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Vendita dello stadio, lunedì si chiude il bando: vale quanto Udine e Sassuolo messi insieme

Lunedì 8 maggio a mezzogiorno si chiude il bando per la vendita dello stadio Atleti Azzurri d'Italia.

Lunedì 8 maggio a mezzogiorno si chiude il bando per la vendita dello stadio Atleti Azzurri d’Italia.

La base d’asta è stata fissata in 7,825 milioni di euro e a stimare questo valore è stata la società Avalon.

Le buste si apriranno molto probabilmente nei giorni successivi e nel giro di pochi giorni ci sarà il passaggio di proprietà da parte del Comune di Bergamo al miglior acquirente. Nel giro di sei mesi la nuova proprietà dovrà presentare un progetto per l’intera qualificazione dello stadio, che dovrà avvenire entro sei anni.

Una scelta quella del Comune di Bergamo che va proprio in questa direzione: alienare un bene pubblico per ritrovarselo entro il 2023 completamente ristrutturato. In caso il nuovo acquirente non portasse a termine questi lavori, sarà costretto a pagare una penale. Negli ultimi due mesi, da quando il bando per la vendita è stato pubblicato, non sono mancate polemiche da parte dell’opposizione – in particolare del Movimento 5 Stelle – sul valore di stima e sulla società che ha formulato la cifra.

Davvero 7,825 milioni di euro è un prezzo troppo basso?
Basta dare un’occhiata agli altri tre stadi che da proprietà pubblica sono passati al privato: Juventus, Sassuolo e Udinese. E si scopre che il valore dello stadio di Bergamo vale quando gli stadi di Sassuolo e Udinese messi insieme.

Se fosse il caso di vendere lo stadio, e non cederlo in concessione, e sul prezzo in base d’asta è intervenuto in Consiglio Comunale l’Assessore Francesco Valesini, evidenziando quanto il Comune non abbia guadagnato dagli affitti versati negli ultimi 25 anni da Atalanta e dall’AlbinoLeffe.

“Ricordiamo che dal 1991 ad oggi la manutenzione dello stadio è costata 14 milioni di euro. Quello che stiamo valutando è un bene che non ha mercato. Perché vendita e non concessione d’uso? Perché la concessione porta con sé delle contropartite in opere urbanistiche molto pesanti: a Udine corrispondono 18mila metri quadrati di superficie commerciale, a Torino 25mila. Lo stesso Comune di Bergamo nel 2006 aveva messo in campo l’eventualità di riqualificare lo stadio tramite concessione d’uso ma sull’area della Martinella c’erano contropartite importanti”.

La maggior parte delle squadre dei massimi campionati italiani gioca in strutture in affitto, soprattutto di proprietà comunale, con costi anche molto alti. La proprietà e le condizioni degli stadi influiscono fortemente anche sui ricavi da biglietti e abbonamenti.

In Italia la media è del 10%, l’Atalanta è addirittura sotto la media nazionale all’8% (con 3.252.000 euro di ricavi da biglietti e abbonamenti, dati 2014) e la Juventus a guidare, grazie al nuovo stadio, la graduatoria con il 15% dei ricavi, pari a 41milioni di euro. La scelta del Comune di Bergamo, quindi, va in una direzione molto chiara: quella di avvicinare gli standard calcistici a Bergamo a quelli europei, consentendo alla città di usufruire di uno stadio moderno e in grado di consentire a chi vi gioca di rafforzarsi sul mercato calcistico del nostro Paese.

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