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Chernobyl, trent’anni dopo: “Dove la vita e il ricordo non esistono più”

Continua la rubrica di BGY sui temi di politica estera a cura di Marco Cangelli, classe 1997. Oggi si parla dell'attuale situazione a Chernobyl, trent'anni dopo l'esplosione nella centrale nucleare

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Chernobyl, 26 aprile 1986. Nella tranquilla cittadina ucraina, la vita scorre normalmente, quando un boato squarcia il silenzio ed una nube di fumo si alza dalla centrale nucleare. È esploso il reattore numero 4 nella centrale nucleare e nell’esplosione perderanno la vita 30 persone fra operai e soccorritori, senza contare le persone morte in seguito alla contaminazione radioattiva. Trent’anni dopo Chernobyl è ancora lì, nulla pare esser cambiato, solo due cose sono diverse: la vita e la consapevolezza di ciò che è avvenuto.

chernobyl

Passeggiando per la città scomparsa dalle cartine geografiche si possono ancora osservare le strutture costruite dall’Unione Sovietica, dove i dipendenti statali lavoravano e vivevano. Entrando in una di esse si possono ancora trovare i letti maniacalmente ordinati, i giocattoli dei bambini abbandonati a terra, le maschere antigas affisse alle pareti. Impressionante è vedere la costante presenza di maschere antigas all’interno di ogni casa: pensavano che si sarebbero potuti proteggere dalle radiazioni, ma tutto è stato inutile inutile.

chernobyl

Quel che rimane oggi di Chernobyl sono le rovine di un blocco comunista crollato poco dopo l’abbandono della città, ultimo esempio di un’architettura utilitaristica scomparsa con il suo creatore. Per alcuni ex abitanti la piccola città ucraina è diventata una riserva naturale dove flora e fauna sono tornati in possesso di quello che l’uomo si era preso. Un paradiso terrestre se non fosse per la fauna presente sul territorio che spesso ha vita breve a causa delle malformazioni e delle forme tumorali presenti anche negli individui nati lì.
Un territorio inospitale dov’è nessuna specie vivente può sopravvivere, un luogo dimenticato da Dio, creato per ricordarci che l’uomo distrugge alla stessa maniera di quello che crea.

Questo sarebbe dovuto diventare Chernobyl dopo il tragico evento, invece no, Chernobyl è diventata un business ed a non abbandonarla sono stati proprio gli uomini.

Migliaia di operai ucraini e bielorussi ogni mattina partono dalle loro abitazioni in treno per spostarsi verso la centrale nucleare, dove lavorano per otto ore senza protezioni esposti alle radiazioni e fanno manutenzione a quella struttura che ancora oggi arricchisce un paese di per se’ poverissimo. Poco importa se se nel giro di pochi anni tutt’e queste persone avranno contratto il tumore alla tiroide e moriranno fra dolori tremendi, poco importa perché quel che conta sono i soldi e se gli operai si ammalano non è certo colpa dello stato, “è colpa loro”.

A distanza di trent’anni la vita prosegue come la terribile mattina del 26 aprile, come se nulla fosse accaduto. Nulla è cambiato con le sola differenza che la vita non esiste più ed il ricordo pure.

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