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L’impresa artigiana e il lavoro ai tempi della grande crisi fotogallery

Inaugurata alla presenza del sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, Imprenditori che lavorano – Dentro i capannoni: le persone, i gesti, le parole, una mostra di foto e video di Gianni Canali, organizzata da CNA Bergamo, che racconta l’imprenditoria del territorio alle prese con una sfida epocale

È stata inaugurata la sera di venerdì 5 maggio alla presenza di Giorgio Gori, sindaco di Bergamo, e di Nadia Ghisalberti, assessore alla cultura del Comune di Bergamo, Imprenditori che lavorano – Dentro i capannoni: le persone, i gesti, le parole, una mostra di fotografie e video di Gianni Canali, organizzata da CNA Bergamo, che racconta l’imprenditoria artigiana bergamasca negli anni della grande crisi di questo inizio di millennio.

Allestita nei prestigiosi spazi della ex chiesa della Maddalena in via Sant’Alessandro 39 a Bergamo e aperta gratuitamente fino al 4 giugno, l’esposizione ripropone alcuni degli scatti fotografici pubblicati tra il 2010 e il 2015 sulle copertine del periodico di CNA Bergamo, l’associazione degli artigiani di cui lo stesso Canali, tra i più importanti professionisti del territorio bergamasco e non solo, è dirigente da diversi anni.

«Siamo entrati – ha detto Maria Teresa Azzola, presidente di CNA Bergamo – nella vita di imprenditori e imprese con l’intento di cogliere l’essenza del fare impresa, ritrarre persone che nel quotidiano trovano soluzioni per crescere e stare sul mercato, scoprire equilibri che sono la base della competitività, raccontare storie di persone, lavoro e imprese».
All’inaugurazione era presente anche Silvia Mazzucchelli, critica d’arte.

Le immagini, tutte di grande formato, e i video, realizzati nel backstage delle riprese, portano il visitatore nel cuore del lavoro quotidiano degli artigiani di CNA mettendo in scena un vero e proprio storytelling ante litteram. Soprattutto lo mettono di fronte allo sguardo di uomini e donne ritratti nei momenti più difficili della congiuntura economica, quando fare impresa era letteralmente un’impresa, e l’ultimo baluardo dell’attività corrispondeva con i loro capitani, ovvero con le persone.

“La mia idea di fondo – afferma Gianni Canali ella prefazione che accompagna il catalogo, a firma della critica d’arte Silvia Mazzucchelli -, è stata quella di mettere luce su queste persone, illuminare il fatto che esse hanno impiegato energie, in un momento di crisi e difficoltà, in cui diventavano l’ultima risorsa, l’unica fiammella accesa in quell’azienda”.

Ed ecco allora che si coglie il significato di quell’immagine di copertina, così emblematica. Quattro donne, Lucia, Simona, Francesca e Giovanna, madre e figlie, proseguono l’attività di assemblaggio di apparecchiature elettriche e cablaggi, avviata nel 1986 dal marito e padre artigiano elettricista, anche se considerata di appannaggio maschile. Dopo la sua prematura scomparsa, si impegnano a far rivivere la Elettra snc con forza e determinazione, come testimoniato dal ritratto: riparano macchine, fanno manutenzione, lavorano con clienti e fornitori. «Papà ci ha lasciato», si legge sempre nel testo di Silvia Mazzucchelli, che cita la loro voce, «un’eredità imprenditoriale costruita per noi e, in aggiunta, la voglia di difendere un patrimonio di sacrifici, di competenze, di esperienze e di umanità che rappresentano il nostro orgoglio, la nostra vita».

Indirettamente, il lavoro di Gianni Canali offre anche un’originale e probabilmente inedito spaccato dell’attività dell’associazionismo d’impresa, nella misura in cui documenta lo sforzo di CNA Bergamo, che ha prodotto la mostra, al fianco delle imprese per sostenerle e rappresentarne le istanze negli anni più difficili. «La storia di questo libro», racconta infatti Silvia Mazzucchelli, “inizia nel 2010, quando CNA Bergamo decide di dedicare uno spazio della sua rivista alle imprese artigiane che operano sul territorio bergamasco, in un momento storico caratterizzato dall’incombere della crisi economica. Giuseppe Vavassori, allora direttore della CNA, si occupa di raccontare in una rubrica intitolata “Storie di copertina” le vicende di queste aziende, mentre il fotografo Gianni Canali realizza i loro ritratti e una serie di video in cui racconta il backstage, […] le difficoltà, i dubbi, la fatica, in sintonia con le narrazioni degli imprenditori e le loro storie di lavoro”.

Da notare come quell’impostazione narrativa – una storia d’impresa raccontata in copertina del giornale da una fotografia e, nelle pagine interne, da una rubrica dedicata – sarà riproposta in mostra: il visitatore camminerà fra immagini “nude”, praticamente prive di didascalia, per immergerlo nel rapporto diretto con l’immagine. L’approfondimento sarà invece possibile solo a margine, grazie a schede disponibili in sala, sulle quali sono riproposti gli articoli originariamente pubblicati sul giornale.

Marchio inconfondibile delle immagini di Gianni Canali è l’asta della lampada per illuminare il set, che campeggia sempre in primo piano, in una fusione ideale del lavoro del fotografo artigiano con la materia che sta documentando e di cui si sente intimo parente.

“Gianni Canali – prosegue Silvia Mazzucchelli – come suggerisce il sottotitolo del libro è anch’egli “dentro i capannoni”, con le persone, a raccontare i loro gesti, le parole, le vite. E ancora è egli stesso un soggetto che parla del suo lavoro, poiché racconta ciò che nella propria storia l’ha condotto a divenire colui grazie al quale il segno fotografico potrà inscriversi nelle immagini. Così la scelta di inserire una lampada dietro la scena non fa che attingere al fondo semantico che assume la fotografia, a partire dal senso del suo nome. Fotografia è “scrittura della luce”, annotava William Henry Fox Talbot su una delle copie del “Pencil of nature”. Per questo “al graphein della foto-grafia” […] Gianni Canali affianca l’agente, ovvero la lampada, che rivela la presenza del fotografo al lavoro […]. Questa tensione insondabile è ciò che il ritratto attraversa ed espone: “rendere visibile l’invisibile” e in questo caso cercare di mostrare una passione, che si identifica con la propria professione”.

Impresa, artigianato, lavoro, territorio. È all’interno di questo quadrilatero che prende corpo la mostra di Gianni Canali.

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