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Il rischio aziendale come opportunità: saperlo gestire per dare continuità al business

Confindustria Bergamo e Cineas hanno organizzato un ciclo d'incontri focalizzato sul tema del risk management, dedicati alle piccole e medie imprese bergamasche: perchè riconoscerlo può essere un fattore positivo da cui dipende la sopravvivenza stessa dell'azienda.

Controllare il rischio per minimizzare i possibili impatti negativi sul business e per trasformare potenziali problemi in opportunità: Confindustria Bergamo ripropone il ciclo di incontri “Serata per l’imprenditore” che quest’anno focalizzerà la propria attenzione sul concetto del risk management per informare e sensibilizzare le piccole e medie imprese.

Un’iniziativa che si avvale della collaborazione di Cineas, Consorzio universitario no profit fondato dal Politecnico di Milano nel 1987 con la mission della formazione manageriale specializzata nella gestione del rischio e del sinistro, e dell’Università degli Studi di Bergamo: la prima, costante delle serate, è stata protagonista del primo incontro martedì 9 maggio e continuerà ad esserlo in quelli del 15, con focus sul sisma bonus insieme al professor Paolo Riva dell’Unibg, e del 30 maggio, quando si parlerà di business continuity.

Da settembre, poi, Confindustria Bergamo riprenderà il tema dei degli workshop di approfondimento di natura tecnica e continuerà a lavorare con Cineas per dare la possibilità ad alcune delle aziende associate di fare un assessment di primo livello.

“Un ciclo di incontri per divulgare il più possibile il concetto della gestione del rischio – ha commentato la vicepresidente di Confindustria Bergamo Monica Santini – Ci rivolgiamo principalmente alle piccole e medie imprese perchè quelle di grandi dimensioni hanno già al proprio interno una struttura consolidata che se ne occupa: uno dei principali ostacoli è il pensiero che l’azienda ha nei confronti di questo tema, pensando di dover investire chissà quali risorse per dotarsene. In realtà ci sono tantissimi strumenti di outsourcing che possono permettere di giungere allo stesso obiettivo”.

Il quarto osservatorio sul risk management nelle medie imprese manifatturiere, realizzato dall’area studi di Mediobanca per Cineas, ha evidenziato come tra i fattori di rischio il più sentito sia quello della sicurezza sul lavoro: “Dato però ‘viziato’ dall’esistenza di un obbligo di legge – ha sottolineato il presidente di Cineas Adolfo BertaniIl rischio non ha in sé un aspetto negativo mentre è negativo non conoscerlo, non saperlo valutare e gestire. Il rischio è positivo, le imprese devono capire che conviene conoscerlo. Ad esempio il 77% delle aziende intervistate nell’ultima indagine ritiene che il cambio generazionale sia un grande rischio: a seconda dei settori intervengono poi altri elementi, ad esempio nell’Alimentare il rischio più sentito è la contraffazione di prodotto, per il Chimico è l’ambiente, per la Meccanica i prodotti difettosi”.

Valutare i rischi, siano essi finanziari, organizzativi, legali, operativi, commerciali o di sicurezza, per evitare la chiusura, il fermo macchine o qualsiasi elemento che possa intaccare il business aziendale.

“Dobbiamo essere in grado di classificare e avere la consapevolezza di quali rischi ci sono – ha aggiunto il presidente del Gruppo Giovani di Confindustria Bergamo Marco Manzoni – Non sono solo i più evidenti, ovvero quelli climatici. La gestione del rischio deve essere messa tra le priorità nel percorso della continuità d’impresa. Il passaggio generazionale è una questione di rischio, forse addirittura il rischio primario. Sta all’imprenditore classificare le proprie priorità”.

Dai dati che emergono dall’indagine Cineas-Mediobanca emergono fattori interessanti legati al tema del rischio: le aziende che, ad esempio, dicono di avere un sistema conosolidato di gestione del rischio hanno una redditività del 38% in più rispetto a chi non ce l’ha, così come chi ha quote export elevate e ha collaborazioni con Paesi lontani risulta essere più proiettato al futuro. Le aziende che vedono la questione del rischio solo tramite la lente dell’obbligatorietà di legge risultano meno profittevoli rispetto a chi parla già di cyber risk, della perdita di fornitori, clienti o collaboratori importanti.

Importante, in questo, l’operatività degli imprenditori del nord-ovest e lombardi in particolare: fatto 100 il gap tra ciò che le aziende dovrebbero fare per gestire il rischio e ciò che effettivamente fanno, le imprese di quest’area hanno un indice dell’1,8%, ovvero una distanza minima che indica come alla percezione del problema segua nella quasi totalità dei casi un’azione atta alla riduzione del rischio.

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