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“Da Marte con amore”: i racconti a puntate del giovane scrittore bergamasco

Prosegue la sezione di BGY dedicata alla raccolta di racconti di Emanuele Mandruzzato, scrittore 20enne bergamasco, intitolata "Da Marte con amore"

Scusate se mi intrometto, sono ancora io, sono ancora Manuel Marazski. Ieri il generale Shark mi ha telefonato. Mi ha detto che devo assolutamente smettere di pubblicare le traduzioni dei documenti. Probabilmente arriveranno a prendermi, forse questo sarà l’ultimo rapporto… Non lo so.

Oggi è il 30 aprile 2019 e questo è il mio quarto rapporto riguardante il pianeta terra.
Di Clara nemmeno l’ombra, ho cercato ovunque, ma pare scomparsa nel nulla. Sono perfino andato dal suo fidanzato, ma lui ha negato tutto affermando di essere single da tempo. Anche gli uomini in giacca e cravatta sembrano non essere mai esistiti in questa società, nessuno sa nulla di loro, le ricerche su Google non danno risultati… Le forze dell’ordine, qui, hanno una divisa, quindi non so cosa pensare, non so cosa fare. Non sono molto lucido, Mathilda continua a chiamarmi dicendomi di andare a letto, a volte m’infastidisce, ma devo dire che è una brava ragazzina. Ah, sì, voi Mathilda non la conoscete, a dire il vero non so perché vi sto scrivendo, probabilmente non leggerete nulla di tutto ciò visto il mio ultimo rapporto… Non importa, io ho una missione, ho dato la mia parola che ogni mese avreste potuto leggere un mio resoconto sulla Terra e sugli Umani e non mi tirerò indietro.
Dovete sapere che i Terrestri non fanno quello che fanno senza un perché. Molti di loro presentano comportamenti ambigui ed illogici, come quelli da me esposti nei rapporti precedenti, perché hanno passati dolorosi. Il dolore è… Mathilda continua a chiamarmi…
Le ho raccontato una favola, quella del Falcon (sostantivo con cui i Marziani si chiamano tra di loro*) che sognava di volare… La conoscete di sicuro, ora dorme, non avrò più distrazioni.
Stavo dicendo… Sì, il dolore, ecco, dovete sapere che è la benzina di tutto: odio, amore, esibizionismo, alcol. Come spiegarvelo… Non è facile, noi non possiamo nemmeno immaginare cosa passano questi miseri esseri: la loro infanzia non è come la nostra, scordatevi l’iglorek (traduzione letterale*), qui i pargoli vengono gettati immediatamente nel loro mondo crudele. È tutto molto diverso, per farmi capire vi racconterò di lei, vi racconterò di Mathilda.
Stavo cercando Clara e finii all’ipermercato di Orio al Serio… Diavolo, non avevo mai visto tanti Umani tutti insieme. Le luci, i colori, la musica, il vociare, dopo 30 minuti avevo già il mal di testa. Una donna mi fermò, mi chiese quale fosse la mia compagnia telefonica e, quando lo scoprì, tentò di convincermi, in tutti i modi, a cambiarla. Non capii molto bene quello che mi disse, me ne andai cercando di non sembrare troppo scortese. Una Terrestre, piuttosto anziana, mi aveva detto che lì si poteva trovare di tutto, così io avevo, scioccamente, pensato che avrei potuto trovare anche Clara. Purtroppo ho constatato che quando si ama qualcuno è davvero difficile tenerlo stretto a sé nella misura che si vorrebbe. Scesi al parcheggio rosso e salii in macchina… Giusto! Mi sono dimenticato di dirvelo! Ho comprato una macchina, non so bene il perché, ma l’ho fatto. Tutto è cominciato quando il padrone di casa, che era passato per ritirare l’affitto, mi aveva detto che potevo usare il parcheggio sotto al condominio.

