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Papa Francesco in Egitto: una testimonianza di fede per tutta l’umanità

Il viaggio di Papa Francesco in Egitto si è concluso con una toccante omelia pronunciata nel corso della Messa conclusiva. Ce ne parla Cristian Acquaroli, classe 1995 e studente di Teologia

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Air Defense Stadium, Il Cairo. Sabato 29 aprile 2017.

Papa Francesco prima di terminare il viaggio durato due giorni in terra egiziana ha celebrato la S.Messa all’interno di uno stadio che, come hanno notato numerosi giornalisti, era davvero immenso per contenere la piccola comunità cattolica del Paese a maggioranza musulmana.

Dopo l’incontro con le varie autorità del suolo egiziano e la firma della Dichiarazione comune con il papa copto Tawadros II, la celebrazione eucaristica che conclude i viaggi papali è stata l’occasione per il pontefice di rafforzare la fede dei cristiani egiziani che, come abbiamo anche recentemente potuto ascoltare e vedere tramite i mezzi di comunicazione, vengono perseguitati in terra d’Egitto solo per essersi professati cristiani.

Il brano evangelico dei discepoli di Emmaus (Lc. 24,13-35) è stato il trampolino di lancio per il papa per presentare la singolare esperienza che ha visto coinvolti i due discepoli, inizialmente incapaci di accettare la morte di Gesù come mezzo attraverso il quale Egli avrebbe reso gloria al Padre suo. “Quante volte -prosegue il papa, quasi alludendo al fenomeno dell’estremismo che sta attraversando il mondo del nostro tempo- l’uomo si auto-paralizza, rifiutando di superare la propria idea di Dio, di un dio creato a immagine e somiglianza dell’uomo! Quante volte si dispera, rifiutando di credere che l’onnipotenza di Dio non è onnipotenza di forza, di autorità, ma è soltanto onnipotenza di amore, di perdono e di vita!”.

Ma le parole che da quello sperduto stadio sembrano arrivare anche nella nostra liquida Europa sono quelle inserite verso la fine del discorso: “La fede vera è quella che ci rende più caritatevoli, più misericordiosi, più onesti e più umani; è quella che anima i cuori per portarli ad amare tutti gratuitamente, senza distinzione e senza preferenze; è quella che ci porta a vedere nell’altro non un nemico da sconfiggere, ma un fratello da amare, da servire e da aiutare; è quella che ci porta a diffondere, a difendere e a vivere la cultura dell’incontro, del dialogo, del rispetto e della fratellanza; ci porta al coraggio di perdonare chi ci offende, di dare una mano a chi è caduto; a vestire chi è nudo, a sfamare l’affamato, a visitare il carcerato, ad aiutare l’orfano, a dar da bere all’assetato, a soccorrere l’anziano e il bisognoso (cfr Mt 25,31-45). La vera fede è quella che ci porta a proteggere i diritti degli altri, con la stessa forza e con lo stesso entusiasmo con cui difendiamo i nostri. In realtà, più si cresce nella fede e nella conoscenza, più si cresce nell’umiltà e nella consapevolezza di essere piccoli”.

Il papa supera la differenza tra cattolici e non, tra le varie religioni, tra giovani ed anziani, invitando tutti a collaborare reciprocamente e ad osservare come la fede sia la caratteristica costitutiva dell’essere umano. “Fede” allora non solo come insieme di atti devozionali e nascoste preghiere rivolte a Dio, ma essenzialmente come “fiducia nell’altro” e “profonda attenzione” al volto di chi condivide con noi le strade del mondo (Gesù stesso, apparendo ai discepoli di Emmaus, voleva forse aprire loro gli occhi non tanto su incomprensibili realtà metafisiche, ma sull’amata terra e su ogni carne umana crocifissa, per le quali Egli ha versato il suo sangue, ha dato la sua vita ed è risorto). La fede alla quale Francesco ha fatto riferimento non è dunque astratta idea, ma concreta azione che dissipa l’imperante pessimismo, sradica movimenti xenofobi e razzisti, migliora la convivenza pacifica tra gli uomini, ringiovanisce un mondo ateo ed irrazionale, umanizza l’inconcepibile materialismo e relativizza il relativismo valoriale.

L’emergenza migranti, le elezioni presidenziali francesi, la crisi venezuelana, l’emergere di populismi demagogici, l’ecumenismo, i diritti inalienabili dell’uomo, il caso Regeni, l’Europa che “è in pericolo di sciogliersi”,… sono stati i principali temi che, affrontati dal papa nel corso del suo rientro aereo a Roma, possono ben collegarsi all’omelia pronunciata all’Air Defense Stadium.

Il messaggio lanciato da Francesco prima di concludere l’omelia e salutare i fedeli è stato un invito ad osservare come “l’unico estremismo ammesso per i credenti (e qui con “credenti” abbraccerei tutti gli uomini) è quello della carità”. E noi, che abbiamo seguito e ascoltato le sue parole, vogliamo fare nostro questo appello per ri-fondare, partendo ovviamente dalla nostra situazione europea, una vera “società dell’amore”.

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