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Giorgio Jannone: “Sono contento, Pigna è più solida e resta in mani italiane”

Resta nel cda e le società del gruppo mantengono il 49% delle azioni: "L'ingresso di un investitore della rilevanza del Gruppo De Agostini e il buon andamento di Pigna nel 2016 conferiscono solidità economica e finanziaria all'azienda"

Giorgio Jannone resta nel consiglio di amministrazione e le società del gruppo mantengono una fetta più che significativa delle Cartiere Pigna dopo il closing che ha perfezionato l’acquisto del 51% della spa bergamasca con sede ad Alzano lombardo da parte di IDeA Corporate Credit Recovery I, primo fondo di Debtor-in-Possession Financing italiano, gestito da IDeA Capital Funds Sgr (leggi). Abbiamo approfondito con lui il presente e futuro della società.

Cosa cambia adesso per la Pigna e quale sarà il suo nuovo ruolo?

L’ingresso di un investitore della rilevanza del Gruppo De Agostini e il buon andamento di Pigna nel 2016 conferiscono solidità economica e finanziaria all’azienda. Per quanto mi riguarda, dopo il closing, le società del Gruppo Jannone continuano a detenere il 49% del capitale ed io resto membro del consiglio di amministrazione.

A quanto ammonta l’investimento?

Il capitale sociale dopo la chiusura dell’accordo è superiore ai tre milioni di euro, a cui va aggiunta una importate liquidità aziendale. Dea Capital ha acquisito oltre dieci milioni di euro di crediti.

Quali sono i prossimi obiettivi che si pone la società con l’arrivo di questi liquidi?

Dobbiamo gestire la “campagna scuola 2017”, consolidare i buoni risultati del 2016 e, entro il mese di Marzo 2018, saldare il 100% dei nostri debiti privilegiati.

Le banche bergamasche hanno sostenuto l’operazione in questa fase?

Devo ringraziare la direzione del Credito Bergamasco-Banco Popolare che ha da subito compreso la valenza sociale della nostra antica azienda. Per quanto concerne altri istituti “bergamaschi”… avremo presto modo di trattare l’argomento in altre sedi.

Un’azienda bergamasca che non viene ceduta all’estero, ma resta in italia. È un messaggio importante per l’economia del Paese?

Noi non abbiamo mai voluto delocalizzare, crediamo molto nella nostra gente, non possiamo non ringraziare le istituzioni bergamasche, anche quelle giudiziarie, che si sono rivelate fondamentali. Fare impresa in Italia rasenta ormai la follia, ma siamo ormai allenati e attrezzati per il “combattimento”.

Quali ripercussioni ci possono essere sul territorio e per tutta la Valseriana?

Quando dieci anni fa sono entrato in Pigna, la prima indelebile immagine è quella dei libri sociali sul tavolo pronti per il fallimento e quella degli occhi, piene di lacrime, dei dipendenti. Tutti, nessuno escluso, erano convinti fosse la prima grande azienda a dover chiudere. Oggi è tra le ultimissime ad essere rimaste. Da domani sarà una tra le più solide. Non riesco a nascondere la mia soddisfazione personale, anche perché spesso mi sono ritrovato solo nelle mie battaglie. Per la Val Seriana e per tutto il territorio Pigna rappresenta un importante indotto e un’ingente occasione occupazionale. Tra l’altro, siamo stati i primi a recuperare e a bonificare una gigantesca area industriale che presto darà vita a nuove occasioni di sviluppo.

Da politico e da imprenditore, che morale trae da questa esperienza personale?

Non mi occupo di politica attiva da anni, avendo rinunciato a candidarmi, dopo quattro legislature alla Camera, per stare con la mia piccola Luna. Ho sempre rispettato alcuni principi fondamentali. Il primo, il più importante, non devono e non possono esistere “padroni”. Le imprese rappresentano un bene sociale, appartengono a tutta la comunità. Per questo rappresentano un bene prezioso e devono essere molto più tutelate dalla politica, quella politica che spesso si dedica a creare ostacoli fiscali e burocratici più che a supportare le aziende. Non avrei poi potuto fare nulla senza mio padre, che lavora ininterrottamente da 70 anni e mi ha sempre e comunque dimostrato, insieme a mia mamma, una vicinanza meravigliosa, quella stessa vicinanza che spero in un giorno futuro di vedere, a mia volta, riconosciuta dai miei cari.

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