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Milano, Luis Sepùlveda ai giovani: “Siate curiosi, affido a voi il futuro”

Domenica 23 aprile, in occasione della manifestazione culturale "Tempo di libri" a Milano, è stato presentato il libro "Vivere per qualcosa", scritto da José Mujica, Carlo Petrini e Luis Sepùlveda. Ce ne parla Lucia Cappelluzzo, classe '94

Domenica 23 aprile ho partecipato alla manifestazione culturale “Tempo di libri” che, da mercoledì 19 a domenica 23, ha colorato e animato la fiera di Rho, a Milano. Nel programma previsto per l’ultimo giorno di fiera vi era anche la presentazione del libro “Vivere per qualcosa”, scritto da José “Pepe” Mujica, Carlo Petrini e Luis Sepùlveda.

Sono sempre stata una grandissima fan del militante cileno, da quando, in una giornata trascorsa a casa in malattia, ho letto tutto d’un fiato “Diario di un killer sentimentale” fino ad arrivare al mio libro preferito, “Ingredienti per una vita di formidabili passioni”, una sorta di autobiografia in cui lo scrittore racconta la nascita della sua cultura letteraria, l’impegno politico, le amicizie, l’esilio, il viaggio. Per fortuna, non è mancato alla presentazione, come, al contrario, è stato per Mujica, presidente della Repubblica dell’Uruguay fino al 2015, preso da altri impegni; perché, se fosse stato tutto affidato al terzo autore del libro, Carlo Petrini, e al moderatore dell’incontro, Ranieri Polese, sarebbe stato inutile presentarsi.

Ma andiamo per gradi, parliamo prima del libro presentato – cosa che si è totalmente dimenticato di fare Polese -. “Vivere per qualcosa” è un dialogo a tre voci nato dall’incontro tra Luis Sepúlveda, Carlo Petrini e José Mujica avvenuto ai primi di novembre del 2016 su invito dell’Università Statale di Milano, in cui i tre autori affrontano diverse problematiche del mondo contemporaneo, dallo sviluppo sostenibile alla politica, partendo dal presupposto che, se in nome di qualcosa è necessario vivere, questo qualcosa non può che essere la ricerca della felicità, definita da Petrini, nel corso della presentazione a Tempo di Libri: “Un’opportunità che noi abbiamo per costruire condivisioni e occasioni di aiuto verso gli altri. Questi sono piccoli gesti di felicità.”

Una felicità non personale ma globale, quindi, che sia compassione, fraternità, che possa abbracciare la comunità tutta e rintracciare così il senso più vero e autentico di ciò che è fare politica: “Bisogna dare un senso alla vita, bisogna far vedere che siamo dei soggetti attivi”, afferma Polese riportando le parole di Mujica. Si tratta di un libro che vuole suggerire una strada per ricondurre la società e la politica verso l’autenticità e la semplicità dei valori fondamentali.

Il primo capitolo del libro, scritto proprio da Sepùlveda, intitolato “Un destino condiviso” riporta, nelle sue prima righe: “Il libro che avete tra le mani è il frutto di un incontro fra tre persone che, pur nella diversità delle rispettive origini, percorsi e vite, condividono un destino comune.” Ho accettato questa premessa approcciandomi alla lettura e ripromettendomi di non essere troppo critica, ma, alla fine, non ce l’ho fatta. Non ho apprezzato gli interventi di Petrini che ho trovato molto distanti dalle appassionate e appassionanti personalità dei due politici sudamericani.
Un estratto del libro a firma di Petrini riporta: “Mujica, Sepúlveda, Petrini: tre comunisti. Una volta i comunisti mangiavano i bambini, adesso raccontano favole”. Ecco, faccio fatica a considerare comunista Carlo Pertrini.

Il soprannome dato a Mujica “il Presidente più povero del mondo” è tale perché aveva scelto di trattenere solo una piccola quota di stipendio, pari a circa 800 euro al mese, donando il resto ad associazioni benefiche – in un’intervista al quotidiano colombiano El Tiempo disse che tale quantità di denaro gli era sufficiente, alla luce del fatto che molti suoi connazionali devono vivere con meno.- Sepùlveda, militante politico a fianco di Salvador Allende, impegnato a combattere la passività politica del suo popolo e la dittatura imperante, venne infine esiliato; nel corso dell’incontro ha raccontato con un grande sorriso di aver recentemente riottenuto la cittadinanza cilena dopo essergli stata tolta nel 1986…!
Petrini, invece, fondatore di Slow Food, ha portato avanti le istanze del sostenibile ed equo nell’ambito cruciale dell’alimentazione, purtroppo però, non così abbordabili dalle fasce di popolazione a basso reddito… Tutto condivisibile, intendiamoci, ma, a mio parere, fuori tono rispetto chi, veramente, ha fatto dell’ideale del comunismo, della solidarietà e della condivisione, la sua intera vita.

Un vero peccato perché poteva essere una grande opportunità per conoscere di più di alcuni dei ricordi e delle istanze di uno scrittore militante come Luis Sepúlveda, che è riuscito solo a ricordare di quando, nel 1939, il Cile decise di accogliere più di due mila profughi spagnoli scappati dalla dittatura di Franco, concludendo con la massima “Governare significa educare”.

Per fortuna c’era lui che è riuscito, comunque sia, a dare un taglio eccezionale all’incontro, riempiendo il cuore dei presenti di ideali – e fa niente se resteranno solo utopie-: “La sinistra della nostra generazione è caduta in letargo, hanno lasciato che le idee invecchiassero. Ma le idee devono sempre restare giovani.”

Ed è proprio ai giovani che Luis destina il suo augurio e le sue speranze più profonde e sincere: “Confido nella nuova generazione, lo stato naturale della giovinezza è la curiosità e affido a voi e alle vostre incredibili vite il futuro.”

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