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Ubi Banca, a un anno dalla Spa: l’azionariato bergamasco si è rafforzato

La pubblicazione da parte di Ubi dei verbali dell’assemblea del 7 aprile permette una rivisitazione dell’evento

La pubblicazione da parte di Ubi dei verbali dell’assemblea del 7 aprile permette una rivisitazione dell’evento.

Nella conferenza stampa a margine dell’assemblea il Presidente del Consiglio di Sorveglianza Andrea Moltrasio aveva espresso soddisfazione per la partecipazione assembleare.
“Il 50 % del capitale sociale presente non è banale, partecipazione importante dei nostri azionisti, momento molto positivo per la nostra compagine sociale, frutto della presenza di fondi e di soci storici del nostro territorio”.

All’assise del Banco Bpm per considerare un termine di paragone ha partecipato solo il 35 % del capitale.

All’assemblea di Ubi per l’ integrazione e nomina del consigliere di sorveglianza Dardanello, in sostituzione di Gola che si era dimesso per motivi personali, hanno votato oltre il 48 % del capitale sociale.
Un risultato di grande importanza per Ubi che è stata la prima a sottostare alla trasformazione in spa. Un sano realismo non letto da tutti nella giusta maniera. Ancor più interessante se guardiamo l’espressione del voto. Gli investitori istituzionali che nell’azionariato di Ubi pesano con quote superiori al 40% ,da cui una esposizione al mercato inferiore ad altri gruppi, (72 % in Unicredit, 70 % nel Banco-Bpm), nell’ assemblea del 7 aprile non sono stati maggioranza. E come per altre ex-popolari hanno votato per la continuità di governance.

Diversamente da quanto espresso dall’ assemblea elettiva del 2 aprile 2016, dove la lista presentata da Assogestioni risultò vincente con la nomina di tre consiglieri in rappresentanza dei fondi. Una novità nella governance che si è rilevata positiva ha tenuto a sottolineare lo stesso presidente Moltrasio, “ una espressione di disciplina del mercato, rigore, stabilità. Un mix straordinario che respiro in Consiglio di Sorveglianza”.

Entrando nei dettagli dei dati recuperati dagli allegati al verbale il candidato Dardanello ha riportato oltre 92 % dei voti espressi. Un plebiscito al quale hanno concorso i fondi con quote come di consueto rappresentate dallo studio Trevisan per circa 178 milioni di azioni. Meno del 40 % , rispetto al rimanente apportato dall’azionariato storico di Ubi.

Tra i fondi già conosciuti e favorevoli alla candidatura di Dardanello spicca Silchester, con una quota pari al 7,2 % del capitale sociale di Ubi, che indica come il fondo americano sia il primo azionista e soprattutto rappresenti una espressione di stabilità nell’investimento, come più volte ricordato dal consigliere delegato Victor Massiah. Nulla a che vedere con i fondi speculativi.
Tra gli astenuti, una scelta già notata nella precedente assemblea di ottobre, un altro fondo non nuovo e consolidato nell’azionariato di Ubi, Dl Partners con oltre 27 milioni di azioni ( vale il 2,80 % del capitale sociale della banca).

Rispetto ad altre banche popolari trasformatesi in Spa successivamente, Ubi può contare quindi su un azionariato storico presente nella vita societaria e consolidato, ( vale più del 20 % del capitale sociale) attraverso l’adesione ai due patti parasociali esistenti, quello del Sindacato Azionisti espressione dei territori bresciani e quello dei Mille, in quota bergamasca.
Tra i primi, a parte la Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo con il 5,90 %, il cui presidente Genta nell’intervento in assemblea ha voluto immaginare per il futuro un superamento del sistema duale, da cui un risoluto presidente Moltrasio come per altre domande non si è certo sottratto, spiccano la Fondazione Banca del Monte con il 5,20 % , Upifra dei Gussalli Beretta con l’1,02 % , Olymbos dei Fidanza con l’0,80 %. Con quote leggermente inferiori La Scuola spa e Marbea Srl del gruppo Polotti, presidente del Sindacato azionisti Ubi Banca.

Il patto dei Mille nell’assemblea era ben rappresentato oltre che dalla famiglia Zanetti, dalla Quattro Luglio, 4,4 milioni di azioni, dalla Scame del presidente dell’Albino Leffe Andreoletti, 4.155.000 azioni. Quest’ultimo presente anche con la Cospa con 930.000 azioni. Cristina Bombassei con la Nuova Fourb con 2.700.000 azioni.
Il rafforzamento della base azionaria di Ubi è stato più volte auspicato dal Presidente Moltrasio e l’assemblea del 7 aprile testimonia che il messaggio viene raccolto. Tra i nuovi azionisti compare Polibis spa, società del gruppo Bosatelli, in delega al Presidente onorario Emilio Zanetti, l’altro è Gino Trombi, con ben 7 milioni di azioni Ubi.

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