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“Historia magistra vitae”: Marine Le Pen alle prese con il negazionismo

Continua la rubrica di BGY sui temi di politica estera a cura di Marco Cangelli, classe 1997. Oggi si parla di Marine Le Pen e le sue dichiarazioni negazioniste

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“Historia magistra vitae” esclamava Cicerone duemila anni or sono in uno delle sue più celebri opere, ma, nonostante oggigiorno siamo in possesso di mezzi all’avanguardia quali archivi digitali, memorie artificiali e via dicendo, esiste ancora qualcuno al quale la storia non ha insegnato nulla.

Stiamo parlando di Marine Le Pen, candidata del Front National alla presidenza della repubblica francese che lo scorso 10 aprile ha dichiarato che “la Francia non è responsabile del Vel d’Hiv”. Stiamo parlando del Vel d’Hiv, luogo dove, nel 1942, 12000 ebrei “stranieri” (perché non cittadini francesi) venivano rinchiusi e poi deportati ad Auschwitz soltanto perché di religione sionista da parte della polizia francese oppure di un altro luogo?

Marine parlava proprio di quel fatto, ove le milizie francesi, di propria spontanea volontà, scelsero di arrestare e deportare un così grande numero di persone, senza che alcun comandante tedesco nazista ordinasse loro alcunché. Una svista imperdonabile per la Le Pen in quanto è improbabile non sapere del collaborazionismo francese durante l’occupazione tedesca, visto che ne parlano ormai tutti i libri di storia. Ne sono la prova personaggi quali il generale Philippe Petain e Pierre Laval, a capo della Repubblica di Vichy dopo esser stati ministri della Seconda Repubblica francese eletti dal popolo.

L’affermazione della Le Pen può essere spiegata soltanto se la si considera in un ambiente di tipologia negazionista, ove si tenda a nascondere la verità preferendo una più comoda bugia nata per sostenere la “purezza” del popolo francese. Povera Marine, accusata di distorcere la storia per un’uscita un po’ “infelice”, frutto di un’educazione di un padre che qualche anno fa affermava come le camere a gas fossero soltanto “un dettaglio della storia” o forse di un entourage un po’ troppo “burlone”, che ama chiamare affettuosamente Hitler “zio” e che ride mentre afferma che “ad Auschwitz c’era solo un campo di calcio ed una piscina per gli ebrei” e che “non ne hanno ammazzati abbastanza” durante le strette riunioni di partito. Insomma, come non capirla, se vivi in un ambiente del genere, la colpa non può essere di altri, come nel caso della deportazione degli ebrei.

Se la storia ci insegna bene, l’epopea di Marine Le Pen avrà lo stesso epilogo che ebbe suo padre alle presidenziali del 2002, una sonora sconfitta al ballottaggio ed un’ininfluente presenza alle elezioni amministrative di giugno. Nonostante ciò la nostra generazione ha la grande responsabilità di salvaguardare la storia dagli attacchi negazionisti, perché se Cicerone aveva ragione sul conto della storia, crimini atroci come la Shoah non accadranno mai più in futuro.

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