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13 Reasons Why accusata di incitare al suicidio, ma gli autori difendono la serie tv

Headspace, un'associazione australiana di salute mentale e un membro del cast dello show televisivo Stranger Things, Shannon Purser, hanno espresso le loro preoccupazioni sui delicati temi trattati dalla serie tv 13 Reasons Why, in onda su Netfllix da marzo 2017.

13 Reasons Why ripercorre il suicidio dell’adolescente Hannah Baker, interpretata dall’attrice australiana Katherine Langford, attraverso sette cassette che la ragazza ha deciso di lasciare per spiegare i tredici motivi che l’hanno spinta a togliersi la vita.

E’ considerata la serie tv del momento, forse perché tocca temi delicati e, purtroppo, sempre più attuali e tra i millenials: il suicidio, lo stupro, l’isolamento sociale, la depressione, il bullismo.
Secondo quanto riportato dall’arruffianato Post Australia, l’associazione di salute mentale Headspace ha pubblicato un avvertimento sulla serie, riferendosi a essa come un “contenuto pericoloso”. L’associazione ha inoltre dichiarato di aver avuto un allarmante aumento di chiamate e di email a causa del programma.

Kristen Douglas, responsabile nazionale del sostegno scolastico di Headspace, ha raccontato di aver ricevuto messaggi da parte di scuole e genitori preoccupati dell’impatto della serie sui giovani. Ha anche spiegato che il suicidio rappresentato così dettagliatamente potrebbe portare a una reazione disturbata degli spettatori.
Secondo la responsabile, il suicidio non deve essere trattato come tutte le altre morti, né semplificato implicando il bullismo come causa principale.

“Non è come un incidente automobilistico o come avere il cancro”, dice Douglas. “Un’irresponsabile rappresentazione del suicidio potrebbe portare a ulteriori morti. La ricerca nazionale e internazionale indica chiaramente che l’impatto reale e l’esposizione al suicidio potrebbe accrescere il rischio di un possibile contagio suicida”.

shannon purser

Anche la nota e seguitissima dai giovani, attrice statunitense Shannon Purser, famosa per aver interpretato Barb nella serie televisiva Stranger Things su Netflix, ha deciso di inviare diversi tweet per ribadire ai suoi follower di non prendere troppo alla leggera tali avvisi. In passato l’attrice aveva discusso apertamente delle sue lotte contro la depressione e l’autolesionismo.

L’Australia ha linee guida rigorose sulla rappresentazione del suicidio, che non sono necessariamente in linea con quelle utilizzate dai media americani per la creazione di questo programma.

Nic Sheff, autore del sesto episodio di 13 Reasons Why, ha difeso la scelta considerata vitale dalla serie, di rappresentare l’intero viaggio di Hanna Baker fino alla traumatizzante fine.

“Recentemente ho letto un bel po’ di messaggi di alcuni sostenitori della prevenzione contro il suicidio e altri individui che hanno espresso la loro preoccupazione, e persino la loro indignazione, per la decisione del programma di rappresentare sullo schermo il suicidio”, spiega Sheff. “In altre parole queste persone hanno pensato che sarebbe stato meglio lasciare all’immaginazione la morte del personaggio. Questa risposta è stata davvero sorprendente per me. Fin dall’inizio, sono stato d’accordo con il descrivere il suicidio con quanti più dettagli e precisione possibili” .
“Quando ho letto per la prima volta la trama del primo episodio di 13 Reasons Why ho capito subito che quello era un progetto in cui avrei voluto assolutamente essere coinvolto”, conclude l’autore. “Sono stato colpito da quanto sia rilevante ma anche necessario un programma come questo, in grado di offrire speranza ai giovani, facendogli sapere che non sono soli. In 13 Reasons Why ho visto l’opportunità di esplorare questioni quali il bullismo, la violenza sessuale e la depressione”.

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