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Vigili e maleducazione: dopo la denuncia il Comune vuol far chiarezza

Sull'episodio segnalato dal direttore dei programmi di Radio Number One, Luca Viscardi, interviene anche il sindacato di Polizia Locale SULPM, attraverso le parole del segretario provinciale Alessandro Bottari

“L’amministrazione comunale mi ha tempestivamente trasmesso la volontà di approfondire l’accaduto, l’unico vero obiettivo della lettera che ho scritto”. A rendere noti i primi sviluppi della vicenda da lui stesso raccontata è Luca Viscardidirettore dei programmi di Radio Number One, che dopo essere stato maltrattato e offeso da due agenti di polizia locale in servizio a Bergamo nella mattina di domenica 7 maggio, ha deciso di informare il comando dei vigili per un eventuale accertamento disciplinare (LEGGI QUI). Una segnalazione, la sua, arrivata alle orecchie di Palazzo Frizzoni.

“Non mi aspettavo tanto interesse rivolto alla storia del tutto personale che ho raccontato attraverso una lettera a Bergamonews – racconta Viscardi -. Ho letto centinaia di commenti, condivisioni e apprezzamenti dell’articolo, il che mi ha fatto pensare che forse il mio non sia un caso isolato, e che forse ho fatto sentire anche la voce di chi in certe occasioni non sa bene come reagire”.

Tuttavia, ci sono alcune cose che il conduttore radiofonico vorrebbe far notare: “Credo nella partecipazione attiva dei cittadini, ma anche nel rispetto delle persone, pure quando sbagliano. Troppo spesso la voglia di far sentire la propria voce si trasforma in un’aggressività verbale che diventa un autogol e mette le ragioni del contendere in secondo piano. Generalizzare, aggredire, insultare, anche con un messaggio su Facebook rischia di essere una pratica peggiore di quella che si vorrebbe stigmatizzare”.

Viscardi sottolinea come la sua non sia “una battaglia politica, ma di civiltà. Non credo in alcun modo che un sindaco o un assessore possano trovare strumenti per impedire a priori che alcuni fatti avvengano: la responsabilità è dei singoli, aggredire un’intera categoria o spostare il peso delle responsabilità su terzi è un errore. Non ho ragioni per guerre di religione, ideologiche o per insultare un’intera categoria – continua il direttore radiofonico -. Una categoria che rispetto e il cui lavoro è importante per la comunità. Ma se qualcuno sbaglia, se devia dalla missione del proprio lavoro, soprattutto se pubblico,  è interesse di tutti, ma soprattutto di chi quel lavoro lo svolge con dedizione e passione, che si faccia luce sui fatti”.

Infine, una precisazione: “La mia lettera – conclude Viscardi – è frutto delle mie idee personali. Non hanno nulla a che fare, sd esempio, con la posizione della mia azienda. Sono le parole di un privato cittadino che ogni tanto cerca di alzare la voce e per farlo sfrutta la conoscenza di meccanismi che conosce bene perché li usa ogni giorno per il proprio lavoro”.

Sulla faccenda interviene anche il sindacato di Polizia Locale SULPM, attraverso le parole del segretario provinciale, Alessandro Bottari: “È prematuro entrare nel merito della vicenda, poiché questa dovrà ancora essere affrontata nelle opportune sedi, nelle quali mettiamo sin da subito a disposizione dei colleghi l’assistenza dei nostri avvocati per potersi tutelare, e per dare un valido contributo all’accertamento della verità – scrive Bottari in una nota inoltrata alla redazione -. Mi preme porre l’accento sulla professionalità e l’altissimo senso di abnegazione delle donne e gli uomini della Polizia Locale di Bergamo, che in ogni circostanza garantiscono con grande impegno la sicurezza dei cittadini. Le segnalazioni dei cittadini sono sempre preziose, ma quando vengono sbandierate sui giornali, ci si domanda se l’intento non sia anche quello di ‘mediaticizzare’ la vicenda. In ultimo, relativamente a questo episodio, ho avuto modo di leggere su Facebook commenti di alcuni utenti, gravemente diffamatori nei confronti degli appartenenti alla Polizia Locale. Il diritto di libera espressione dell’opinione non può essere confuso con la libertà di diffamare, e molti utenti dei social network credono che dietro ad un computer vi sia un sorta di immunità in cui tutto è lecito, ma purtroppo per loro, non è così”.

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