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Stretta del Comune sui nuovi negozi in città alta: “black list” a tutela del decoro

L'amministrazione comunale vuole adottare la legge Franceschini che le consentirebbe di vietare l'apertura di determinati negozi in città alta, nel nome della tutela del decoro: indicazioni anche sulle vetrine nell'area del DUC.

Bergamo potrebbe diventare presto la seconda città italiana, dopo Firenze, ad adottare la legge Franceschini in difesa del decoro delle aree di particolare valore archeologico, artistico, storico e paesaggistico da preservare tramite il divieto di apertura indiscriminate di negozi appartenenti a determinate categorie merceologiche.

Un provvedimento che nella volontà dell’amministrazione comunale, di concerto con Ascom, Confesercenti e direttivo del Distretto Urbano del Commercio, dovrebbe entrare in vigore prima dell’estate: nel mezzo alcuni passaggi istituzionali fondamentali, il primo dei quali in Regione Lombardia la prossima settimana, seguito da quello con la Soprintendenza e dalla necessaria approvazione di Giunta e Consiglio comunale.

Il provvedimento interviene sostanzialmente in due ambiti. Il primo riguarda tutta l’area del DUC, da città alta e i borghi fino al centro, Borgo Canale, via Quarenghi e viale Papa Giovanni: la parola d’ordine è “tutela del decoro” e le indicazioni per i commercianti di queste zone sono quelle di avere facciata, ingresso, vetrine e saracinesche in armonia con lo stile architettonico dell’edificio e di quelli circostanti, avere interni illuminati e vetrine utilizzate per l’esposizione del servizio offerto e non come deposito merce o appoggio scaffalature.

Indicazioni non solo per le nuove aperture ma che avranno anche valore retroattivo: gli esercizi già attivi avranno tre mesi di tempo dall’entrata in vigore per adeguarsi alle direttive.

Il secondo ambito di applicazione insiste solamente su città alta ed è quello che prende proprio alla lettera la legge Franceschini: l’amministrazione ha così selezionato una serie di categorie merceologiche che non potranno trovare spazio, dai sexy shop (nella foto un pesce d’aprile del 2015 in via Colleoni) ai distributori automatici di cibi e bevande, dai fast food, le friggitorie, le rosticcerie, i self service e le tavole calde con posti a sedere ma senza servizio al tavolo alle paninoteche e pizzerie d’asporto, fino ai centri benessere e della cura per il corpo ad eccezione di estetisti con servizi di manicure e pedicure.

Una procedura “ad excludendum”, con circa 64 categorie merceologiche ammesse e sostanzialmente 4 escluse: “È il tentativo di alzare la qualità del commercio, dal punto di vista del decoro e della tipologia di prodotto – ha sottolineato il sindaco e assessore al Commercio Giorgio Gori – Vogliamo tutelare e valorizzare borghi e luoghi storici della città, accogliendo con piacere i turisti che sempre più numerosi riconoscono la bellezza di Bergamo ma evitando che la pressione turistica snaturi i nostri luoghi più significativi. È un intervento che andrebbe anche a favore dei residenti, fermando il proliferare di attività a nostro avviso poco in linea con il contesto”.

Qualora non ci fossero intoppi a livello burocratico, il provvedimento entrerebbe in vigore con carattere sperimentale per 18 mesi: un modo per testarlo sul campo e per poter apportare in corsa gli aggiustamenti necessari.

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