“Veramente io non ho la macchina,” risposi un po’ assonnato. Lui rise, prese i soldi e se ne andò. In quel momento s’instillò in me un’idea: “Devo comprare una macchina per essere un vero uomo.” Lo so, non sono un uomo, ma oramai è innegabile, io sto cambiando e la dimostrazione di ciò è che l’idea, proprio come fa un seme, ha continuato a crescere nella mia mente. Così sono andato da un rivenditore di macchine usate, ho comprato una vecchia Fiat Punto bordeaux ed ho iniziato a scorrazzare per le vie della città. All’inizio non è stato facile imparare a guidare, ma ora la dirigo con disinvoltura. Ho scoperto una cosa assurda: gli Umani usano come carburante un derivato di un’emulsione di idrocarburi, la cui scorta è limitata sul loro pianeta. Sono proprio pazzi questi Terrestri.
Torniamo a noi, ero nel parcheggio ed ero molto deluso, oserei dire disperato. Misi in moto l’auto, accesi la radio e decisi di fare un giro per rilassarmi. Guidare i mezzi umani è meno stressante rispetto al kotomor (navicella con la quale è atterrato il Marziano*). Stavo viaggiando ad una velocità moderata, circa 100 km/h (dovete sapere che la mia macchina non riesce a superare i 140 km/h). La musica stava liberando la testa dai cattivi pensieri, devo dire che, artisticamente parlando, gli Umani sono davvero forti, dovreste sentire che melodie! Altro che le nostre musiche sintetizzate. Fatto sta che arrivai ad Osio Sotto, stavo viaggiando sulla statale 525 ed incominciai a vedere spuntare, qua e là, delle donne ai lati della strada. Erano mediamente molto giovani e vestivano in maniera succinta. Alcune stavano appoggiate a delle macchine, altre erano a bordo, altre ancora si appartavano con degli uomini facendoli scendere dai propri mezzi. Non riuscivo a capire cosa stesse succedendo. Ad un tratto sentii un urlo, si trattava di una voce femminile, così accostai, scesi dalla macchina e mi guardai attorno.

