BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

Davide Cerullo: “Da Scampia un tizzone scampato all’incendio”

"Vela: rendere consapevoli" è uno dei progetti sulla legalità sostenuto dal Comune di Scanzorosciate e da diversi Enti bergamaschi, nato con l'intento di contribuire a fermare il degrado di Scampia, grazie alla collaborazione di Davide Cerullo. Lara Bortolai, classe 2000, l'ha incontrato

Davide Cerullo è un tizzone scampato ad un incendio. Succede a legni che si battono contro il fuoco. (Erri De Luca)

“Vela: rendere consapevoli” è uno dei progetti sulla legalità sostenuto dal Comune di Scanzorosciate e da diversi Enti bergamaschi, nato con l’intento di contribuire a fermare il degrado di Scampia, grazie alla collaborazione di Davide Cerullo.

Le “Vele” è il noto nome con cui vengono chiamati i casermoni costruiti negli anni ’70, che hanno fatto da sfondo anche al famoso film e alla serie tratti dal libro “Gomorra” di Saviano. Davide Cerullo è cresciuto in questa zona dimenticata e oppressa dalla criminalità organizzata che non ha mai permesso alle “Vele” di dispiegarsi verso altri orizzonti possibili…
In una conferenza presso la sala consiliare del Comune di Scanzorosciate, Davide ha raccontato la sua storia a ragazzi e adulti, durante il consueto appuntamento annuale. Tutta la narrazione è stata arricchita da riflessioni personali di grande spessore umano e pedagogico che hanno permesso ad ognuno di confrontarsi col proprio vissuto personale.

“Vengo da Scampia, dove, come in molti altri posti, alcuni genitori si preoccupano per i loro figli, ma non se ne occupano. Creano delle ansie, delle paure, degli infelici, ma non si occupano, non ci sono, non concedono il loro tempo. Un grande poeta e sociologo, Danilo Dolci, ha scritto: “Ciascuno cresce solo se sognato”. Mio padre non mi aveva mai sognato, non c’era, si era ricostruito una nuova vita e noi quattordici fratelli siamo cresciuti soli con mia madre. Sono entrato quasi automaticamente nel giro della camorra; a dieci anni ero già ricercato dalla polizia e a quattordici guadagnavo 900.000 lire al giorno (460 euro circa). La prima volta che venni arrestato, a sedici anni, non mi ammanettarono; siccome avevo visto in televisione che ai camorristi venivano messe le manette, chiesi ai poliziotti lo stesso trattamento: io ero uno di loro, volevo essere come loro. Quando tre giorni dopo mi liberarono, al mio ritorno, mi accolsero i fuochi d’artificio; era come se tutto, intorno a me, mi confermasse costantemente che quella era la mia vita.
Nessuno, né in famiglia né fuori, mi aveva insegnato quali erano i veri valori. A scuola, per la maestra, era un problema non la mia assenza, ma la mia indesiderata presenza. Dobbiamo stare attenti ai valori che trasmettiamo ai nostri figli, che sono minacciati dalla moda, dai mass media e, in particolare, dalla televisione. Alcuni messaggi negativi, mafiosi, come l’attaccamento al denaro, passano proprio attraverso alcuni programmi televisivi. Tempo fa mi avevano contattato per il reality show “Il Grande Fratello” chiedendomi di entrare nella “casa”; avevano letto un mio libro ed io ero la storia che interessava loro, avrei potuto, così, secondo il loro punto di vista, vincere un sacco di soldi. Per me, che avevo vissuto la prigione, stare rinchiuso in quella “casa” non sarebbe stato certo un problema! Ho, però, detto di no per una questione di igiene mentale: ci ho guadagnato tantissimo.
A diciotto anni mi portarono nel carcere di Poggioreale e qui, di ritorno dall’ora d’aria, compii un furto cartaceo. Strappai due pagine dal Vangelo che avevo trovato sulla mia branda: il mio nome era ripetuto tre volte: “Davide, Davide, Davide!”… Per un attimo mi sentii parte di quella storia, rimasi colpito. Nelle parole della Bibbia, per la prima volta, avevo scorto una realtà altra, una speranza di libertà. Poi tornai alla solita vita e, una volta uscito dal carcere, incontrai, in modo fortuito, una suora bergamasca, Monica Redolfi. Sotto la sua guida iniziai a leggere libri e a ri-leggere la mia storia. Oggi dico che la poesia ha riesumato la mia vita.”

Davide si è ricostruito una nuova vita, trasferendosi al Nord e diventando padre di un figlio ed una figlia, oggi rispettivamente di diciotto e quindici anni. Tre anni fa ha fatto una scelta coraggiosa: ha deciso di tornare a Scampia con la sua famiglia. Non si è accontentato di essersi salvato, ma ha deciso di salvare. Ha fondato il centro “L’albero delle storie”, una ludoteca che accoglie tutti i bambini del quartiere.

“A sette o ad otto anni è già troppo tardi bisogna lavorare con le famiglie, altrimenti si creano solo degli assistiti. Stiamo lavorando per un progetto con bambini da 0 a 6 anni e le loro mamme e ad un altro ancora volto a realizzare una biblioteca popolare. La cultura è l’unica arma di riscatto”.

A proposito della nascente biblioteca, Davide ha chiesto a tutti di far pervenire al suo centro libri per bambini (no libri scolastici), per contribuire alla realizzazione di questo sogno.
Chi desiderasse può recapitare libri in buono stato presso la Comunità di S.Fermo – Via Santi Maurizio e Fermo, 7 BG – che si è resa disponibile alla raccolta nei giorni di sabato pomeriggio e domenica mattina (da Pasqua in poi).

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.