BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

Iva su e cuneo fiscale giù: giochetti da paese dei balocchi

Nel prossimo Documento di Economia e Finanza definitivo, dopo l'approvazione del Parlamento, si vocifera di un ipotetico aumento dell'Iva in cambio della riduzione del cuneo fiscale

Siamo tutti in attesa di leggere il prossimo Documento di Economia e Finanza definitivo, dopo l’approvazione del Parlamento, ma già si vocifera circa l’ipotetico aumento dell‘Iva in cambio della riduzione del cuneo fiscale. Questa manovra potrà non avere inizio immediato ma potrà essere differita negli immediati anni a venire. Ciò non toglie che il teorema che sintetizzo nelle righe a seguire sia di immediata percezione.

Tradotto in un’immagine facile da immaginare, siamo alla solita scenetta della mano governativa tesa per consegnare un regalino mentre l’altra ci viene infilata in tasca per toglierci qualcosa che, in questo caso, andrebbe a pareggiare o a superare i vantaggi della riduzione dell’Irpef sul costo del lavoro.

Quindi, se da una parte la riduzione del costo del lavoro produrrà vantaggi ad imprese e lavoratori, l’eventuale rincaro delle aliquote Iva andrà a colpire indiscriminatamente tutti, compresi i ceti più deboli che, per colmo di insipienza ministeriale, oltre a non beneficiare della diminuzione del costo del lavoro si vedranno sfilare di tasca maggiori costi dovuti all’aumento delle aliquote Iva.

E, parliamoci chiaro, dato che Renzi non è al governo, ha un bel dire che non bisogna aumentare l’Iva. Non sarà lui a decidere bensì il ministro Padoan con l’attuale compagine governativa. Qual è l’attenuante dietro la quale i nostri politici si possono nascondere? Eccola, servita su un piatto d’oro, questa volta, dall’Unione Europea che suggerisce di alleggerire le imposte dirette e di praticare un corrispondente aumento delle imposte indirette. Incredibile! Non vi viene da pensare che sia una presa per i fondelli?

I primi ad essere colpiti in caso di attuazione di questa infausta ipotesi, saranno i consumi ed è facile intuirne la ragione. E se a coloro che già hanno poca capacità di spesa si propongono prezzi in aumento, ne risentiranno fatalmente gli acquisti che diminuiranno, andando ad incidere negativamente sul PIL del quale costituiscono una voce alquanto rilevante. Se poi si andranno a rivedere anche le detrazioni fiscali e le deduzioni che oggi permettono ai ceti meno abbienti di avere un minimo ritorno di spese effettivamente sostenute, il danno sarà doppio. Parlo soprattutto dei pensionati, categoria sulla quale anche la stampa in genere glissa. Se, come affermava Léo Ferré, la poesia odora di piedi, il terreno abitato dai pensionati è paludoso, ci si può sporcare se lo si percorre.

Le maggiori spese della popolazione anziana e con redditi decisamente bassi se non sono stati parlamentari o funzionari di alto rango dello stato, sono individuabili nell’acquisto di farmaci, spesa che segue a poca distanza quella per l’alimentazione. Non è di oggi il dato che tante persone hanno smesso di curarsi perché non hanno la possibilità di sopportare il costo dei ticket o del medicinale che, in alcune situazioni non infrequenti, non è rimborsato dal sistema sanitario nazionale.

Al danno costituito dall’età e in alcuni casi, da pensioni da fame, si andrebbe così ad aggiungere il danno della mancata restituzione delle poche miserevoli monete già falcidiate da franchigie e da altri trucchetti che rendono risibili questi parziali rimborsi di somme già interamente spese.

Una domanda ai signori inventori dei giochini per “magnarse”, in nome della legge, il più alto ammontare di somme rimborsabili: vi siete accorti che nessun sindacato e nessun partito difende più in modo non dico esclusivo, ma almeno precipuo, il mondo dei pensionati? Sì, una volta si parlava di un partito che oggi, per tema di sparire, si è aggregato agli azzurri e che nel logo portava, se non erro, la parola pensionati, identificativa di una categoria importante di persone. Riemerge solo quando si è prossimi ad eventi elettorali per carpire qualche consenso a chi non ha ancora capito che così com’è strutturata, questa storiella non serve a nessuno e tantomeno ai pensionati.

È altrettanto vero che dal provvedimento di aumento dell’Iva sarebbero penalizzati anche i percettori di redditi più elevati perché chi più ha, più spende. Una volta tanto il titolo di una famosa telenovela diventerebbe realtà: anche i ricchi piangono.

È evidente che la crescita ancora incerta e ai primi passi, potrebbe di nuovo regredire e “gattonare”, avere cioè un rallentamento. Del resto, il recente giudizio di una delle più note società di rating alla quale certamente è venuta all’orecchio anche questa ideuzza contenuta nel Def, ha sancito un declassamento del giudizio attribuito all’Italia in termini di affidabilità e di possibilità di ripresa. Ovviamente, si legge Italia ma in realtà si intende il/i sistema/sistemi di governo che la reggono, o meglio che fanno o hanno fatto di tutto per azzopparla.

Se l’Iva aumentasse di 1 punto, raggiungeremmo il livello di Portogallo e Irlanda e se aumentasse di 2 punti, saremmo sul podio dei vincitori per avere l’imposta più alta insieme a Finlandia e Grecia. Una chiosa chiarificatrice va fatta per quanto riguarda la Finlandia, dove l’assistenza alle persone e alle famiglie non è lasciata alle sole espressioni verbali auliche e ricche di patos quando si diffondono dai palchetti dei comizi elettorali come accade a casa nostra.

Insomma, non riusciamo a uscire dai giochetti del paese dei balocchi. Scongiurata la brutta fine minacciata da Mangiafuoco, troviamo un gatto ed una volpe che ci attendono sul percorso della liberazione dallo scampato pericolo.

Caro signor ministro, per noi comuni cittadini gli arzigogoli che voi studiate nottetempo per illuderci di tenderci una mano vengono sottoposti a una elementare prova del 9 che in Italialand quasi tutti sappiamo fare. Esempio: se ti do 10 e ti tolgo 11, di quanto ti ho favorito? E se non hai benefici da un provvedimento e quindi non ti do nulla ma ti tolgo qualcosa, di quanto ti abbassato il cuneo fiscale?

Se poi pensiamo che la Costituzione prevede che i cittadini abbiano un uguale trattamento di fronte alle leggi, concetto implicito nella parola uguaglianza, caro Ministro Padoan, dovrebbe pensare ad un provvedimento che compensi in egual misura le categorie escluse dal beneficio della diminuzione del cuneo fiscale che io definisco finta, vale a dire: pensionati, disoccupati e inattivi. Sarebbe per lo meno salvo il concetto di uguaglianza.

Dal punto di vista del diritto elementare, non di quello rivisto e corretto a scopo politico/governativo, l’uguaglianza di trattamento è un presupposto costituzionale. Se si verificassero le ipotesi sopra descritte, oltre alla beffa della quale sarebbero oggetto alcune categorie di persone, verrebbe leso in modo palese il concetto di uguaglianza di fronte a benefici e doveri. Voi politici lo chiamereste vulnus, cioè ferita. Ecco, io e una valanga di pensionati e di disoccupati privi di tutele, ci sentiamo feriti dall’esclusione anche da questa opportunità. E non è la sola nella quale non c’è menzione del nostro stato.

Ci pensi, signor Ministro.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.