“NO BLACK BOY, I TOLD YOU!”
Ad una cinquantina di metri di distanza una giovane discuteva con un uomo dalla pelle scura. Lui scese dalla macchina ed il dibattito si accese. Mi misi a correre verso di loro.
“Che sta succedendo? State calmi.”
L’uomo teneva la ragazza per un braccio, lei mi guardò impaurita.
“FUCK YOU!” Aprì lo sportello dell’auto e lanciò all’interno la giovane, mi si avvicinò, mi mostrò un coltello, sorrise e poi si diresse verso il posto di guida. La donna, oddio, sembrava più una bambina, mi supplicava, con gli occhi, di aiutarla, ma non osava aprire la bocca. Tentai di aprire lo sportello del passeggero, ma era chiuso, così lo sradicai, lo lanciai via ed estrassi la ragazzina. L’uomo non disse nulla, si limitò ad osservarmi allibito. Lei mi chiese di riaccompagnarla a casa, ed io, non potei rifiutare.
“Come hai fatto?”
“Di che parli?”
“La portiera, in mano tua sembrava di marzapane.”
“Non saprei dirti.”
“Sei forte.”
“Grazie.”
“Ti va di spiegarmi cosa stava succedendo?”
“Clienti… Sono tutti delle teste di cazzo, mi rifiuto sempre di andare con i neri, spesso non pagano.”
“Certo, ma… Che cosa vendi?”
La ragazzina mi guardò crucciata.
“Sesso, ovvio.”
“Oh, quindi tu fai sesso a pagamento?”
“Sì.”
“Be’, non dev’essere male, devi divertirti parecchio.”
“Ma vai a farti fottere!”
“Ehi, ma dico, ti pare il modo di rivolgerti a quello che ti ha appena salvata?”
“Senti, tappati quella bocca, io non so come te la passi tu, ma io mi prostituisco tutte le notti e la casa dove mi stai portando non è mia, io vivo con il mio pappone, lui si prende quasi tutti i soldi e mi riempe di botte se non faccio quello che dice. Quindi fai silenzio e pedala.”
Accostai.
“Di che diavolo stai parlando?” Ero terribilmente perplesso.
“Uff, a 12 anni un uomo mi ha preso, mi ha portata qui, mi ha costretto a fare sesso per soldi ed, oltretutto, i soldi se li piglia lui. Dice che li investe nella mia protezione, mi protegge talmente tanto che stasera sarei stata violentata se non ci fossi stato tu.”
Rimasi in silenzio, la ragazza guardava dritto avanti a sé, mi girai verso di lei e la osservai per qualche istante. Aveva un’espressione dannatamente seria, ma dai suoi occhi spiovevano lacrime, come quelle scesero dai miei la sera di San Valentino, ma le sue sembravano venire direttamente dall’anima.
“Forza, ti porto a casa mia, penserò io a te.”
“No, non esiste, se non torno da Constantin quello mi ammazza.”
“Ti proteggerò io, non preoccuparti, puoi fidarti di me.”
“Non mi fido degli uomini.”
“Io non lo sono.”
Ripresi la marcia.
“Grazie… Io mi chiamo Mathilda.”
“Io sono David, molto piacere, ora riposati un po’, domani avremo tempo per conoscerci meglio,” le sorrisi, poi lei appoggiò lentamente la testa contro la portiera e chiuse gli occhi. Una volta arrivati al mio palazzo Mathilda dormiva profondamente, così la portai in braccio nel mio locale e la misi a letto. Mi sdraiai sul pavimento e, finalmente, anche io potei riposarmi.
Aprii gli occhi lentamente, vidi la ragazzina intenta a preparare la colazione, “buongiorno dormiglione!”
“’giorno,” all’inizio mi sentii un po’ a disagio, non ero abituato ad avere gente per casa.
“Forza, siediti a tavola.”
Mi accomodai su una sedia, Mathilda aveva preparato del tè, allungai un braccio, aprii un armadietto e presi un pacchetto di biscotti. La cucina era dannatamente pulita, finalmente si sedette anche lei.
“Che ne dici,” dissi io dopo aver sorseggiato un po’ di tè caldo, “ti va di spiegarmi cosa ci facevi l’altra sera a bordo di quella strada?”
Il sorriso scomparve dal volto della ragazzina, “pensavo di essere stata chiara: io sono una prostituta. Abitavo a Bucarest fino ad un paio d’anni fa. Là non era male, ma tutto è cambiato quando è morta mia madre, sai, era americana, era bellissima. Mio padre non è mai stato un gran lavoratore, lui è rumeno. Insomma, per sopravvivere fece un sacco di debiti e mi vendette ad un uomo. Io non mi ribellai, mi disse che mi avrebbe portata in Italia e che avrei condotto una vita migliore… Invece è andata come è andata.”
“Com’è che parli così bene italiano?”
“Mia madre, lei mi ha insegnato l’inglese, l’italiano ed ovviamente il rumeno.”
Rimasi un po’ ad osservarla, era davvero bella quella mattina, sembrava una ragazzina normale, una di quelle che vedi andare a scuola, correre nei parchi e litigare con le amichette, invece no, lei era diversa… Come me.
“Senti, volevo dirti che mi dispiace.”
“Per cosa?”
“Sai, ieri sera ho detto che il tuo lavoro sembrava divertente…”
“Non preoccuparti, nessuno ha mai fatto per me quello che hai fatto tu, sei perdonato.” Sorrise, “piuttosto, spiegami un po’ com’è che tu non sai cos’è una prostituta? Eppoi cosa vuol dire che non sei umano? Guarda che io ho una bella memoria, non aspettarti di dirmi qualcosa sperando che me la dimentichi.”
Abbassai la testa e mi misi a riflettere. Lo so cosa starete pensando, ma sinceramente non m’importa più, voi non sapete cosa vuol dire stare per così tanto tempo lontano dai propri simili ed io, in quel momento, avevo di fronte un essere che non era stato in grado d’inserirsi, su questo pianeta che puzza di marciume, proprio come me. Questo spiega le mie azioni e, se non vi accontentate delle mie motivazioni, andate a farvi fottere.
“Io sono un alieno, precisamente sono un militare marziano, mi hanno mandato qui per raccogliere informazioni sugli Umani e sul vostro pianeta.”
Mathilda si sganasciò dalle risate, andò avanti per un minuto, arrivò perfino a cadere dalla sedia. Si ricompose e vide che io non accennavo nemmeno un sorrisetto.
“Tu sei pazzo.”
“No, io sono un Marziano.”
Mi guardò fisso negli occhi, prese un profondo respiro e disse: “Ok, per me puoi essere quello che vuoi.” Riprese a mangiare la colazione, “su finiscila.”
Le giornate iniziarono a passare più velocemente, Mathilda mi costringeva ad andare in moltissimi posti: al parco, al cinema, al centro commerciale, in piscina, una decina di giorni fa andammo anche a Gardaland… Gli umani si divertono con poco. Cambiai casa, un monolocale non poteva più bastarci, affittammo un trilocale già arredato: c’erano perfino un lettore DVD ed un televisore. Noleggiamo e guardiamo svariati film assieme.
Esattamente 7 giorni fa, mentre mangiavamo un gelato alla Gemma, è successo quello che, prima o poi, sarebbe dovuto succedere.
“MATHILDA!” Urlò un uomo nerboruto dall’altra parte della strada. Lei divenne pallida.
“È Constantin?”
“Sì,” mi rispose lei con voce tremante.
Mi alzai ed andai incontro all’uomo.
“C’è qualche problema?”
“Chi cazzo sei tu?”
“Un amico di Mathilda.”
“Be’ io sono il suo capo, quindi levati dalle palle,” provò a spingermi, ma fu lui a rimbalzare indietro.
“Senti coso, io non ho voglia di rogne quindi…” Non gli permisi di finire la frase, “sistemiamo la questione io e te: andiamo in quella vietta, lì non ci disturberà nessuno.”
L’uomo mi guardò in cagnesco, gettò uno sguardo verso Mathilda e disse: “Andiamo.”
Camminammo spalla a spalla, lui era un po’ più basso di me, aveva una pistola infilata tra i pantaloni ed il sedere. Era un’idiota, nessun uomo armato dovrebbe mettere in mostra il suo arsenale. Non appena girammo l’angolo fece per estrarre la sua arma da fuoco, ma io gli bloccai il braccio e con una piccola pressione lo ruppi. Con l’altra mano gli tappai la bocca in modo tale che non urlasse e con la stessa gli ruppi l’osso del collo. Tornai da Mathilda.
“Cos’è successo?”
“Non sentiremo più parlare di lui.”
La cosa più strana, però, accadde la sera. Stavamo guardando: “Matrix” ed, a circa metà del film, Mathilda appoggiò la sua testa sulla mia spalla, “ti amo David.”
Io mi misi a ridere, “non dire fesserie.”
“Non è una fesseria, io ti amo!”
“Non fare la bambina!”
Lei mi guardò in cagnesco, “dici così perché pensi ancora a quella là, pensi ancora a Clara.”
“No, dico questo perché ho 132 anni in più di te e non so cos’è l’amore, mentre tu te ne esci con espressioni assurde come questa. Io sono un Marziano e sono troppo vecchio per te, anche se tu mi amassi veramente, cosa veramente improbabile, sarebbe sbagliato.” Le diedi un bacio sulla fronte e continuai: “Dai, vai a letto, il film lo finiamo domani.”
“Stanotte sto qui con te,” disse lei con voce infantile.
“Senti, io voglio avere il mio spazio per dormire, mi rigiro parecchio.”
“E chi ha detto che dobbiamo dormire?”
“SMETTILA! NON SI SCHERZA SU QUESTE COSE! FILA A LETTO MATHILDA E NON DIRE MAI PIÙ UNA COSA DEL GENERE.”

