, infatti, insieme ad altri volontari, si recano nelle zone di guerra per convivere insieme ai civili, cercando di aiutarli nei loro bisogni più immediati e condividendo con loro non solo la scomodità delle situazioni d’emergenza, ma anche le paure e i rischi della guerra.

Inoltre, con la loro presenza neutrale ed internazionale, garantiscono alle popolazioni più esposte alla violenza della guerra, protezione. Protezione che viene assicurata anche attraverso azioni dirette: denuncia pubblica delle violazioni, tentativi di mediazione tra le parti e tutela delle minoranze.

Lucia ci ha raccontato di come una volta, mentre ritornava al villaggio dove era ospitata, è stata presa a sassate, insieme a tutti gli altri abitanti, da soldati della fazione opposta. Questi, però, hanno smesso quasi subito vedendo che dall’altra parte non c’era stata nessuna reazione. “In quel momento ho provato concretamente che potere avesse la nonviolenza e ho capito quanto sia importante non essere soli in questa lotta, ma solidali con la propria comunità.”

Ma cosa ha spinto questi due ragazzi ad affrontare un’esperienza di vita così forte? L’abbiamo chiesto a Paolo, che ci ha risposto con una citazione tratta dal romanzo di Hemingway “Per chi suona la campana”: “Nessun uomo è un’isola, ogni uomo è parte della terra, ogni morte è un pezzo di terra che viene portato via. Non chiederti per chi suona la campana, la campana suona sempre per te.”

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