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“Tutti quanti voglion far jazz”: ecco il CMC Trio

CMC, trio bergamasco nato nel 2013, si racconta a BGY dalla passione per il jazz alla pubblicazione del loro primo EP, "Canovacci"

cmc trio

Chi ha seguito almeno un evento dell’edizione numero 14 del Festival Scientifico BergamoScienza, riconoscerà di certo le note della sigla d’apertura di ogni conferenza. Ma in pochi forse conoscono gli autori di questa dolce musica: loro sono il CMC Trio. 

CMC come le lettere iniziali dei cognomi dei componenti della band: Michele Consonni, Alessandro Marzetti, Cristian Carissimi, uniti dall’amicizia e dalla passione per la musica, in particolare il jazz. Nata per i più svariati motivi, anche se per lo più di origine disneyiana…

“Penso di essermi innamorato del genere con gli Aristogatti”, mi confessa Michele al tavolo del ristorante; “A me viene in mente la Principessa e il Ranocchio”, aggiunge Cristian. Anche se in realtà ci sono motivi anche più seri, nati, per lo più, da un distacco dall’educazione data dalla musica classica: “Studiando la musica classica devi attenerti ad uno spartito in cui c’è scritto tutto – continua Cristian – E’ interessante, però si tratta solo di fare un esecuzione che puoi fare tu, come tanti altri. Con il jazz è più difficile, se non impossibile, perché le note scritte sono quattro e poi hai la massima libertà per esprimere il sentimento del momento e una canzone non uscirà mai uguale.”

Ripartiamo dalle presentazioni.

Alessandro Marzetti, trombettista classe 1991, sta ultimando la laurea magistrale in Lettere a Pavia ed è il fondatore del trio bergamasco nato nel 2013: “Mi concedete il copyright? – chiede scherzando a Michele e Cristian – L’idea del gruppo è nata poco più di 3 anni fa, ma in realtà suoniamo insieme da almeno 6-7 anni. Abbiamo incominciato in un sestetto da cui abbiamo ricevuto molte soddisfazioni, vincendo alcuni concorsi al Bopo di Ponteranica, tramite cui siamo anche finiti a suonare in carcere, una bellissima esperienza.”

“Siamo andati in carcere non perché suonavamo male, eh…” Ci tiene a precisare Michele, con la sua grande ironia.

Cristian Carissimi è il più giovane del gruppo… “No, in realtà no – scherza Cristian – sono il più vecchio, classe ’88 (e le battute sulla sua maggiore età rispetto ai compagni non si fermano e ci fanno ridere tanto). Suono la tastiera, anzi la pianola. Ho studiato ingegneria delle telecomunicazioni e adesso faccio l’impiegato per un’azienda multinazionale. La mia caratteristica è quella di suonare con la mano sinistra il basso e con la mano destra la tastiera, il pianoforte e vari strumenti. Quindi in realtà varrei per due, ma vengo pagato per uno.”

Povero Cristian, non solo è preso in giro, ma è anche sfruttato….

“Io sono Michele Consonni, suono la batteria. E sono io il più giovane – Michele è classe 1992-. Per me il gruppo è un’occasione molto concreta per studiare ed è uno stimolo per crescere costantemente. Tanti altri progetti sono di passaggio, mentre questo rimane quello più solido.”

Da una formazione musicale classica, nella banda del paese come per Michele e Alessandro (che continua a studiare presso il conservatorio di Pavia) o in una scuola privata per Cristian, tutti e tre alla fine sono approdati al jazz. “Ho studiato sei anni con il batterista jazz Stefano Bertoli – mi racconta Michele – ma anche lo studio nella banda mi ha aiutato molto. Sono due mondi diversi, ma la tradizione classica è indispensabile per aprirsi ad altri generi.”

Dalla loro passione è nato il primo EP, pubblicato a novembre 2016 e contenente 5 tracce + 1. “Il più uno si riferisce alla composizione che abbiamo realizzato come sigla del Festival di BergamoScienza che abbiamo suonato dal vivo al Teatro Donizetti. E’ nata su commissione, ma abbiamo cercato una sonorità che ci appartenesse un minimo che è quella che abbraccia il jazz, e che fosse anche abbastanza moderno e orecchiabile.”

cmc trio

Il titolo? Canovacci.

“C’entra con il teatro, sì – mi spiega Alessandro – Perché alcuni brani portano il titolo di una maschera teatrale della commedia dell’arte, ad esempio Brighella o Zanni, da me composta. Dietro ci sono riferimenti molto semplici, come una citazione di Debussy nell’opera dal titolo “La Suite Bergamasque”. E poi, certo, i canovacci si riferiscono all’improvvisazione, all’immediatezza del momento.”

A questi ragazzi di certo non manca la creatività… i prossimi progetti? “Sono tanti – mi raccontano finendo la cena- quello più interessante è forse quello che si allontana un po’ dal jazz più classico e abbraccia l’hip hop moderno americano.”

In bocca al lupo, ragazzi. Grazie a voi, adesso, inizierò ad ascoltare il jazz.

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