Il suo volto si coprì di lacrime, “SEI UN BASTARDO!” Scese dal divano ed andò in camera sua facendo sbattere la porta, singhiozzò per mezz’oretta poi si addormentò.
Il giorno dopo tornò tutto alla normalità, le era sparito il broncio ed io mi sentii immensamente più tranquillo. Confido che, da ragazzina intelligente che è, abbia capito in quale grave errore stava per incappare.
Ora è chiaro no? Il dolore è la benzina di tutto! Mathilda è arrivata ad affermare d’amarmi a causa di tutto il dolore che ha dovuto sopportare: ha trovato in me una persona in grado di proteggerla dal male ed ecco che s’innamora. L’odio, be’, devo dire che non avrei mai potuto uccidere Constantin, senza provare un minimo di rimorso, se non l’avessi odiato; il dolore che lui ha causato a Mathilda mi ha portato ad odiarlo. E ve lo ricordate no? Intendo quando Clara metteva tutte quelle foto felici con il fidanzato? Esibizionismo per mascherare il suo dolore, vi ricordate come stava quando sono andato a casa sua? Lo stesso vale per me e l’alcol, tutta colpa del dolore donatomi da quella donna.
So cosa state pensando e la risposta è no, io non ho dimenticato Clara, ma prima ho dovuto occuparmi di questa ragazzina addolorata, non potevo abbandonarla. Eppoi l’ho cercata a lungo, dunque ho cambiato tattica: ho smesso di nascondermi, sono certo che prima o poi arriveranno gli uomini in giacca e cravatta e quei dannati mi porteranno da lei. So che forse non ve ne importa nulla… Perché ve lo dico allora? Semplice, inizio a provare un enorme piacere nello scrivere, mi permette di mettere nero su bianco la mia anima. Spero vivamente che stiate continuando a leggere i miei rapporti nonostante tutto.

nota del traduttore*

David Starbuk 30/04/2017

Copertina a cura di Francesco Zarbà

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