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Alda Merini e Calcio: la sua vita col marito panettiere e i viaggi in treno per piangerlo al cimitero

L'amata poetessa milanese nel 1954 sposò Ettore Carniti, con cui visse per alcuni mesi nel paese della Bassa e lì, dopo che lui morì, si recava al cimitero per piangerlo

C’è un legame con Calcio nella travagliata vita di Alda Merini. L’amata poetessa milanese, morta nel 2009 a 78 anni, aveva infatti sposato un panettiere calcense, con cui ha vissuto per alcuni mesi nel paese della Bassa e lì in seguito si recava spesso in treno per piangerlo al cimitero.

Il retroscena sull’autrice, tra le altre opere, de “La pazza della porta accanto”, è emerso nel corso di una serata a lei dedicata nell’ambito della Settimana della cultura 2017 di Calcio, che si è conclusa nei giorni scorsi. La rassegna organizzata dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco Elena Comendulli e dal vice Giuseppe Cigognani, giunta alla seconda edizione, anche quest’anno ha riscosso un gran successo di pubblico durante ognuna delle serate che hanno trattato vari temi culturali, nella suggestiva cornice dello storico palazzo Vezzoli.

Il gran finale della rassegna è stato dedicato appunto ad Alda Merini. Tre artisti, Alberto Casiraghi, Massimo Arrigoni e Dario Cardelli, hanno ripercorso con parole e musica la tormentata esistenza della loro amica poetessa, arricchendola con aneddoti e curiosità.

La serata dedicata ad Alda Merini

La serata dedicata ad Alda Merini

È così emerso anche il legame con Calcio. Alda Merini nel 1951 conobbe Ettore Carniti, fornaio nativo di Soncino (Cremona) ma residente a Calcio e trasferitosi poi a Milano dove sviluppò la sua attività, riuscendo ad aprire diverse panetterie. Proprio in una di queste, tra una rosetta e una ciabatta, scoccò l’amore tra la scrittrice il panettiere, che dopo un breve fidanzamento convogliarono a nozze nel 1954.

L’atto di nozze tra Ettore Carniti e Alda Merini

I due, in attesa che fossero ultimati i lavori nell’appartamento che avevano acquistato a Milano, pare vissero per alcuni mesi nella casa di Calcio del marito, in via Cesare Battisti. Tra alti e bassi, in un rapporto burrascoso, ebbero quattro figlie, prima dei problemi di salute della donna e il ricovero in ospedale psichiatrico che sembra venne deciso proprio dall’uomo.

La figlia più grande Emanuela così raccontò a Vanity Fair il punto di non ritorno “quando la mamma si ammalò davvero, arrivò nel 1966. Io avevo 11 anni, Flavia 8, Barbara e Simona non erano ancora nate. Mio padre, che era un uomo molto chiuso, un giorno disse che usciva per andare a un funerale e tornò dopo due giorni. Non abbiamo mai saputo dove sia stato. Mia madre fu presa da una terribile ansia, lo cercò disperatamente e, quando papà tornò, gli chiese conto di dove era stato. Lui non rispose, scoppiò una scenata violentissima. Mio padre non seppe gestire il litigio. Invece di calmarla, chiamò qualcuno al telefono: non abbiamo mai saputo chi. Poi portò me e Flavia dalla portinaia, risalì e poco dopo sentimmo nostra madre che gridava mentre la trascinavano giù per le scale. La sera stessa papà ci portò a Torino, da parenti che quasi non conoscevamo. In poche ore era sparita la nostra famiglia, non avevamo più una casa e nemmeno dei genitori. Quando ci penso, sento dentro le stesse sensazioni di allora: terrore, disperazione, senso di impotenza”.

Nonostante la relazione fatta più di bassi che di alti e il secondo matrimonio con l’anziano poeta Michele Pierri, nel 1983, Alda Merini rimase molto legata al primo marito, che morì proprio in quell’anno e fu sepolto a Calcio. Negli ultimi anni di vita la scrittrice si recò spesso in treno da Milano al cimitero calcense per far visita al marito. Come raccontato da chi la vedeva, sempre con indosso un pesante cappotto, anche durante la stagione estiva, sotto al quale nascondeva le lacrime di dolore per quel sogno d’amore infranto, in una malinconica vita fatta di traversie, convogliata nelle sue opere letterarie.

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