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“Leader nella lotta alla nefropatia”: Remuzzi finalista all’European Inventor Award

Il ricercatore bergamasco nominato insieme alle sue assistenti Carlamaria Zoja e Ariela Benigni fra i finalisti dello European Inventor Award 2017 nella categoria "Industria": i vincitori della 12ª edizione del premio saranno annunciati nel corso di una cerimonia che si terrà il 15 giugno a Venezia.

Nel mondo oltre 200 milioni di persone soffrono di malattia renale (nefropatia) cronica. Per decenni la Medicina non è stata in grado di fermare il declino della capacità dei reni di pulire il sangue, declino che portava spesso i pazienti a dipendere tutta la loro vita dalla dialisi.

Il successo delle terapie è ora molto aumentato e per milioni di pazienti la dialisi non e più un destino inevitabile. Questo grazie agli studi su nuove classi di farmaci sviluppati dal nefrologo italiano Giuseppe Remuzzi (68 anni) e dalle sue collaboratrici Carlamaria Zoja (61 anni) e Ariela Benigni (61 anni). Utilizzati per trattare la malattia renale cronica e le complicanze dei trapianti di organo fin dalla metà degli anni ’90, questi farmaci, basati su un inibitore di enzimi, sono divenuti una terapia standard per la nefropatia in tutto il mondo. 

Per questo risultato i bergamaschi Giuseppe Remuzzi, Carlamaria Zoja, e Ariela Benigni sono stati nominati fra i finalisti dello European Inventor Award 2017 nella categoria “Industria”. I vincitori della 12ª edizione del premio saranno annunciati nel corso di una cerimonia che si terrà il 15 giugno a Venezia.  

“Questi ricercatori sono leader globali nella lotta contro la malattia renale cronica. Le loro intuizioni rivoluzionarie sulle cause della nefropatia hanno dato nuova speranza a milioni di persone – ha detto il Presidente di European Patent Office, Benoît Battistelli, annunciando i finalisti di European Inventor Award 2017 – Le innovazioni di questo team di ricercatori hanno migliorato il livello delle cure e i risultati delle terapie dimostrando che la dialisi non è un destino scontato per le persone con malattia renale cronica”.

Fermare un killer silenzioso
Basterebbe un semplice test per ricevere un segnale d’allarme con molto anticipo: l’aumentata presenza di alcune proteine nelle urine segnala, infatti, un peggioramento nella funzione renale. In realtà molti pazienti chiedono aiuto solo quando i sintomi sono avanzati.

“Il cuore batte, i polmoni respirano, ma il rene non fa rumore e spesso le persone arrivano a una insufficienza renale terminale senza essersi mai accorti che qualcosa non andava per il verso giusto”, afferma Giuseppe Remuzzi.

Una volta i medici non potevano impedire che la malattia renale cronica, così come l’infiammazione renale post-trapianto, evolvesse nella ‘morte’ dei reni e nella dipendenza a vita dalle macchine per la dialisi. Oggi la dialisi non è più inevitabile grazie ai farmaci sviluppati dal nefrologo italiano e dai suoi colleghi ricercatori Carlamaria Zoja e Ariela Benigni. Verso la fine degli anni ’80 Remuzzi ha scoperto le proprietà nefro-protettive degli ACE inibitori usati normalmente contro l’ipertensione. Un meccanismo che li ha resi ora terapie standard per la nefropatia cronica nel mondo.

Lavorando con Carlamaria Zoja e Ariela Benigni presso la sede di Bergamo dell‘Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri da lui fondato, Remuzzi ha formulato farmaci specifici per la nefropatia che sono stati concessi in licenza a multinazionali farmaceutiche. L’Istituto non brevetta i risultati delle sue ricerche ma consente alle aziende partner di farlo.

“Se noi brevettassimo i nostri risultati, saremmo vincolati da clausole di segretezza e ci vorrebbero molti anni prima di poter rendere disponibili le nostre ricerche e quindi prima che queste possano dare un beneficio ai pazienti – spiega Remuzzi – questo non significa che le nostre invenzioni non siano usate commercialmente. Noi non depositiamo brevetti ma permettiamo di farlo in nome proprio a quelle aziende che ci supportano nella nostra ricerca. Noi rimaniamo gli inventori ma i brevetti sono depositati dalle aziende”.

Una domanda globale per questi farmaci salvavita
Mentre le intuizioni del team hanno permesso una comprensione scientifica della malattia renale, i farmaci brevettati hanno aperto nuovi segmenti di mercato. Le vendite di Losartan, portato sul mercato dalla multinazionale farmaceutica Merck nel 1995, nell’Unione europea e negli Stati Uniti, hanno raggiunto 1,46 miliardi nel 2011, secondo la società di ricerca di mercato IMS Health. Approvato nel 1977 con l’indicazione della terapia anti ipertensiva, Irbesartan ha portato 775 milioni di euro a Sanofi nel 2015. Nel frattempo l’incidenza globale della nefropatia non mostra segni di rallentamento: il mercato americano di terapie per insufficienza renale valeva 36,1 miliardi di euro nel 2016 e dovrebbe aumentare a 41,7 miliardi nel 2021 secondo BCC Insights.

Aumentare la consapevolezza sulla nefropatia
I tre ricercatori sono alla guida della lotta globale alle nefropatie. Giuseppe Remuzzi ha conseguito la laurea in Medicina a Pavia nel 1974 e tre anni dopo, nel 1977, ha cambiato il modo di vedere la nefropatia pubblicando su Lancet il suo approccio alla terapia della malattia renale. Oggi Remuzzi è un’autorità internazionale nel suo campo: autore di 1300 pubblicazioni, è il ricercatore clinico più citato in Italia. Docente di Nefrologia all’Università di Milano, è stato, dal 1996 al 2013, Direttore del Dipartimento di Immunologia e Clinica dei Trapianti ed è, dal 2011, Direttore del Dipartimento di Medicina dell’Azienda Ospedaliera Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Nel 1984 ha creato la sede di Bergamo dell’IRCCS Mario Negri, dove lavora come coordinatore delle ricerche.  Instancabile promotore della diagnosi precoce della nefropatia, l’inventore supporta l’iniziativa ‘0by25’ della International Society of Nephrology (ISN) che si prefigge l’obiettivo di azzerare le morti da nefropatie per cause prevenibili entro il 2025. Remuzzi ha ricevuto numerosi riconoscimenti fra cui lo Jean Hamburger Award (2005) da parte della società internazionale di nefrologia, il premio John P. Peters nel 2007 e il premio ISN Amgen Award (2011).

Carlamaria Zoja e Ariela Benigni hanno conseguito la laurea in Biologia a Milano e il PhD all’università di Maastricht rispettivamente nel 1979 e nel 2001. Dopo aver raggiunto Remuzzi al Mario Negri di Bergamo, Carlamaria Zoja è divenuta responsabile del Laboratorio di Fisiopatologia delle Malattie Renali e Interazione con altri Sistemi. Autrice di oltre 170 pubblicazioni e di nuove terapie combinate per la nefropatia, Zoja è elencata fra le scienziate italiane più influenti.

Ariela Benigni è attualmente capo del Dipartimento di Biologia Molecolare dell’Istituto, ha firmato 270 articoli in riviste peer reviewed ed è stata relatrice in oltre 140 convegni nazionali e internazionali. Ha ricevuto la Benemerenza della città di Bergamo ed è stata consulente dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

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