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Buste paga, Bergamo dodicesima in Italia con una media di 1408 euro mensili

Lo riporta Il Sole 24 ore che analizza i dati al termine del 2016, secondo i quali la provincia italiana con la quota più elevata di occupati è stata Bolzano (72,7%), mentre quella con il tasso di occupazione più basso è stata Reggio Calabria

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Bergamo è dodicesima in Italia nella classifica degli stipendi. Lo riporta Il Sole 24 ore che analizza i dati al termine del 2016, secondo i quali la provincia italiana con la quota più elevata di occupati è stata Bolzano (72,7%), mentre quella con il tasso di occupazione più basso è stata Reggio Calabria dove lavorano solo 37,1 persone su 100. La conferma del divario Nord-Sud arriva dall’indagine dell’Osservatorio statistico dei Consulenti del lavoro, aggiornato con i dati del 2016 e presentato sabato 29 aprile nel corso dell’ultima giornata del 9° Congresso nazionale della categoria professionale. La ricerca mette a fuoco anche altre parametri importanti, fra cui il tasso d’occupazione femminile, quello dei Neet e le differenze retributive: voci che unite al numero di occupati collocano al primo posto Bologna, rispetto al 2015 scavalca Milano in vetta alla classifica.

Per quanto riguarda gli occupati, dal 2° al 19° posto troviamo le province nelle quali sono attivi più di due terzi della popolazione in età lavorativa: dopo Bolzano il podio è completato da Bologna (71,8%), Belluno e Modena (68,8%), mentre Roma si è collocata solo al 57° posto (62,65%).

La ricerca evidenzia come gran parte del ritardo che l’Italia ha accumulato sui livelli di occupazione rispetto ai paesi europei è dovuto alla scarsa partecipazione al mercato del lavoro delle donne: uno squilibrio di genere che riflette, anche qui, il divario territoriale tra Centro-Nord e Mezzogiorno. Fra le 10 province nelle quali il gender gap occupazionale è più basso troviamo, infatti, solo una provincia del mezzogiorno Ogliastra (7%), mentre le altre 9 sono tutte del centro nord a partire da Arezzo (6,1 punti percentuali) e da Biella (6,4%) che guidano la classifica.

L’indagine suddivide gli occupati in base a due tipologie di contratti: i lavoratori standard, che comprendono i dipendenti assunti con un contratto a tempo indeterminato (compresi i part- time volontari), e i lavoratori non standard, costituiti da coloro che hanno un contratto di lavoro dipendente a tempo indeterminato ma in part-time involontario (i sottoccupati part-time), i dipendenti a termine, i collaboratori e gli autonomi.

Sotto questo punto di vista lo scorso anno i lavoratori standard sono aumentati di 280mila unità rispetto al 2015, mentre la quota più elevata degli occupati assunti con contratti non standard si è registrata nella provincia di Grosseto, dove si trovano in questa condizione oltre la metà dei lavoratori (54,6%) e quella più bassa a Varese (26,7%), con una differenza di circa 28 punti percentuali. Quote molto basse di lavoratori non standard si sono registrate nelle province prevalentemente del Nord: Lodi (27,2%), Gorizia (27,6%), Lecco (27,6) così come a Bergamo (28,3%) e Milano (30,3%).

Il numero di giovani 15-29enni nello stato di Neet (non lavorano, non studiano e non frequentano corsi di formazione) nel 2016 è stato di 2,2 milioni unità (1,1 milioni donne) , in diminuzione del 5,7% rispetto al 2015 per la flessione sia delle donne in questa condizione (-49 mila unità), sia degli uomini (-86 mila unità). La flessione maggiore si è registrata nelle regioni del Nord (-8,4%), rispetto a quelle del Centro (-5,9%) e del Mezzogiorno (-4,2%). In base a questi numeri il tasso di Neet nel 2016 (24,2%) è diminuito di quasi un punto percentuale rispetto al 2015 (25,5%): il valore di questo indicatore nel Mezzogiorno (34,0%) è stato superiore di 13 punti percentuali rispetto a quello del Centro (30,3%) e di 17 punti rispetto a quello del Nord (16,8%).

Come anticipato, Bologna, pur non essendo la migliore provincia nei singoli indicatori, è risultata tuttavia la migliore nella combinazione dei vari aspetti dei livelli e della qualità occupazionale prima esaminati. La provincia emiliana, grazie ai secondi posti raggiunti sul tasso di occupazione, sul basso tasso di neet e sull’alto livello di personale altamente qualificato, nel 2016 ha staccato Milano, vincitrice nel 2015.

Lo scorso anno la differenza retributiva tra la province con la retribuzione media più bassa, Ascoli Piceno (925 euro), e quella con gli stipendi più alti Bolzano (1.476 euro) è stata molto elevata: la busta paga del lavoratore marchigiano è stata inferiore di un terzo (551 euro) . Dopo Bolzano, le province con gli stipendi mensili più elevati sono state quelle di Varese (1.471 euro) e Monza e Brianza (1.456 euro). Bergamo è dodicesima in classifica, con una retribuzione La prima provincia del Mezzogiorno con la retribuzione media più elevata è stata, infine, L’Aquila (1.282 euro), che si è collocata al 55° posto della classifica.

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