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“De Andrè canta De Andrè”: la versione di Cristiano tra rock e musica etnica

Venerdì 21 aprile il “De Andrè canta De Andrè” tour ha fatto tappa al Teatro Creberg di Bergamo. La nostra Francesca Lai, classe '93, era tra il pubblico e ci racconta l'evento

Il “De Andrè canta De Andrè” tour ha fatto tappa al Teatro Creberg di Bergamo. In quasi due ore e mezza di spettacolo Cristiano De Andrè è riuscito a farci emozionare, cantare e rivivere l’arte di Fabrizio in una veste del tutto inedita, intessuta di puro rock con qualche pregiato ricamo di musica etnica.

“Alla prima dello spettacolo ero terrorizzato. Credevo che i seguaci fondamentalisti di mio padre non avrebbero apprezzato gli arrangiamenti”, si confida Cristiano con il pubblico tra una canzone e l’altra. Di certo tale preoccupazione è stata smentita sin dalla prima del 6 marzo: il progetto ha suscitato non poco entusiasmo da parte di tutti, una ulteriore conferma dell’affetto e, perché no, anche della nostalgia che molti ancora nutrono per il grande Faber a quasi vent’anni dalla morte.

Il risultato di tale successo è frutto di tutte le conoscenze acquisite durante i preziosi anni del conservatorio ad anche in quelli immediatamente successivi segnati dall’attività con i “I tempi duri”, gruppo fondato dallo stesso Cristiano, che non manca di ricordare il maestro che, oltre al padre, ha contribuito alla sua formazione come musicista e come uomo: il compositore e pluristrumentista Mauro Pagani.
Proprio grazie a questo percorso di studio e di vita si può ben dire che “De Andrè canta De Andrè” non è una mera riproposizione del patrimonio artistico lasciato da Fabrizio, ma è qualcosa di più: è l’omaggio che Cristiano vuole rendere al padre in modo del tutto singolare e innovativo, è il rivivere il ricordo di Fabrizio come solo un figlio sa fare.

Questo quid pluris di cui parliamo è proprio Cristiano, con i suoi alti e bassi nella vita e nel difficile rapporto con Fabrizio. È stato commovente il momento del racconto delle discese e delle salite, delle mancanze e dei litigi con il padre che sono stati con il tempo perdonati e anche in parte dimenticati. Parole non di critica, ma di naturale comprensione verso personalità, come quella di Fabrizio, dotate della rara capacità di fare della vera arte il proprio paradigma di vita.

La sua forte sensibilità è emersa nella versione che Cristiano ha dato de “la Guerra di Piero”, canzone oggi più che mai attuale e di forte impatto sociale. Il ritmo più lento, quasi da stile recitativo, è riuscito a scolpire con più incisività ogni nota e ogni singola parola nel cuore dei presenti, che, inconsapevolmente, hanno così assorbito quel sentimento di sgomento, disprezzo e totale rifiuto della guerra che ha sempre contraddistinto il pensiero di Fabrizio, da uomo vissuto nel secondo Dopoguerra. Del resto, come ha dichiarato Cristiano, questo è un tour contro la guerra: non a caso l’immagine di mani che si stringono in un grande abbraccio, simbolo di pace e umanità, ha fatto da sfondo all’intero spettacolo.

Altro momento indimenticabile ci è stato regalato con “Khorakhanè”, canzone nata dalla collaborazione tra Faber e Ivano Fossati, che cerca di dare visibilità – di porre attenzione – al tragico destino che i Rom hanno dovuto patire durante la seconda guerra mondiale e anche dopo, costretti a vivere ai margini di una società che continua a non accettarli. È inevitabile dire che abbiamo ancora un immenso bisogno di Fabrizio e delle sue parole, “Khorakhanè” ci mostra una umanità che non è riuscita a fare grandi passi avanti: abbiamo ancora troppa paura del diverso, continuiamo a combattere con tutte le forze ciò che consideriamo estraneo, quando forse dovremmo impiegare le nostre energie per imparare a capire come bilanciare culture e tradizioni diverse, nel rispetto di tutti.

Non poteva mancare all’appello delle opere deandreiane “Volume 8”, di cui certo ricorderete “Amico fragile”, “Oceano” e “La cattiva strada”. Di questo album, nato dalla collaborazione fra De André e De Gregori, Cristiano ha voluto ricordare una canzone rimasta più in fondo al cassetto, una canzone che ben rispecchia i tempi in cui viviamo e che rappresenta il risultato della fusione tra l’ermetismo di Francesco e la lirica di Fabrizio: “Canzone per l’estate”, emblema di una generazione di uomini che ormai si è arresa all’incapacità di non saper volare.

L’apice della serata è arrivato con “Il pescatore”, il brano – credo – più famoso di tutta la produzione del grande cantautore genovese. La musica, ben nota agli uditori e suonata in versione Rock, ha fatto alzare giovani e non. In un istante, senza timore e senza ripensamenti, un gruppetto di ragazzi sono avvicinati cantando e ballando al palco. Immediatamente seguiti da altri, che, presi da quella adrenalina che solo la musica sa regalare, non hanno resistito alla possibilità di vivere un momento indimenticabile. Nei tre minuti di puro rock che sono seguiti, gli spettatori da semplici uditori si sono trasformati in parte integrante dello spettacolo, rendendo omaggio all’immenso De Andrè nel modo più spontaneo che possa esistere.

Questa è la forza di Fabrizio, questo è il potere di un uomo che continua ancora a coinvolgerci, a scuoterci pur non essendo più tra noi.
La speranza, che il tour porta con sé, è anche quella di portare la musica e la lirica di De André anche a tutti coloro che non ascoltano canzoni d’autore: il progetto è dedicato a coloro, soprattutto tra i giovani e giovanissimi, che ancora non lo conoscono. Non solo, vi è anche l’ambiziosa volontà di portare l‘opera di Faber all’estero: Cristiano ricorda con piacere gli anni in cui Faber e Bob Dylan si scambiavano reciproci complimenti.

Ma allora perché non riproporre a Dylan un progetto di collaborazione in onore del suo stimato collega? Domanda che rimane ancora aperta, ma con il sincero augurio che possa diventare ben presto una splendida realtà.

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