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Il grido di “Guernica” compie 80 anni, l’attualità del capolavoro di Picasso

Il compleanno di "Guernica", se è degnamente celebrato sul piano artistico, non si può dire altrettanto onorato dalle scelte dei potenti della terra e dai signori della guerra nell'attuale scacchiere mondiale.

Picasso, che aveva ereditato il nome della madre, di origini liguri, si è sempre considerato cittadino del mondo ma con il cuore profondamente legato alla sua Spagna e all’orgoglio del suo popolo.

Quando gli fu richiesta un’opera per il padiglione spagnolo all’Esposizione universale di Parigi del 1937, l’artista decise di mettere in scena la devastazione del bombardamento su Guernica, avvenuto ad opera dell’aeronautica tedesca alleata dei franchisti il 26 aprile dello stesso anno.

Un dipinto maestoso e sconvolgente, di 8 metri per 3,5, simbolo delle atrocità della guerra civile, manifesto contro gli orrori di ogni guerra, emblema dell’arte engagé. Un capolavoro a lungo conteso tra le istituzioni, custodito per molti anni al Museum of Modern Art di New York, rientrato a Madrid nel 1981, ospitato per un decennio al Prado e definitivamente trasferito nel 1992 al Centro de Arte Reina Sofia, museo d’arte contemporanea inaugurato dai reali di Spagna proprio nel ’92.

In occasione degli 80 anni dal bombardamento della cittadina basca e dall’esecuzione del dipinto, Madrid celebra “Guernica” con una grande mostra al Reina Sofia. La mostra “Pietà e terrore in Picasso: la strada verso Guernica”, in programma fino al 4 settembre, mette in fila 180 opere provenienti da importanti istituzioni internazionali, dal Musée Picasso e dal Centre Pompidou di Parigi, dalla Tate Modern di Londra, dal MoMA e dal Metropolitan Museum di New York, per illustrare il percorso artistico e morale di Picasso fino agli anni Quaranta, in un raffronto stilistico e tematico senza precedenti.

Ma il compleanno di “Guernica”, se è degnamente celebrato sul piano artistico, non si può dire altrettanto onorato dalle scelte dei potenti della terra e dai signori della guerra nell’attuale scacchiere mondiale. Le cronache delle ultime settimane riaccendono i riflettori sulle efferatezze e i crimini dell’uomo nel segno della violazione dei diritti umani, dell’uso delle armi chimiche e di armi di potenziale distruzione di massa.

Si sentono addirittura nuovi nomi da far rabbrividire: “la madre di tutte le bombe” e “il padre di tutte le bombe” – secondo il recente scambio di battute tra i portavoce di Mosca e di Washington. Nemmeno per i più devastanti uragani e tifoni in natura, per i quali si coniano i nomi più strani, qualcuno ha mai pensato di chiamare in causa concetti forieri di rapporti d’amore per eccellenza come quello di maternità e di paternità.

Si dice che quando Otto Abetz, ambasciatore di Hitler a Parigi, vide nello studio di Picasso la fotografia di “Guernica“, gli chiese se fosse stato lui a realizzare quell’orrore. Il pittore, di tutta risposta, gli disse “No, siete stati voi“. Un conto è la paternità di un’opera d’arte, un conto quella di un ordigno o di un crimine nefando. Solo la prima si può rivendicare a testa alta.

Nel corso della sua lunga esistenza Picasso ha certamente potuto constatare che la crudeltà delle bombe piovute dal cielo non si è fermata a Guernica, ma è proseguita nella seconda guerra mondiale e in ogni parte della terra: dall’atomica sul Giappone ormai in ginocchio al vile sterminio della popolazione di Dresda, alle bombe al Napalm sui villaggi del Vietnam.

Il grido di “Guernica”, la cui riproduzione in forma di arazzo campeggia nella Sala del Consiglio di sicurezza dell’ONU, ha attraversato forte e chiaro le coscienze dei popoli del XX secolo, un secolo passato alla storia come il più crudele e deleterio per la civiltà umana a livello globale. Purtroppo, però, dobbiamo constatare che il XXI secolo, da poco avviato, sta facendo di tutto per superarlo in peggio.

L’arte in generale non può illudersi di fermare progetti criminali e nefandi, né di correggere le deviazioni di chi continua a dimenticarsi che “fatti non fummo a viver come bruti”. Icone straordinarie come “Guernica di Picasso” restano però un monito perenne e ineludibile per il mondo delle arti: l’artista in certi frangenti storici non può esentarsi dall’impegno morale e concreto nelle scelte per la difesa dei diritti umani e civili.

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