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Al Donizetti, il pianista sedicenne che incanta il mondo: Alexander Malofeev

La 54esima edizione del Festival Pianistico Internazionale è stata inaugurata al Teatro Donizetti dalla performance del pianista Alexander Malofeev, di soli 16 anni. I nostri Carlotta Fitzko, classe '99, e Daniele Ronzoni, classe '98, l'hanno incontrato ed intervistato

Ci sono ragazzi che, a 16 anni, hanno in testa quasi esclusivamente il divertimento, lo svago e l’uscire con gli amici senza pensare ad altro; il comportarsi, in fondo, da sedicenni quali sono, rispecchiando al meglio quell’età che prima o poi tutti rimpiangono. Passano i loro pomeriggi nel paese dove vivono, al massimo si spingono fino a quelli vicini, e non chiedono altro.

E poi c’è chi, a 16 anni, è già stato a Mosca, Milano, Amsterdam, Tokyo, Parigi, Brisbane,… Per svago? Assolutamente no; per lavoro. Un ragazzo di 16 anni che gira il mondo per lavoro: curioso e sorprendente. Chi è? È Alexander Malofeev, l’enfant prodige russo nonché uno dei più virtuosi ed affermati pianisti del panorama artistico giovanile internazionale. A febbraio ha debuttato con successo al Teatro alla Scala di Milano, il 27 aprile era al Teatro Grande di Brescia e nei prossimi mesi proseguirà il suo tour nel “bel paese” (che ha già confessato di amare). La sera del 28 aprile era qui a Bergamo, ad aprire la 54esima edizione del Festival Pianistico Internazionale, che animerà con una programmazione ampia e accattivante il Teatro Donizetti dal 28 aprile al 9 giugno.

Noi siamo andati a scambiare due parole con questo giovane talento.

Alexander Malofeev

Alexander ha iniziato a suonare a 12 anni, seguendo i passi della sorella diciannovenne, che aveva deciso anche lei di provare ad avere a che fare con il mondo del pianoforte: inizialmente in una scuola pubblica, decide poi, viste le strabilianti doti che sin da subito aveva mostrato, di trasferirsi in una privata. Per farsi conoscere partecipa a molti concorsi, vincendo numerosi premi – così tanti che sono difficili da ricordare tutti -: l’apice (per ora) viene toccato nel 2014 quando, a Mosca, vince il primo premio del “International Tchaikovsky Competition for Young Musicians”, impressionando pubblico e giuria tanto da spingere alcuni esperti a paragonare la sua parabola ascendente a quella che 30 anni fa consacrò Evgenij Igorevič Kisin, pianista russo naturalizzato britannico.

La domanda più spontanea da porre ad un sedicenne che passa anche 10 ore al giorno ad esercitarsi (come lui stesso ci ha svelato) non poteva che riferirsi al modo in cui trascorre quel poco tempo che riesce a ritagliarsi fra una prova ed un’esibizione. Abbiamo deciso di porgliela e abbiamo scoperto il suo amore per il mondo dei libri e degli scacchi, e il suo piacere nell’ascoltare non solo la musica classica, ma anche jazz e pop.

Alexander ha le idee molto chiare: se ad una persona piace una cosa, perché dovrebbe cambiare? Quello che a lui interessa non è il luogo dove esibirsi, quello passa in secondo piano. Ogni volta che appoggia le dita sui tasti, vuol far sì che il suo pubblico non si annoi nell’ascoltarlo, ma che lo apprezzi e che soprattutto si possa sentire coinvolto nel provare le stesse forti emozioni che lui in prima persona prova quando si siede sullo sgabello.

Un volto giovanile, un sorriso da ragazzo, ma anche una destrezza, una fluidità nei movimenti ed una tranquillità, che possono appartenere solo ad un talento indiscutibile, soprattutto considerando la giovane età.

Per avere un’idea di cosa la gente si aspettasse da Alexander e dal suo ruolo centrale alla prima del Festival, abbiamo fermato alcune persone che entravano al Teatro Donizetti e abbiamo fatto due chiacchiere con loro. Quasi tutti si aspettavano di riuscire a trovare in lui non solo la qualità, perché in fondo non si apre un Festival internazionale così prestigioso se non se ne ha, ma anche una certa maturità a livello artistico, necessaria per rimanere con i piedi per terra e per non rischiare di bruciare un talento così puro. Nel mentre, la frenesia del mondo dello spettacolo animava il dietro le quinte, e decine di musicisti in nero si muovevano nell’atrio dell’ingresso posteriore. C’era chi accordava il proprio strumento, e chi si dissetava; tutti, in ogni caso, si preparavano ad occupare il loro posto sul palcoscenico.

Alexander Malofeev

Ogni singolo lavoratore, qualunque sia il suo compito, svolge un ruolo fondamentale all’interno del teatro, ruolo che uno spettatore comune può solamente immaginare. È sufficiente pensare a coloro che, il giorno prima della serata d’apertura, giungono per montare la camera acustica, a quelli che si occupano di dirigere il personale addetto all’allestimento del palcoscenico, a chi segue e supporta i musicisti, fino ad arrivare all’ultima persona la quale, a fine spettacolo, spegne tutte le luci e chiude le porte del teatro. È soprattutto grazie a queste persone che, la sera del 28 aprile, è stato possibile inaugurare la stagione bergamasca del Festival, ed è sempre grazie a loro che questo evento potrà proseguire fino al primo martedì di giugno, coprendo tutto il mese di maggio ed animando il Teatro Donizetti, popolandolo costantemente di musica e persone, un perfetto e dilettevole connubio. D’altronde, come ci hanno insegnato millenni di storia, la musica è nata per confortare l’animo umano, e, come lo stesso Alexander ci ha ricordato, ciò che conta davvero è che il pubblico avverta l’emozione unica che un concerto dal vivo è in grado di suscitare.

Al termine della serata, quella maturità artistica di cui si parlava in precedenza, è stata finalmente riconosciuta a Malofeev, ed il giovane è stato premiato ed acclamato con un interminabile applauso. Il pubblico ha abbracciato così il ragazzo, che sembrava essere estremamente a suo agio sul palco. Ci sono persone che nascono con un talento talmente evidente che in nessun caso può essere ignorato, e sicuramente Alexander merita che la sua dote, la sua passione e il suo impegno continuino a ripagarlo il più a lungo possibile.

Ci racconta che non immagina la sua vita fra trent’anni senza la presenza incombente della musica, e chiunque dovesse sentirlo suonare non potrebbe fare a meno di pensare che questo ragazzo è nato per il pianoforte.

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